Addio a Moschin, “Amici miei” ve ne siete andati tutti, ed abbiamo il magone

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HHPGastone Moschin era un sopravvissuto, l’ultimo dei protagonisti viventi del film di Mario Monicelli, Amici miei. Quello si che era un cast stellare:(Ugo Tognazzi, Gastone Moschin , Philippe Noiret,  Adolfo Celi).E’ come se fosse scomparsa un’epoca, non solo un attore intelligente e poliedrico. Un disco, un film scolpiscono un tempo, gli conferiscono caratteristiche che magari non hanno, stabiliscono confini, suscitano ricordi ed emozioni per una intera esistenza, perché ad essi associamo episodi della nostra vita. Ma, ed è questo che ne segnala il pregio, li associamo a eventi lieti.

Amici miei non fu solo un film, ma una saga (c’è stato il sequel), la fotografia di un’Italia che cercava di aggrapparsi alla goliardia, spazzata via dal 68 e dalla meglio gioventù, impegnata a cambiare il mondo. Regalava risate, conferiva intelligenza alle goliardate, spessore alle bischerate. A compiere i misfatti non erano giovinastri, ma professionisti plaudati, che nella vita normale svolgevano compiti delicati (uno di loro era chirurgo, un altro architetto ecc).

Come dimenticare la geniale gag del treno, gli schiaffoni appioppati ai passeggeri che si affacciavano dal finestrino per salutare i propri cari e venivano colpiti dalla banda di bischeri in doppio petto. E la beffa della Torre di Pisa? Una squadra di operai che sbarca nei paraggi con il compito di raddrizzare la torre tra gli sguardi perplessi della gente.

Altri tempi, oggi un film così non sarebbe apprezzato. C’è un esercito di intellettuali che se ne sta alla finestra, impegnata a spaccare il pelo in quattro, ed un altro esercito che si danna l’anima senza sporcarsi le mani, pronta a censire sbagli e torti altrui. Lo chiameremmo “disimpegno” inconscio. E quel che è peggio, non ride più nessuno, l’ironia è un esercizio che desta sospetto.

Lo stesso Mario Monicelli, che aveva ben salde le sue idee politiche, un poco si teneva lontano da “Amici miei”, pensava che quei suoi film fossero sopravvalutati e poco ci mancava che non ne riconoscesse la paternità. Pensava di non fare il suo dovere di intellettuale impegnato, di avere tradito la sua parte politica, assegnando alla sua creatività compiti che non avrebbero aiutato la società a crescere. Si sbagliava, Amici miei, futile e divertente filmetto, ha aiutato milioni di persone a farsi una sacrosanta risata, non soltanto vedendo la pellicola, ma ricordandone, tante volte, le imperdibili bischerate dei protagonisti.

“Amici miei” ve ne siete andati tutti, ed abbiamo il magone. Se potessimo, vi faremmo resuscitare. Per fortuna c’è il cinema che vi regala l’eternità. Continuate a vivere per gli altri, ogni volta, regalando altre risate di cuore. Grazie davvero…

 

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