Contrordine compagni, la Sicilia non è quella di Tomasi, Pirandello e Sciascia

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Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, sostiene nel suo ultimo libro che “Non c’è più la Sicilia di una volta” (Laterza), e lancia una provocazione: togliamo alla Sicilia la maschera di Pirandello, Tomasi di Lampedusa e Leonardo Sciascia. L’isola non è più quella. E per persuadere i suoi lettori, ascoltatori in questo caso, alla radio ha recentemente ricordato Andrea Camilleri, il quale tra gli altri meriti avrebbe quello di avere contribuito al cambiamento. Come? A cominciare dal commissario Montalbano, che è siciliano ed acciuffa i delinquenti, contrariamente a quanto accadeva al piemontese capitano Bellodi che i delinquenti non li prende, anzi è costretto a lasciare la Sicilia ed arrendersi di fatto ai boss, saggi oltre che prepotenti e crudeli.

A qualcuno è andato di traverso l’invito a dimenticare Sciascia, Pirandello e Tomasi di Lampedusa. Hanno creduto, sbagliando, che lo scrittore avesse fatto una malaparte ai geni della letteratura siciliana. Ma non è così, naturalmente. Savatteri si batte perché la Sicilia venga giudicata per quella che è oggi, e non per come ci viene descritta da scrittori che ne hanno vissuta un’altra, diversa e difficile. In definitiva Savatteri vorrebbe che non pensassimo alla Sicilia come a quella descritta da Pietro Germi in Divorzio all’italiana o Sedotta e abbandonata, tanto per dire.

Sciascia, Tomasi e Pirandello teniamoceli nel cuore e non smettiamo di adularli e ricordarli tutte le volte che ne abbiamo voglia, ma non facciamoci fuorviare e regaliamo all’Isola l’immagine che merita. Con i suoi Montalbano, che fanno giustizia usando anche il buonsenso.

La missione di Savatteri, tuttavia, non può compiersi dall’oggi al domani. La Sicilia dei letterati non può essere posta nel cassetto facilmente, ha permeato per decenni la vita dei siciliani, i quali – questa è la mia personale opinione – hanno accettato di essere così come venivano descritti. Anzi, di più: hanno indossato l’abito suggerito dai letterati. Non è una colpa grave. Adottare una identità è una buona cosa se non se ne ha una solida e riconoscibile. E come volete che ce l’avessero l’identità solida e riconoscibile i siciliani, che ne hanno viste di tutti i colori? Sono passati nell’isola conquistatori e popolani provenienti da tante parti del mondo,e tanti sono rimasti.

La diversità è ricchezza, questo è sicuro, ma confonde le idee. E poi, perché vergognarsi dei siciliani di Pirandello, che saranno uomini senza qualità e però non si fanno dimenticare? Ora si tratta di prendere atto della realtà, nulla di più.

Aiutiamo, dunque, Gaetano Savatteri nell’immane compito di svegliare i siciliani – pardon, è una citazione di Tomasi….- ma anche gli altri, che abitano altrove, mostrando il mondo com’è, senza disamorare i nostri intramontabili Pirandello, Tomasi e Sciascia.

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