Finanziaria con il bis. Trappole, insidie, intrighi, astuzie di fine legislatura

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La finanziaria bis è finita tra le secche di Palazzo dei Normanni. Non sono sabbie mobili, nelle quali si corre iul pericolo di essere inghiottiti, ma è una palude in cui si incaglia qualunque barca voglia provare a navigare. La palude non fa distinzioni fra provvedimenti utili e inutili, ingiusti e corretti, urgenti o meno. Ferma tutto ciò che prova ad attraversarla, punto e basta. Il fatto che sia identificata con il “bis” fa guadagnare al “fascicolo” l’aspetto della provocazione. Il bis si richiede quando l’esibizione è stata apprezzata e la si vuole riascoltare o rivedere. Ma a Sala d’Ercole i sostenitori della finanziaria, al debutto, non si sapeva dove fossero. Non la difendevano, apertamente, nemmeno quelli che avrebbero dovuto farlo. E gli altri? L’approssimarsi delle urne fa venire meno, se mai ce ne sia in qualche misura, l’interesse pubblico. La priorità viene assegnata alla necessità di fermare il governo, qualunque esso sia, per evitare che utilizzi le sue carte a ridosso del voto popolare. Alla faccia dell’interesse dei cittadini.

I duelli d’aula, chi vuole qualcosa e chi il suo contrario, filtrano all’esterno con difficoltà. Il giudizio dei cittadini, dunque, non si mette insieme sulla base della conoscenza dei fatti. Chi non sopporta più l’andazzo delle cose, dunque, sta con l’opposizione, qualunque cosa il governo proponga o l’assemblea disponga, e chi invece cerca di portare a casa qualche risultato, regala la prima fila a ciò che può produrre maggiori consensi. E’ la democrazia, non c’è che fare. Una brutta bestia, quando a manipolarla sono orde barbariche nell’affannosa ricerca della permanenza dello scanno.

Sono considerazioni populiste, che salgono in superficie, me ne rendo conto perfettamente, e dovrebbero essere taciute, ma nessuno è perfetto. La manfrina della finanziaria bis è insopportabile quanto il narcisismo di alcuni rappresentanti del popolo, e la voglia di dirne di tutti i colori prevale, talvolta, sul buonsenso.

Ora se ciò accade a chi ha grande dimestichezza con le consuetudini del Palazzo, come lo scrivente, figuriamoci che cosa succede a chi ha il problema del giorno dopo. Non c’è bisogno, insomma, di consultare esperti, professori e istituti demoscopici per spiegare la ragione per la quale i guitti potrebbero vincere le elezioni impunemente.

«Bisogna capire quale sia la vera volontà dell’Assemblea regionale, se abbia realmente intenzione di portare avanti il collegato»,commenta, pacatamente il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ai cronisti che gli hanno chiesto della finanziaria bis, giù incardinata in aula ma finita palude. E poi aggiunge, sornione: «E’ chiaro che non posso affrontare un lungo lavoro d’aula, ho impegni istituzionali e amministrativi importanti per la Sicilia e i siciliani. Sono al lavoro – continua con aria affaticata, come se finora al suo posto ci fosse stato un altro, – non possiamo avere sei mesi di campagna elettorale. Bisogna fare le gara d’appalto per le opere finanziate dal Patto per la Sicilia e i bandi europei. Sarebbe assurdo bloccare la ripresa dell’isola perché c’è la campagna elettorale».

Insomma, l’Assemblea mi vorrebbe legare le mani, ma io ho ben altro cui pensare, se la vedano i deputati.

La sveglia per Giovanni Ardizzone?

 

 

 

 

 

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