Il sospetto. La condanna della Cassazione assolve lo Schettino che c’è in noi

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Ho cercato nel mio archivio ciò che avevo scritto cinque anni fa sul naufragio della Concordia. Mi serviva per tornare sull’argomento all’indomani della condanna definitiva comminata al comandante della Concordia, Franco Schettino. Giustizia è fatta, urlano, pieni di rabbia – del tutto comprensibile – coloro che hanno perso i propri cari nella tragedia. La loro voce entra nelle case degli italiani, che vedono in Schettino l’icona della viltà e, la causa dei loro guai. E’ uno dei sofisticati percorsi che il nostro “io” usa per sentirsi in pace con se steso e assolvere lo Schettino che c’è in tutti noi. A chi non è capitato di fuggire dalle proprie responsabilità? A quanti succede di uscire fuori di testa, per un pò o per sempre, perché la realtà è diventata intollerabile?

Solo l’avvocato dell’ex comandante, ha difeso il suo assistito, a modo suo, toccando un nervo scoperto. “Paga per tutti, ha avvertito, serviva un capro espiatorio come sempre ogni volta che accade una tragedia. E l’abbiamo trovato”.

La giustizia ha emesso il suo verdetto, personalmente ritengo che sul banco degli imputati, a rispondere del naufragio e delle sue terribili conseguenze, ci dovessero essere anche altre persone. Credo altresì che Schettino possa legittimamente addurre qualche motivo per pretendere di spartire con altri le sue responsabilità, magari solo per evitare di passare alla storia come l’icona della viltà in mare.

Feci queste osservazioni il 17 gennaio 2012 su questa testata, le ribadisco integralmente nel giorno in cui Franco Schettino trascorre i suoi primi giorni di condanna in carcere (sedici anni da scontare). Ecco ciò che scrivevo…

Lo scoglio non doveva esserci nel luogo in cui la Concordia ha fatto l’inchino agli abitanti dell’isola del Giglio. L’urto non poteva avere “trafitto” la nave. E non c’era nessuna necessità di lanciare il may day, tutto si sarebbe aggiustato in poco tempo. A poche centinaia di metri – tra l’altro – c’era la costa, in tutta calma i quattromila passeggeri sarebbero sbarcati. E siccome tutto questo si è rivelato sbagliato, il capitano ha abbandonato la nave lasciando i suoi quattromila passeggeri al suo destino.

Il Comandante della Concordia, Franco Schettino, passerà magari alla storia della minchioneria, e della codardia (probabilmente), ma si è comportato esattamente come il protagonista di migliaia di film americani e non, nei quali c’è sempre un capo cocciuto, fesso, incompetente o “interessato” a nascondere qualcosa, a minimizzare, a prevenire.

Tutti i film catastrofici hanno in comune la riluttanza del “responsabile” a prendere le iniziative necessarie per evitare una tragedia. Il naufragio dell’isola del Giglio rispetta la sceneggiatura dei racconti cinematografici rigo dopo rigo. Impressionante. Sul “perché” dei comportamenti irragionevoli di chi comanda la baracca, il cinema e la letteratura prendono strade diverse: il fare sapere, insomma, avrebbe danneggiato il padrone, provocato danni e svantaggi. La sottovalutazione dei “segnali” di pericolo non sarebbe dovuta tanto all’incompetenza quanto al bisogno di nascondere fino a quando è possibile ciò che accade.

Siccome l’incompetenza non colorisce il protagonista negativo della tragedia, perché ruba carisma e aura di cattiveria, così sceneggiatori, registi e scrittori preferiscono non “frequentarla”. Ma nella tragedia della Concordia, ed è qui la diversità, è l’impreparazione del comandante Franco Schettino la causa del disastro. La nave era in mano ad una persona caratterialmente inadatta al comando, incapace di affrontare una situazione di pericolo. E chi va in mare ed ha la responsabilità della vita di migliaia di persone deve possedere conoscenze e requisiti temperamentali idonei.

Franco Schettino navigava dal 2002 con la Costa Crociere e dal 2006 aveva ottenuto il comando di una nave. Non poteva non avere quei requisiti richiesti. Vantava una esperienza notevole ed aveva la fiducia degli armatori. Non si era trovato in situazioni di pericolo, ma questo dato era motivo di merito e non di preoccupazione. Avrebbe dovuto essere addestrato al pericolo incombente? Alle decisioni da prendere in tempi brevi? A comportamenti responsabili? Certo, se fosse stato selezionato come un qualsiasi uomo di mare. Che significa? Le navi da crociera sono villaggi turistici galleggianti, dove si mangia, si beve, si balla, si va al cinema e al teatro, ci si tuffa in piscina, si gioca, si fa la sauna e tantissime altre cose. I passeggeri non hanno bisogno, e nemmeno la voglia, di scendere a terra per visitare i luoghi che la nave raggiunge perché a bordo hanno tutto quel che serve. Meno si scende, più le compagnie guadagnano, perché i crocieristi spendono i loro denari sulla nave piuttosto che a terra. Avviene esattamente la stessa cosa nei villaggi turistici a terra, Valtur o altro. L’offerta è ampia ed esaustiva, ciò che sta attorno al villaggio può essere visto ma non c’è bisogno di “consumarlo”.

L’inchino all’isola del Giglio da parte della Concordia sta dentro questa regola aurea. Vedere panorami “sontuosi” rimanendo a bordo accanto al parco gioco è quanto di meglio si possa offrire ai crocieristi. Il Comandante di una nave da crociera è il capo di un villaggio turistico, cui è richiesto di divertire i passeggeri, organizzando ciò che serve per rendere indimenticabile la permanenza a bordo e sollecitare il “ritorno”. Deve essere soprattutto un eccellente animatore, un public relations man.

Ricordate la serie televisiva denominata Love-boat? Sulla nave da crociera più famosa della storia succedeva di tutto. La vita cominciava e finiva sulla città galleggiante. Ogni episodio chiudeva con il rammarico che provoca qualcosa che finisce ed è irripetibile. Irripetibile? Non proprio, in verità, piuttosto sentito come tale, e proprio perciò ripetibile. Volete quindi che il comandante di una nave da crociera sia un uomo di mare? Le compagnie di navigazione che investono molti quattrini, e ne guadagnano montagne, nelle “love-boat” cercano personaggi affascinanti, raffinati, animatori turistici. Che sappiano assumersi la responsabilità delle piccole trasgressioni nell’interesse della clientela. Sospettate che Costa Crociere suggerisse al comandante Schettino di avvicinare la nave all’Isola del Giglio perché ai crocieristi piace vedere le ridenti isolette dell’arcipelago toscano? Nemmeno per sogno. Il comandante Franco Schettino non ha bisogno di consigli, ha una priorità da rispettare, divertire i turisti che affollano il villaggio. E in tanti anni ha fatto benissimo il suo mestiere, tanto da meritare la fiducia degli armatori.

Franco Schettino non è divenuto il comandante della Concordia per uno strano scherzo del destino – come i suoi comportamenti in mare farebbero credere – ma perché è così com’è, attento al parco giochi, piuttosto che alla navigazione. Per questa ragione piaceva ai suoi capi ed ai crocieristi. Finché non è capitata la tragedia e qualcuno, a nome degli armatori, ci ha fatto sapere che ha sbagliato tutto, proprio tutto.

 

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