Caso d’Ali. “Socialmente pericoloso”, si ritira da candidato sindaco. Vulnus o giusta prevenzione?

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Quando il senatore Antonio D’Alì’ ha ricevuto notizia del grave provvedimento preso nei suoi confronti, la richiesta di soggiorno obbligato dalla parte della DDA, ha scelto di abbandonare la campagna elettorale nella quale si stava misurando con i suoi avversari come candidato sindaco a Trapani.

Il senatore di Forza Italia, ancora a caldo, ha detto di ritenersi vittima di una persecuzione ma ha anche aggiunto, opportunamente, che non se la sentiva affatto di mantenere in piedi la sua candidatura. “”Già, io sarei ‘socialmente  pericoloso’ – ha spiegato- Per mia sventura io sono solamente  ‘politicamente da abbattere'”.

“Torno amareggiato a Roma  per onorare come di consueto il mandato parlamentare, poiché ritengo  che, pure essendo stato assolto da ogni accusa anche in appello, non  potrei condurre le opportune iniziative con questo carico di infamia  scaricatomi addosso”.

E’ assai probabile che il provvedimento della DDA, per le implicazioni che ha avuto, divenga un caso, e finisca con l’attraversare lo Stretto. L’episodio, tuttavia, merita qualche considerazione perché avviene all’indomani di un altro provvedimento, di natura opposta, emesso dalla magistratura a Palermo. Il Gup, Nicola Aiello, ha nella prima udienza del processo per le firme false, rinviando il dibattimento, ha annunciato che la sentenza sarà emessa soltanto dopo l’11 giugno, quando le urne sono state aperte, e non influenzeranno pertanto l’esito del voto che vede 14 imputati, alcun dei quali parlamentari, nazionale e regionali.

La DDA ha invece ritenuto che il provvedimento di sua competenza non potesse essere ritardato. A ragione o a torto? Chi non fa il mestiere di giudice non può rispondere a cuor leggero, anche perché non possiede le informazioni e le competenze utili per il giudizio. Ci sono tra l’altro buoni motivi per sostenere un rinvio della decisione e buoni motivi per sostenere l’esatto contrario. Nel primo caso, si deve avere riguardo all’abbandono della campagna elettorale di un candidato sindaco, decisione inevitabile, che impedisce ai cittadini elettori di esprimere il suo consenso o dissenso. Quindi, un vulnus alla democrazia, non c’è dubbio.

Nel secondo caso, la tempestività del provvedimento, evita che un candidato “socialmente pericoloso” venga eletto primo cittadino di Trapani, la qualcosa costituirebbe un obiettivo danno per i cittadini elettori e gli altri, quelli che non hanno ancora l’età per votare. Avranno fatto questo ragionamento i componenti della DDA o non se lo sono posti nemmeno il problema, limitandosi a farsi una opinione sulla base degli indizi e delle prove a loro disposizione? In ogni caso, il provvedimento non toglie di mezzo d’Alì, il quale resta senatore della Repubblica, al suo posto. Strano, ma vero.

Difficile, anche in questo caso, sostituirsi ai giudici. L’unica discriminante è costituita dal fatto che il rinvio non avrebbe provocato una interferenza nel voto e che la decisione non è stata assunta democraticamente, ma da servitori dello Stato. Che però, rispetto ai cittadini elettori, hanno tutto ciò che serve per decidere, a differenza dei cittadini elettori.

Quando queste interferenza non accadranno, sarà tutto di guadagnato. Questo è ovvio.

 

 

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