Non siamo un popolo di riformatori, FI propone marcia indietro sulle province

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“L’ARS si attivi per incardinare quanto prima la discussione del disegno di legge azzurro di riforma delle province, risposta indispensabile per superare una situazione drammatica, frutto della palese incapacità del governo regionale di legiferare secondo buon senso”, lo dichiarano gli onorevoli Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’ARS e Giorgio Assenza.
“La Sicilia deve abolire la riforma Crocetta, che tanti danni sta facendo, prevedendo il ritorno alle province e la titolarità di città metropolitana per Palermo, Catania e Messina, con elezione diretta di sindaci metropolitani, presidenti e organi – proseguono gli esponenti forzisti –. Il nostro disegno di legge, che riduce del 50 per cento i costi degli organi elettivi, è l’unica strada possibile per fare uscire gli enti intermedi dalle sabbie mobili nelle quali oggi stanno affondando e per definire le competenze. Il Parlamento faccia quanto deve, mentre il governo regionale batta i pugni sul tavolo a Roma, per mettere la parola fine a quella rapina che è il prelievo finanziario attuato ogni anno dallo Stato sulla nostra terra, usata da Palazzo Chigi come bancomat”

Ritorno al futuro, dunque. Non siamo un popolo di riformatori. E il guaio è che chi vuole che le cose restino come erano non ha tutti i torti perché il pasticcio che si è combinato in Sicilia non ha eguali in tutto il resto d’Italia. C’è tuttavia un dettaglio, che proprio tale non è, e va osservato attentamente. Le responsabilità dell’inestricabile groviglio costruito attorno alle ex province, compresi i lunghi commissariamenti, non va attribuito solo all’esecutivo, l’Assemblea regionale ha recitato la sua parte, facendo del suo meglio per ingarbugliare le cose. L’organo legislativo ha mostrato riluttanza verso la riforma sin dal primo momento. L’elezione diretta ed il vecchio assetto sono stati vissuti dai deputati, in maggioranza, come uno scippo. Nonostante si trattasse di una nuova opportunità per la Sicilia, di realizzare lo Statuto, che non prevede la presenza delle province. Come si faccia a invocare l’autonomia da una parte, e voltargli le spalle dall’altra, quando c’è da prendere una decisione, è un mistero.

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