Amato, rieletto Presidente dei medici, candidato per il centrosinistra. Ma c’è Navarra

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Il campo del centrosinistra diventa sempre più ampio tanto da apparire deserto, come ogni landa dalle distanze smisurate. Si fanno febbrili le consultazioni, gli incontri, l’urgenza è diventata emergenza. E’ svolta, non si ci si può più permettere di decidere senza decidere, cambiando ogni giorno le carte in tavola. Resta semmai la prudenza, l’attenzione, il bisogno di proporre un nome senza “bruciarlo”, avere un occhio a Palermo (e Catania), e un altro a Roma, dove la partita siciliana minaccia di oscurare tutto il resto. Basta dare uno sguardo alle testate nazionali: le elezioni di novembre guadagnano ogni giorno sempre più spazio. Sono tutti persuasi, ed era ora, che l’esito del voto isolano eserciterà la sua ombra, benefica o nefasta, sulle successive politiche, che si celebreranno a distanza di pochi mesi.

Se così non fosse Grillo e Casaleggio non avrebbero installato il loro stato maggiore a Palermo e il loro grido di guerra non ospiterebbe la Sicilia come prima tappa del trionfale arrivo ai fori imperiali per la presa di Palazzo Chigi. Marcia su Roma, a partire da Sud, stavolta, ma con condottieri nordisti, come sempre.

Il centrosinistra, del quale ci occupiamo in questa nota, dovrebbe uscire dal tunnel: si è incaprettato da solo finora, fra autocandidature e ricerca del papa straniero, fra opzione civica e politica, apparati regionali e nazionali, ambizioni locali e reverberi romani. La conseguenza? Una paresi facciale, che minacciava la perdita di funzione di ogni arto e la successiva sconfitta-

Pare che nelle ultime ore stiano venendo allo scoperto i nomi “veri”, coloro che possono aspirare a rappresentare la variegata e sconfinata area politica del centrosinistra, che va dalla sinistra antagonista ai centristi di D’Alia e, forse, perfino Alfano.

La posta in palio, altissima, ha fatto compiere passi indietro a candidati che avevano manifestato la legittima volontà di scendere in campo, come Davide Faraone e Giuseppe Lupo. L’Egizio deve sacrificarsi sull’altare delle priorità di Matteo Renzi, che ha bisogno di vincere in Sicilia. Il secondo sconta la recente rottura fra Dario Franceschini e il segretario, che non può essere aggiustata nemmeno da Leoluca Orlando, possibile padrino della investitura Lupo, ma ancora leader “locale” e quindi debole oltre lo Stretto.

Ecco perché, tolti di mezzo questi nomi, sono due le operazioni da portare a termine: l’individuazione del candidato civico e l’uscita di scena di Rosario Crocetta.

Sono arrivati sulla stampa i nomi del rettore Università di Palermo, Micari, e del Presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo ed Enna, Toti Amato. Ma è maturata anche, autonomamente, la candidatura dell’editore Ottavio Navarra.

Nessuno crede che Micari accetti di confrontarsi con il suo predecessore, Lagalla. Restano Amato e Navarra. Il primo è reduce di un successo: è stato rieletto (per la quarta volta) Presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo, ed è il più longevo dei professionisti siciliani al vertice di un Ordine, Ente, ecc. Vanta un buon rapporto con Davide Faraone e viene accreditato di una qualità rara: essere rimasto fuori da ogni apparato politico, nonostante l’esperienza di “governo” dell’Ordine. Pare che gli tocchi di sperimentare la full immersion della vigilia elettorale, con le sue turbolenze, umori cangianti, trasformismi, moniti e avvertimenti.

Sullo stesso lato della barricata, ma fino a un certo punto, si trova Ottavio Navarra. Anche lui esterno, civico e “social”, per la versatilità nell’uso delle macchine digitali, ma con un passato parlamentare breve ma utile per le buone relazioni intraprese in un’area ancora sprovvista di rappresentanza elettorale, la sinistra. Navarra è un “sacerdote” laico della sinistra, Amato un assertore laico del centrosinistra, moderato e dialogante. Navarra è un uomo di indomabili passioni politiche, Amato è un disincantato amministratore della realtà, qualità che gli ha regalato la longevità al vertice della potente organizzazione dei medici siciliani.

Abbiamo l’impressione che saranno loro a giocarsi la partita vera, specie se Rosario Crocetta otterrà un tfr politico congruo, facendosi da parte.

 

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