Miccichè, Romano e Mr X vogliono cambiare il mondo, anche al di là dello Stretto. Ecco il piano

1
1293
Banner gennaio 2017 Image Banner 728 x 90


Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

Muccia, mmuccia ca tuttu pari. E’ un vecchio saggio siciliano che raccomanda cautela nei nascondimenti, perché esagerando si finisce con il far sapere tutto. L’eccesso di zelo produce un effetto diverso da quello che ci aspettiamo.

Fedele al suggerimento degli avi, Gianfranco Miccichè, ha imbroccato forse la strada giusta. Qualunque sia la motivazione che gli abbia consigliato di insistere sul simbolo nella lista di affiancamento al candidato civico, Fabrizio Ferrandelli, la sua considerazione – non cambia niente, ci sia o no il simbolo – ha il pregio del buonsenso. Che cosa cambia se viene nascosto il simbolo di Forza Italia, dal momento che non c’è chi non sappia che la lista è forzista dalla testa ai piedi?

Quando ha tirato fuori dal cilindro la pillola di buon senso, infatti, Fabrizio Ferrandelli ha dovuto riconoscere che la riflessione ad alta voce del commissario azzurro avrebbe dovuto essere presa in considerazione. E’ sicuramente vero che aveva una gran voglia di dargli ragione, ma Micciché gli ha permesso di calare le braghe con dignità, e non è cosa da poco.

Ma c’è un altro saggio, anch’esso sicilianissimo, che dovrebbe essere oggetto di attenzione da parte di Micciché, e riguarda il famoso: “cunta, cunta, chi u diavuli ti ni leva ‘na junta”. Che significa, più o meno: non stare a contare dalla mattina alla sera quello che incassi, prevedibilmente, in termini di consenso elettorale (di questo stiamo parlando), altrimenti finisci con il rimanere deluso, perché – azzardiamo – il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Insomma, le variabili indipendenti sono tante, e le strategie che funzionano un po’ meno.

Questo accorgimento vale per la corsa alla presidenza della regione, che gli strateghi del centrodestra – Miccichè, Romano e l’uomo misterioso (ma non tanto) – hanno messo in campo. Dopo avere subito le pressioni dell’intero arco del centrodestra – da Noi con Salvini, a “Diventerà Bellissima”, Fratelli d’Italia, una buona fetta di Forza Italia e non solo – ed accettato di celebrare le primarie sull’altare dell’unità della coalizione, fino a nominare un coordinatore (Marco Falcone), Miccichè, Romano e Mr X ci hanno ripensato e fatto una inversione a U. Con la conseguenza che ancora una volta quel povero cristo di Nello Musumeci è stato riposto nello scaffale in alto a destra, nel caso in cui ci fosse bisogno (altrimenti…). Che mediti il supplizio (ma non per sé), è scontato, a meno che non intervenga il miracolo.

Essendosi fatti i nemici, gli strateghi del centrodestra, devono dimostrare di avere buone carte in mano per bilanciare’ il danno che la rinuncia delle primarie provocherà. Se bluffano, sono guai; se hanno un poker d’assi in mano, saranno graziati, e tutti li adoreranno, come prevede il rito per i vincitori.

L’azzardo, comunque, è alto.

Per alleggerire il peso delle responsabilità, i tre saggi, elencano, come un mantra, le ragioni, buone, dell’inversione ad U. Non era strada da spuntava, ricordano. Mettendo al primo posto il fastidio che le primarie siciliane arrecavano ad Arcore per via del contagio (nel nord Toti, Salvini e Fitto si adoperano per arrivare a questa soluzione per la leadership delle politiche).

C’è dell’altro, naturalmente: le primarie avrebbero decretato il successo di Nello Musumeci, che appare di gran lunga il più gettonato nell’ambito stretto della famiglia. E Musumeci è uno che fa di testa sua, ha le sue regole e le sue visioni del mondo, che non collimano con quelle dei tre saggi. Accanto a Musumeci, c’è un tal Gibiino, il senatore, che in tanti hanno creduto ormai fuori gioco dopo il defenestramento da coordinatore regionale, il quale in pochi giorni aveva raccolto novemila adesioni alla sua partecipazione alle primarie.

Terzo ed ultimo, definitivo buon motivo, è la scelta del candidato civico per le regionali, che ripete lo schema adottato per le amministrative di Palermo. Sostanzialmente, il laboratorio siciliano del centrodestra medita una mezza rivoluzione. Invece che inseguire l’unità della coalizione, che costringe ad abbracciare l’estremismo (Salvini, lo stesso Musumeci per qualche verso), la luce in fondo al tunnel si trova allargando le fonti di approvigionamento, e cioè i candidati civici, personaggi che hanno carisma nella società civile: Ferrandelli per Palermo, Roberto Lagalla per la Regione siciliana. Così si vince, dicono. E comunque, si esce dalla prigione in cui si trova, oggi, Silvio Berlusconi, fra Stefano Parisi, moderato, e Salvini, guerrafondaio.

E’ soprattutto il carattere innovativo della strategia siciliana che potrebbe giustificare l’ennesimo tradimento ai danni di Musumeci e conquistare il Palmares della creatività al di là dello Stretto.

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.


1 commento

  1. Facciano pure tutte le insalate che credono, non attacca, di queste congiure di palazzo e anelli col veleno proprio non ne possiamo più. Dovrebbero cambiare identità. Fessi sempre no.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome:

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.