Carola, la donna che sussurra ai bambini. Una storia “da favola” 

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Raccontare la storia ai bambini come fosse una favola è un’arte che non s’impara a scuola, occorre talento, dedizione, pazienza e tanto altro ancora. Coloro che ci riescono, a mio parere, sono persone speciali. Le favole non si dimenticano, ma restano favole. E questo è un inganno. Vedendo film con tanti morti sul terreno, i bambini, per esempio, finiscono con il credere che le drammatiche sequenze di un conflitto vero sul telegiornale siano finzione. I morti non muoiono mai nei film, perché gli stessi attori interpretano tanti ruoli. Per questa ragione i bambini a lungo andare perdono alcune sensibilità, linfa preziosa nella formazione della personalità.

Ma se la storia, raccontata come una favola, resta quella che è, oltre che conoscenza utile, regala “competenza”, cioè capacità di discernimento. Perciò sostengo che sia un’arte scrivere e parlare con semplicità e con i contenuti giusti ai bambini.

Ho fatto questa premessa perché mi è capitato fra le mani, grazie ad una cara amica, un opuscolo delle Edizioni Mercurio, che nasce come guida turistica per i bambini – “I tesori arabo-normanni” – ma che merita di diventare un prezioso libro di testo per la scuola.

Per gustarlo, leggendolo, vi avverto, bisogna tornare un po’ bambini, che è poi un modo leggiadro di ricaricare le batterie. L’autrice si chiama Carola Lo Nero. Ascoltandola si capisce tutto di lei: parla con la semplicità dei bambini, ama ciò che fa, e i suoi occhi splendono ogni volta che informa qualcuno sul suo lavoro.

Ora, però, bisogna spendere alcune parole per il suo opuscolo, dedicato ai tesori arabo-normanni. Leggendolo, Carola Lo Nero fa scoprire ai suoi lettori e lettrici di giovanisssima età, episodi e aneddoti che sono poco noti, ma che in realtà fanno capire tante cose.

Scrivendo della Cattedrale di Monreale Carola Lo Nero scrive che “Guglielmo, per ricordare a tutti i visitatori che era stato lui l’artefice di tale meraviglia si fece rappresentare in due mosaici posti in alto nel presbiterio della cattedrale: nel primo il re riceve la corona direttamente da Cristo, mentre nel secondo offre la chiesa in dono a Maria”.

I potenti avevano un rapporto ambiguo con il Padreterno e la chiesa. “Se fate attenzione al mosaico”, avverte l’autrice, “il re è vestito come se fosse al tempo degli antichi romani: sopra una tunica bianca indossa un’ampia stola che avvolge tutto il suo corpo e poi è lasciata pendere sul braccio come facevano i senatori…Il motivo è semplice: i bizantini si ritenevano gli ultimi eredi dell’impero romano e così mantenevano viva la tradizione utilizzando un abbigliamento simile a quello dell’antica Roma”.

Ma c’è dell’altro: “Guglielmo II morì a soli 36 anni e le sue spoglie furono seppellite ai piedi dell’altare maggiore. Ma questo non faceva piacere ai vescovi che ogni volta che si dovevano inginocchiare avevano sotto i piedi la tomba del re e così nel 1500 il cardinale Torres disseppellì il corpo di Guglielmo e lo pose in un sarcofago accanto a quello del padre…con buona pace di tutti”

Carola Lo Nero spende molte parole per il mistero degli edifici volanti a proposito delle chiese di Santa Maria dell’Ammiraglio e di San Cataldo. Guardandole, suggerisce, “si ha l’impressione che siano state costruite su un piano sospeso”.

L’autrice rivelerà il mistero.

Gli aneddoti e i dettagli divengono scoperte, catturano l’attenzione e fanno dello studio un piacevole passatempo.

Carola diverrà decisamente un personaggio importante. In realtà lo è già, solo che bisogna scoprirlo…

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