L’addio di Crocetta a Palazzo d’Orleans, retroscena e sospetti sull’intesa con Renzi

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E’ stato un bluff pianificato con accortezza oppure una decisione meditata? Il risultato di una rozza pattuizione o un gesto di responsabilità? Ha prevalso l’appartenenza al partito ed all’area politica o il timore di un viaggio nel buio, di una campagna elettorale che ne avrebbe fatto il bersaglio principale? Una calcolata gestione della deterrenza – la discesa in campo con le conseguenze prevedibili per il centrosinistra – oppure l’emersione improvvisa di un groppo in gola, la coscienza di un errore fatale?

A questi interrogativi può rispondere solo lui, Rosario Crocetta. La risposta che cerchiamo non sarà mai quella che ascolteremo o leggeremo in una intervista. Crocetta la offrirà, se ne ha voglia, solo a se stesso la verità.

Potremo capire di più, questo sì, nell’elaborazione delle liste elettorali, sia quelle regionali quanto quelle politiche. L’intesa raggiunta al Nazareno con Matteo Renzi potrebbe contenere un riconoscimento dei meriti acquisiti in questa circostanza. Non ci sarebbe affatto da scandalizzarsi se così fosse, a meno che il “rimborso” per il passo indietro compiuto non risultasse troppo esoso.

Possiamo legittimamente immaginare che l’intesa comprenda anche impegni, assunti dal segretario Renzi, sul conto delle persone vicine a Rosario Crocetta, a cominciare dal senatore Beppe Lumia, che per statuto avrebbe dovuto concludere la lunga incessante attività parlamentare già da tempo. A favore del coinvolgimento di Lumia nel ritiro del governatore c’è il suo ruolo esercitato per il raggiungimento dell’intesa, magari insieme al Presidente della Regione Puglia, Emiliano, il capo corrente della minoranza cui hanno aderito nel recente congresso sia Lumia, quanto Crocetta e il Presidente del Parco dei Nebrodi, Antoci.

Confessiamo, comunque, che non ci aspettavamo, ormai, l’abbandono a pochi giorni dalla presentazione delle candidature dopo almeno tre anni durante i quali, con impressionante frequenza, Rosario Crocetta ha comunicato la sua strenua volontà di rimettere al popolo la scelta di restare o meno a Palazzo d’Orleans.

Il governatore ha sostenuto questa tesi a spada tratta, contro tutto e contro tutti fino a qualche giorno fa, in occasione della conferenza stampa organizzata in un hotel palermitano. Avendo avuto occasione di interpellare persone assai vicine al governatore, abbiamo ricevuto solo conferme: Crocetta fa sul serio, ci è stato detto. Se si è trattato dunque di un bluff, chapeau!, la recita è stata di impareggiabile bravura.

Avremmo invero dovuto cogliere le reali intenzioni di Crocetta quando l’amministratore di Riscossione Sicilia, Fiumefreddo, è tornato sulle sue decisioni, comunicando che avrebbe partecipato, come candidato presidente, all’agone elettorale. Aveva fatto marcia indietro appena qualche giorno prima, sostenendo la sua incompatibilità per poi scoprire di essersi sbagliato. La discesa in campo di Fiumefreddo, in concomitanza con la conferenza stampa di Crocetta, ha imbrogliato le carte, ma bastava essere più lucidi e considerare con attenzione l’impossibilità che Fiumefreddo fosse uno degli sfidanti di Crocetta, per capire dove si sarebbe andati a parare.

Che si fosse aperto uno spiraglio l’abbiamo capito, piuttosto, attraverso le parole del Vice Presidente dell’Ars, Giuseppe Lupo, il quale si è rivolto fiducioso a Crocetto, dicendosi sicuro che sarebbe prevalso il senso di responsabilità.

Ora tutto questo è alle nostre spalle. Il centro sinistra torna competitivo. La strada rimane in salita, ma niente è più scontato. E’ stato smentito, a quanto pare, il tandem di Micari con Antoci, e questo lascia immaginare che sia La Via a stare al fianco del rettore. Per il resto, l’uscita di scena di Crocetta, a nostro avviso, è solo rinviata. Il governatore resta in servizio per altri incarichi pubblici. Su questo non nutriamo alcun dubbio.

 

 

 

 

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