Onore al cannolo siciliano dileggiato nella terra dei Nobel, è patrimonio dell’umanità

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Il cannolo dileggiato, usato come icona della mafia, è così demenziale da contagiare la stupidità che emana a piene mani anche fra coloro che s’indignano. Il dolce siciliano per antonomasia, insieme alla cassata, merita di diventare patrimonio dell’umanità, come l’Opera dei pupi. La semplicità apparente della sua confezione nasconde i suoi mille modi di essere. Il cannolo di Nicosia è diverso da quello di Noto, ma entrambi raggiungono l’eccellenza, perché la ricotta può essere maneggiata in tanti modi, richiede maestria, talento, esperienza, una materia prima nativa. Se il cannolo siciliano viene confezionato fuori dalla  Isola, con ingredienti diversi da quelli autoctoni, il suo sapore è diverso. Può anche risultare gradevole, ma non può nascondere la sua “esterofilia”.

Affibbiare ai mammasantissima il marchio degli intenditori del cannolo è come assegnare il premio Nobel della letteratura a uno scribacchino che danza sulla tastiera di un computer per proporre il suo pezzo al mondo digitale in attesa della sua opera magistrale.

Del pari, prendersela con i norvegesi per la clamorosa gaffe – il cannolo ritirato dal commercio e giudicato mafioso – è ingiusto, altrettanto stupido. Le responsabilità sulla cattiva immagine del cannolo sono siciliane. Al pari della coppola, a lungo considerata simbolo di prepotenza e malandrineria. Per fortuna il copricapo siciliano sta conoscendo il suo momento di gloria, e non viene più accusato di mafioseria anche quando viene indossato “storto”(grazie a Dolce e Gabbana).

Abbiamo la memoria corta. Tutto parte da quella guantiera di cannoli che un solerte barman offriva a Palazzo d’Orleans, per consuetudine, al Presidente della Regione pro tempore, Totò Cuffaro, ogni volta che Cuffaro aveva ospiti.

Credendo che il governatore fosse scampato ad un pericolo – aveva invece subito una condanna per favoreggiamento – il barman servì i cannoli, che Cuffaro (incolpevole, ma goloso) ebbe il torto di gustare e i fotografi di ritrarre.

Le immagini di quel momento lieto, la degustazione dei cannoli allevia i dispiaceri, furono immortalate dai media. E nei giorni successivi vennero organizzate camminate e manifestazioni che vedevano la guantiera del cannolo sfilare in testa ai cortei.

Che cosa volete che ne sappiano i norvegesi dei nostri rituali della protesta? C’è andato di mezzo il cannolo, incolpevole.

Sarebbe utile, tuttavia, che si dismettesse l’indignazione, che fa più scrusciu della notizia, nei casi in cui la mafia venga utilizzata per vendere viaggi e pietanze. L’effetto di ridondanza provocato dagli indignati fa più danno dell’ignoranza.

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