Misteriose coincidenze: Zamparini e Corini a Palermo, primo tonfo rosanero

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Il puzzle delle casualità compone l’immagine dell’esistente, ma non lo spiega. Lascia a tutti noi la voglia di capire, cercando l’inizio di tutte le cose. Una fatica inutile, perché il fiume della vita non ha inizio con la nostra nascita, ma con la nascita del mondo.

Chi si spinge avanti, a cercare virtute e canoscenza, rischia di smarrirsi, ma svolge un compito prezioso: ci fa compiere più velocemente quei passi che servono per vivere con consapevolezza la nostra esistenza.

Confesso che queste considerazioni, che fanno volare alto, sono state suscitate da episodi di modestissimo rilievo, la cui rivelazione mi fa correre il rischio del ridicolo. Ma preferisco correrlo confidando nell’indulgenza dei lettori piuttosto che starmene zitto. Sono le piccole cose che talvolta ci interrogano e aprono orizzonti impensabili su ciò che giudichiamo meritevoli di speculazione.

Il fatto è questo (e per favore evitate di giudicare con il vostro metro il tifoso che è in me): il Palermo ha conosciuto l’onta della sconfitta per mano del Novara. Una brutta prova dei rosanero: il povero Tedino, allenatore del Palermo, era affranto. Quando la telecamera lo inquadrava in primo piano, le sopracciglia erano così in alto che nascondevano la fronte, pure spaziosa. La prova della sua disperazione? La necessità di portare in panchina i suoi pezzi più pregiati, in cattiva giornata: Nestorovski e Coronado.

Avrebbe dovuto essere la giornata in cui i rosanero potevano spiccare il volo. C’era un clima di ottimismo, Maurizio Zamparini aveva avuto l’audacia di atterrare a Punta Raisi e raggiungere Tedino e i suoi per il fervorino pre partita e la notizia, l’ennesima, che il Palermo cambierà proprietà entro la fine dell’anno.

E’ atterrato all’aeroporto di Palermo, altra circostanza fatale, il “grande” Eugenio Corini, un ex che evoca il Palermo dei giorni migliori. Lo scorso anno il geniale centrocampista ebbe la ventura di passeggiare al Barbera sui carboni ardenti, richiamato da Zamparini, e di anticipare il suo ritorno a casa a causa delle burrascose relazioni con il “patron”

Bene, mettiamo insieme i due episodi: Zamparini che torna a Palermo, dopo mesi di assenza (anche per via dei manifesti dei tifosi inferociti, con la scritta “vattene”), e Corini che mette piede nella città che più lo ama (ha ricevuto meritati applausi dai pochi spettatori del Barbera). Le due “presenze” hanno influito sulla peggiore prestazione del Palermo di questa stagione? La risposta della ragione è negativa, impossibile. Ma qualcosa, come un tarlo, ci induce a pensare e ripensare a che cosa sarebbe accaduto se Zamparini fosse rimasto in Friuli, e se non fosse stato Corini a guidare il Novara, cioè colui che più di ogni altro avrebbe meritato di prendersi una rivincita al Barbera.

Parentesi chiusa, abbandoniamo la cabala. Ognuno pensi quel che vuole. Torniamo alle cose serie, alla necessità di guardare il mondo così com’è, senza tentare di incollare i mattoncini del puzzle che esso sottende. Prendiamoci quel che viene, imparando dalle sconfitte a rialzarci. Non importa il risultato, ma la volontà e la tenacia. Prima o poi verremo premiati. E se non è così, crediamoci lo stesso.

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