Firme false, sentenza dopo il voto. Lezione di stile del GUP Nicola Aiello

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Il Palazzo di Giustizia di Palermo registra un atto di responsabilità giudiziaria di particolare rilevanza: il Gup Nicola Aiello ha comunicato alle parti, nell’udienza preliminare del processo che vede 14 imputati per le presunte firme false, l’intenzione di emanare la sentenza soltanto dopo il responso delle urne. Il magistrato ha ricordato che alcuni degli imputati sono personalità di rilievo politico, tra l’altro parlamentari nazionali e regionali, tutti del Movimento 5 Stelle. Nicola Aiello avrebbe potuto aggiungere altro, che la sentenza avrebbe potuto influenzare l’orientamento del voto, previsto l’11 giugno prossimo, danneggiando o avvantaggiando gli imputati. Ha taciuto sul punto, opportunamente, perché la motivazione è implicita.

La decisione del Gup palermitano è passata inosservata, probabilmente perché non è la prima volta che la magistratura giudicante osserva questa cautela. Però è la prima volta, ed è questo forse l’aspetto rilevante, che un magistrato motivi la sua decisione, legittimandola e segnalando un precedente.

Non troveremmo nel codice di procedura penale alcuna norma che aiuti il giudice ad esercitare il dovere della cautela quando il processo può influenzare fortemente l’opinione pubblica ai fini del risultato elettorale, ed è quindi importante che il magistrato si sia assunta la responsabilità di spiegare la scelta compiuta, senza tacere né accampare altre motivazioni.

Questo principio di prudenza va colto con interesse e dovrebbe costituire un modello di riferimento per i casi, e sono tanti, in cui le indagini della magistratura, più delle stesse sentenze, svolgono oggettivamente una loro funzione, premiale o punitiva, alla vigilia di eventi elettorali o istituzionali.

E’ vero tuttavia che la magistratura inquirente ha tempi e bisogni diversi dalla giudicante, talvolta deve necessariamente emettere provvedimenti urgenti, ma è altrettanto vero che almeno il cosiddetto segreto istruttorio, ormai desueto o quasi, dovrebbe essere osservato in contesti delicati con particolare scrupolo.

L’avviso di garanzia, in particolare, quando è possibile, potrebbe essere reso noto in modo da non turbare il regolare svolgimento dell’attività elettorale e la competizione fra schieramenti politici. E’ capitato peraltro, e non pouò essere diversamente, che l’apertura di una inchiesta dsanneggi l’indagato in modo incontrovertibile, e la sentenza di assoluzione on riesca a cancellare l’aspetto punitivo della diffusione della notizia, dannosa per l’immagine dell’indagato.

L’accusa di una giustizia ad orologeria, il più delle volte, è senza fondamento, perché viene richiamata troppo spesso, ed a sproposito, ma ci sono casi in cui il sospetto è legittimo, e diventa uno strumento prezioso a favore di coloro che non hanno il diritto di utilizzarlo.

La decisione, trasparente, del GUP Nicola Aiello, costituisce perciò una lezione di stile che andrebbe appresa al Palazzo di Giustizia di Palermo e altrove.

 

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