Affaire Mistral-Poste Italiane. “Mi Manda Rai 3” indaga su collegamenti con Lampedusa

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Se usate un’applicazione che vi permette di seguire il volo degli aerei durante le tratte loro assegnate, sapete che almeno la prima volta la vista di un nugolo di aeromobili che viaggiano sulla stessa area mette in apprensione. Nello stesso luogo e nello stesso istante ci sono più aerei. L’applicazione non vi dà l’altezza, li mostra tutti insieme. E’ un tuffo al cuore.

Succede la stessa cosa a terra, chi noleggia un aereo e lo vuole mettere a reddito deve osservare una serie di regole, che non sono solo quelle tecniche, finanziarie, procedurali che presidiano la sicurezza del volo e dei passeggeri, ma quelle non scritte, altrettanto onerose, che permettono la sopravvivenza di chi si avventura nel mondo del trasporto aereo.

Accanto agli enti istituzionali, ci sono, presenze ingombranti con cui bisogna fare i conti, che decidono della vita e della morte dei partner che di volta in volta scelgono di avere al loro fianco. E’ il mercato, direte. Ed avete ragione. Niente di strano, ma il fatto è che il mercato dispiega tutte le sue potenzialità su milioni di persone che pagano per andare da un posto all’altro – per lavoro o per puro divertimento – con mezzi che s’impossessano della loro esistenza per un tratto – lungo o breve – e su migliaia di imprenditori, piccoli e piccolissimi, che investono un sacco di quattrini, confidando nella buona sorte e, naturalmente, sui favori del mercato.

In questo contesto operano, naturalmente, anche tour operator siciliani, che – fatta qualche eccezione – non hanno gran voce in capitolo e che, quindi, sono nelle mani di grandi cetacei che navigano sugli oceani creando, a causa della loro stazza, al loro passaggio, turbolenze in mare e perfino a terra. Per questa ragione, ma non solo, sono tanti i tentativi, falliti, di tenere in piedi, anzi in cielo, aerei siciliani.

“Mi manda Rai 3” ha provato a scandagliare il fondo di questo mare infido, in cui nuotano squali e pesci piccoli, nella puntata di mercoledi mattina, chiamando a discolparsi delle accuse rivolte da alcuni passeggeri, un tour operator siciliano, accusato di non avere restituito i quattrini ad un gruppo di passeggeri che avevano acquistato un volo per raggiungere dal Nord Italia, Lampedusa. Il confronto fra le parti si è risolto senza drammi, ma ciò che è venuto in superficie, grazie a questa querelle, tutto sommato di ordinaria amministrazione, è la condizione in cui operano i pesci piccoli, anche quando svolgono un servizio pubblico di grande rilevanza, qual è, indubbiamente, il collegamento con l’Isola di Lampedusa, diventata l’icona di migrazioni forzate, violenze e di ingiustizie.

Il tour operator palermitano non si è solo difeso dalle accuse, com’era suo dovere fare, ma è passato al contrattacco, rivelando di avere intrapreso una strada insolita, il ricorso all’autorità giudiziaria per le vessazioni che, a suo dire, avrebbe subito durante l’attività svolta.

Ma fin qui si tratterebbe soltanto di un match fra pesci piccoli e colossi del trasporto aereo. C’è dell’altro: al centro del contenzioso si troverebbe nientemeno che Poste Italiane, proprietaria, attraverso la Compagnia Mistral, di un aereo, utilizzato per i collegamenti con Lampedusa.

Mistral appartiene ad un’azienda pubblica e, perciò, dovrebbe osservare, per quanto ne sappiamo, le regole di trasparenza e di buona amministrazione che sono imposte ai soggetti che utilizzano il denaro dei contribuenti.

Secondo Officine del Turismo – Tourgest, siciliana di Palermo, Mistral avrebbe commesso degli errori, a causa dei quali è stata denunciata all’autorità giudiziaria per false comunicazioni e diffamazione, e il suo broker di fiducia, la londinese Air Partner, per interruzione di pubblico servizio (causa dell’inconveniente lamentato da alcuni passeggeri a “Mi manda Rai 3”). E’ lecito prevedere che i magistrati, incaricati di far luce sulla vicenda, si interessino del rispetto delle regole d’ingaggio osservate dalle parti e chiedano, per esempio, a Mistral con quel procedure e sulla base di quali criteri si siano affidati ad Air-Partner, piuttosto che ad altri broker, e per quale ragione, dall’oggi al domani, stando al racconto di Officine-Tourgest, è stato chiesto ad un tour operator una cauzione di 200 mila euro da versare in ventiquattro ore, pena la sospensione dei voli. C’è di più: in tre anni Mistral avrebbe ripianato le perdite contratte da un altro broker Trawel Fly, scelto dalla Compagnia di Poste Italiane, per ben dodici milioni di euro, broker con cui Officine ha dovuto avere a che fare.

Magari le cose stanno diversamente da come sono raccontate, e Mistral le spiegherà, ma a prima vista, pare di assistere, a proposito della richieste di denaro a tamburo battente, ad uno di quei film western americani, in cui nel saloon entra un pistolero che, armi in pugno, impone al barista di versare nella sua sacca, già pronta per l’uso, l’incasso della giornata. Che cosa può fare la vittima se non ubbidire e svuotare il cassetto, povero di grosse taglie?

E lo sceriffo? Il tour operator siciliano vuole anche sapere che fa, mentre si svolge la presunta dazione? Beve in fondo al bar, non si accorge di niente? Fuor di metafora, Officine del turismo, oltre che chiedere lumi, attraverso il giudice, sulla trasparenza dei comportamenti di Mistral-Poste Italiane, vorrebbe avere notizie sull’Enac, cui compete di vigilare e sorvegliare i comportamenti, anomali e non, del trasporto aereo in Italia.

Gli sviluppi di questa storia potrebbero essere assai interessanti e, magari, portare maggiore serenità nel settore del trasporto aereo, diventato il grande business del nostro tempo.

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