Il sondaggio che fa vincere Ferrandelli. Retroscena, segreti, sospetti

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Di sondaggi farlocchi è disseminato il campo di ogni vigilia elettorale, sono drittate a cui pochi rinunciano, perché gli effetti possono influenzare, nonostante il pregiudizio (legittimo) di correttezza, l’esito del voto.

Una premessa: 1)gli istituti demoscopici attendibili sono pochi, e le indagini sul mercato elettorale hanno dei costi elevati, se realizzate con scrupolo, costi che solo pochi possono permettersi; 2) i sondaggi hanno una forbice di attendibilità limitata a prescindere dai trucchi, sono un calcolo di probabilità.

A Palermo il sondaggio diffuso nei giorni scorsi, che regala uno strepitoso successo a Fabrizio Ferrandelli, non è stato accolto solo freddamente, ha suscitato reazioni talvolta inviperite, perché giudicato “scorretto” in partenza.

Visto che sono tanti i sondaggi scorretti in arrivo forse si sarebbe potuto concedere una certa indulgenza. Indubbiamente c’è stata improvvisazione nella scelta dei committenti, dal momento che la ricerca è stata chiusa su tre candidati, scartando quelli che, a loro avviso, non avrebbero grandi chances di superare il primo turno.

Il quesito, com’è noto, era infatti limitato al sindaco uscente, Orlando, a Ferrandelli e Forello, candidato quest’ultimo, del Movimento 5 Stelle. Per questa ragione, i conti non tornavano. Se si restringe il campo a soli tre candidati, costringendo gli intervistati a scegliere una delle tre carte, si azzerano i numeri esterni al trio di testa con conseguenze esiziali sul risultato finale. Il sondaggio deve necessariamente rappresentare il contesto elettorale, altrimenti è falsato in partenza.

A parte il vincitore virtuale, Ferrandelli, tutti gli altri – assenti e presente nel sondaggio – hanno perciò bocciato la ricerca e approfittato dell’occasione, legittimamente, per esprimere perplessità e critiche severe sul conto dei committenti e Ferrandelli.

Ciò che il dissenso ha rappresentato è sicuramente degno di attenzione ma sarebbe un errore trascurare per intero l’esito dell’indagine. Ove essa fosse stata condotta correttamente (al netto dell’errore pregiudiziale), avrebbe tastato il polso dell’elettorato, offrendo una finestra di valutazione, seppure “spuria”.

Ovviamente, gli avversari di Ferrandelli non possono, pubbliocamente, esternare la preoccupazione che l’esito del sondaggio induce, ma nelle stanze in cui si elaborano le strategie, uno spazio ai numeri usciti dalla ricerca verrà concesso, è innegabile.

Per quale ragione si commissionino i sondaggi alla vigilia delle urne, è bene, tenerlo a mente. Si conta sull’effetto-contagio e sulla consuetudine a scegliere chi ha più chance di successo finale. La visibilità del candidato è, infatti, direttamente proporzionale alle sue probabilità di successo. Il sondaggio – corretto o farlocco che sia – incide, ma fino a un certo punto, sull’esito finale. Sposta alcuni punti percentuali, la cui entità è legata al fumus di credito che l’indagine riesce a conquistare.

Queste valutazioni sono state fatte dai committenti del sondaggio “sconfessato” dagli avversari di Ferrandelli? Probabilmente no, ma non escludiamo nemmeno che sul piatto della bilancia sia stato considerato comunque che il ritorno d’immagine valesse il rischio.

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3 Commenti

    • IL lettore ha rivelato un segreto che ritenevamo ben custodito, ci ha smagato. Ci arrendiamo all’evidenza, visto che non è il contenuto a suscitare l’accusa, ma la scelta di scrivere del sondaggio. Il commento del lettore, invece, non ci permette di indovinare da che parte sta…lui.

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