Da Berlusconi a Rousseau, il Contratto come il Santo Graal

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IL Contratto di governo lo propose Silvio Berlusconi per primo, fu sottoscritto a Porta a Porta davanti ad un notaio molto speciale, Bruno Vespa. E il Cav vinse le elezioni. Gli italiani ci cedettero. Vespa se la rideva, aveva trovato la chiave giusta per il suo “diario” politico, fonte di tante soddisfazioni. Di quel contratto nessuno sa niente, con l’eccezione di due argomenti, cui gli italiani sono assai affezionati, le tasse e il lavoro. Flop totale su entrambi i versanti. L’occupazione non crebbe, a dispetto del contratto che aveva promesso un milione di posti di lavoro, e le tasse non ebbero alcuna inversione di tendenza: alte erano ed alte restarono.

Nelle campagne elettorali successive né il Cav nè altri osarono dissotterrare il Contratto, sarebbe stato un grosso rischio. Nessuno avrebbe creduto alla palingenesi notarile. Anche il Cav si rese conto, tra l’altro, che una cosa è governare ed un’altra contrattare. Quando si stipula, le parti possono impegnarsi in nome proprio e, talvolta, per conto terzi, quando si governa i soggetti che detengono poteri – di fare o non fare – sono tanti.

Il M5S, invece, crede nel Contratto di governo. Per fede? Per ideologia? Perché l’efficacia comunicazionale del contratto è assicurata? Forse c’è di mezzo Jan Jacques Rousseau, il grande filosofo francese. Non la piattaforma che accoglie gli iscritti e permette loro di esercitare la democrazia in tempo reale, sotto la vigilanza del “garante” Casaleggio Junior, ma il “contratto sociale” di Rousseau, ispiratore di filosofie di governo che promettono felicità e benessere.

Nella Costituzione italiana il contratto sociale di Rousseau viene accolto in buona parte. Gli italiani lo sottoscrivono alla nascita e sono tenuti a rispettarlo anche, e soprattutto, quando assumono ruoli di rappresentanza popolare.

Il contratto di governo è una utopia, che può trasformarsi in bugia o imbroglio. Non basta, infatti, cambiare nome ad un programma (di governo) per mitridatizzarne i contenuti, trasformandoli in fatti. Chi lo propone sa bene che non è nelle sue corde assicurarne il rispetto. I provvedimenti del governo, le deliberazioni del Parlamento, le scelte dei Ministri devono fare i conti con una soggetti politici, sociali, economici ecc, che non possono essere ignorati. Il Contratto può diventare carta straccia se la “piazza”, il popolo lo respinge. E’ vero che si tratta di un evento virtuale, ma è altrettanto vero che esistono, per esempio la concertazione con i sindacati, la direttiva dell’Unione Europea ecc., le leggi di mercato, la finanza internazionale, i patti sovranazionali, che limitano fortemente la sovranità del governo.

Eppure, la formazione del nuovo governo, oggi, potrebbe dipendere dalla stipula del Contratto . Il Presidente della Repubblica ha affidato al Presidente della Camera, Fico, l’incarico di saggiare la, possibilità di una intesa fra M5S e PD. E il leader designato dai 5 Stelle, Di Maio, avverte che l’intesa potrà trovarsi solo se l’altra parte sottoscriverà il suo Contratto.

Immaginiamo che il PD accetti l’idea del Contratto. Ove così fosse, nascerebbe una…contrattazione e non la firma, sic et simpliciter, del Contratto proposto unilateralmente. Campa cavallo…

 

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