I persuasori occulti, come nasce la percezione del rischio. Dalla malasanità agli stranieri

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Le probabilità di un avvento avverso sotto i ferri di un chirurgo sono assai modeste, eppure la decisione di sottoporsi ad un intervento è spesso frutto di una laboriosa meditazione e c’è chi preferisce non entrare in sala operatoria, succeda quel che deve. Meglio correre il rischio che la malattia provochi conseguenze serie piuttosto che mettersi nelle mani di un chirurgo. La percezione del rischio è alta. Per quale ragione? L’ipotesi più attendibile induce a indagare sul ruolo o la responsabilità dei media. Ogni evento avverso finisce sui giornali perché i casi di mala sanità sono sempre più frequenti. Sono aumentati gli errori commessi dai medici? No, è aumentato il numero delle inchieste della magistratura, perciò l’evento avverso va in pagina di cronaca, nera o giudiziaria, talvolta sulla cronaca politica (se viene chiamato in causa il managment sanitario, scelto dalla politica). La percezione del rischio va di pari passo con la gerarchia delle paure, che si realizza attraverso la comunicazione. Che tuttavia non nasce necessariamente nelle redazioni. E’ vero che fa notizia la mala sanità, è anche vero che l’episodio “incriminato” arriva in prima pagina talvolta senza alcun motivo plausibile: basta un sospetto perché si crei il caso. Ci sono altre “aree” perennemente a rischio a causa della comunicazione. L’allarme sociale è alto quando si verifica una rapina in casa o in un esercizio pubblico, anche se il numero degli eventi avversi (morte della vittima) è estremamente basso.

Il reato commesso da un extracomunitario, o un uomo di colore (clandestino o regolare), riceve un trattamento mediatico diverso. Fa notizia e rimane in cronaca, perché capita che l’evento venga enfatizzato dalla politica. Ogni episodio è buono per addebitare ai cosiddetti “buonisti”, che agiscono sotto l’egida di uno schieramento politico, la responsabilità dell’accaduto. Se lo straniero fosse rimasto a casa sua, questo il nocciolo della questione, l’episodio non si sarebbe verificato. La paura del diverso ha fatto la storia dell’umanità e c’è sempre stato chi ne ha fatto uno strumento di lotta politica. In molti paesi europei, dall’Austria alla Slovenia o l’Ungheria, oltre che naturalmente, l’Italia, vengono premiati i partiti che sostengono il respingimento – a mare e in terra – degli stranieri. I dividendi politici dell’intolleranza sono molto più alti della lotta al crimine organizzato. A nessuno viene in mente di sposare una campagna contro le strade e le auto insicure, ed a favore del trasporto su binari. Una rete ferroviaria capillare avrebbe ottenuto maggior successo dell’appesantimento dei reati del codice della strada. Chi causa un incidente stradale dolosamente finisce sul banco degli imputati per omicidio. Ma il numero delle vittime della strada non è affatto diminuito. Se circolassero meno veicoli, invece, grazie ad una buona rete ferroviaria, gli incidenti diminuirebbero fisiologicamente. Le grandi opere per migliorare il trasporto su gomma hanno molti santi protettori e non c’è un partito politico o un leader che si batta con foga perché il trasporto pubblico subisca una svolta a favore dei mezzi più sicuri. Gli stranieri non ammazzano nessuno, le macchine sì. Eppure la paura del diverso regala messe di consensi a chi l’instilla, e perciò la percezione del rischio, diviene sempre più alta. Spezzare il circolo vizioso fra paura e dividendi politici è di fatto impossibile.

Una politica di accoglienza e integrazione rischia di fare sparire un partito, una politica di respingimento invece fa triplicare i consensi. Le questioni legate alla sicurezza sono le più utilizzate dalla politica. La percezione d’insicurezza crea allarme sociale, a prescindere dai numeri reatio, vittime ecc. Non è affatto vero, per fare un solo esempio, che i delitti sono aumentati, ed i reati in genere, eppure il livello d’insicurezza si è alzato esponenzialmente. Quando la politica influenza la comunicazione i dati obiettivi non contano niente o quasi. Essa parte avvantaggiata dal fatto che un evento avverso fa notizia mentre non si dedica spazio – sui media – agli eventi positivi: l’ospedale che funziona, un’amministrazione che fa il suo dovere, il treno che non deraglia eccetera.

In conclusione subiamo il condizionamento di coloro che , per interesse di parte, ci inducono ad avere paura di ciò che ci fa rischiare di meno, e a non preoccuparci, invece, di ciò che può causare il nostro danno.

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