Sul viale del tramonto l’Ars dei 90. Regole vetuste, tappeti rossi e..

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Intervenendo in Aula a Palazzo Madama sulla normativa che regola la rilevazione delle presenze dei parlamentari il senatore Carlo Giovanardi (GAL), si è lamentato della disparità di trattamento fra i membri del Consiglio di Presidenza e il resto dei senatori. “Non è possibile che i senatori siano vincolati a tali regole, ha sostenuto, (“con l’amaro in bocca”), “mentre i componenti del Consiglio di Presidenza o i membri del Governo non lo siano, perché alcuni devono esercitare un giusto obbligo di presenza, altri invece non hanno tale obbligo e non si capisce perché, visto che l’organo deve funzionare con i voti di tutti. “

Giovanardi ha parlato dopo una relazione del Presidente Grasso sul regolamento, che affrontava la necessità di “non permettere forme surrettizie di degenerazione, lasciando ad indici di verifica aleatori la puntuale sanzionabilità di abusi o condotte elusive, che sottraggono al principio della trasparenza e della responsabilità comportamenti palesemente impropri.”

La presenza retribuita degli assenti non è, una questione peculiare dell’Assemblea regionale sicilia, ma un tema di volta in volta dibattuto, in ogni assemblea legislativa (non solo al Senato della Repubblica). Rappresentare pertanto come un privilegio siciliano, ancora una volta icona dello statuto speciale usato a sproposito ed abusato, contribuisce a disegnare, a prescindere da torti e ragioni, una immagine degradata del Parlamento regionale e una classe dirigente appostata sulla trincea dei propri interessi e null’altro. In più impedisce di prestare adeguata attenzione a temi e questioni che hanno un peso ben più devastante di quanto non lo siano le norme del regolamento d’aula o l’asticella delle indennità parlamentari e della diaria.

Gli odiatori, insomma, finiscono con il fare il gioco degli odiati (talvolta senza colpa), esercitando il loro bisogno di giustizia e buonsenso su episodi di modesto rilievo.

L’argomento – presenza retribuita degli assenti – è stato appena sollevato con indubbia puntualità da La Repubblica, che ha messo in guardia dai privilegi che il regolamento concede ai deputati regionali ma, come capita ormai da tempo immemorabile, l’insularità delle argomentazioni– cioè la consuetudine a considerare la Sicilia un mondo a sé – impedisce di fare chiarezza sui reali privilegi e sulle orribili nefandezze che hanno finora provocato il declino – culturale, economico, sociale ecc – della Sicilia.

Una legge sbagliata, per esempio, costa più cara di venti anni di indennità parlamentare o cinquanta anni di presenze-assenti retribuite. La competenza e la rappresentanza del bene comune vale molto di più della diaria da riformare.

E’ vero che moralmente mettersi in tasca una diaria spropositata vale quanto il danno fatto all’erario da una legge sbagliata, ma omettere, per esempio, il fatto che il regolamento dell’Ars sia pressocché identico a quello del senato, induce a considerazioni errate e fuorvianti.

Se un deputato su tre intasca le indennità di presenza anche quando è assente, vuol dire che una prassi antica e ancora intoccabile, non solo siciliana, lo permette. Niente vieta che questa prassi venga ritoccata o cancellata, naturalmente. Quindi affrontare l’argomento è doveroso.

Il regolamento peraltro offre paradossi sui quali si è avuto altre volte occasione di riflettere. Per mezzo secolo i bilanci interni dell’Ars sono stati discussi ed approvati in assenza di deputati in Aula ed ogni volta ci si è chiesto come ciò potesse accadere dato che le sedute d’aula sono valide se c’è la metà più uno dei deoutati presenti.

Ebbene, esiste l’aberrante presunzione di presenza. Se cioè nessuno chiede la conta dei presenti, si presume che ci siano sui banchi di Sala D’Ercole 46 deputati. Ma non è tutto: la richiesta di contare le presenze deve essere effettuata da almeno cinque deputati, ovviamente presenti in Aula, sicché ove siano solo quattro la verifica non si può fare. Ed ecco che si spiega per quale ragione, con puntualità sospetta, in altri tempi, il bilancio interno dell’Ars, assai generoso in passato con gli abitanti di Palazzo dei Normanni, sia stato approvato da un’Aula deserta.

Chi crede che le opposizioni subissero un sopruso però si sbaglia. Avessero voluto esercitare il dissenso l’avrebbero potuto fare, ma hanno quasi sempre deciso di far finta di niente, patteggiando alla vigilia le scelte del documento finanziario.

Le cose stanno così, ed è inutile arricciare il naso.

Rispetto a quel che è accaduto, oggi è paradiso, insomma. E questo spiega per quale ragione il Presidente dell’Ars, che crede di avere fatto la rivoluzione, non riesca a digerire critiche aspre e, talvolta, ingenerose.

Sia sui vitalizi quanto sulla diaria (le assenze retribuite), l’Ars può dettare norme che potrebbero cancellare, con un colpo d’ala, in mezza giornata, tant anacronistiche sopravvivenze. Il Consiglio di Presidenza e l’Aula sono padroni del loro destino.

Giovanni Ardizzone, pochi giorni or sono, propose di modificare il regolamento e regalare alla prossima legislatura una normativa d’avanguardia, moderna e “svezzata”. Naturalmente, la proposta è caduta nel dimenticatoio.

 

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