Manette, botteghe, depositi: la droga invade le città in Sicilia. Ragazzi in pericolo

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La droga, leggera o pesante, invade grandi centri e piccoli paesi. Se dovessimo giudicare il lavoro delle forze dell’ordine – carabinieri, polizia e Guardia di Finanza – a Palermo, Catania alla stregua degli interventi dei Vigili del Fuoco dovremmo dedurne che gli incendi si sviluppano ovunque: il mercato è fiorente, lo spaccio largo e fruttuoso, accanto ai sodalizi criminali ben organizzati agiscono piccoli gruppi e singoli,  che lavorano in proprio. Non ci sono guerre interne, segno che le cupole non funzionano più o che la struttura di vendita ed acquisto della materia prima incontra la convenienza degli addetti ai lavori. La “piramide” di comando e le gerarchie sono “pacificate”. E’ il clima migliore per non subire controlli, dare adito a sospetti, suscitare indagini.

Ciò nonostante, tuttavia, ogni giorno da qualche tempo a questa parte le forze dell’ordine scoprono “botteghe”, depositi, colgono pusher con le mani nel sacco e verificano l’entità della rete di spaccio nelle principali città siciliane.

 

Il fenomeno è preoccupante se si dà un’occhiata al lavoro delle strutture sanitarie che assistono i tossdicodipendenti. E’ qui che si ha un’idea piuttosto chiara di come vanno le cose. E il quadro è allarmante, molto allarmante.

 

Le manette degli agenti non fermano infatti una evoluzione esponenziale del consumo. L’età dei consumatori si è abbassata e la qualità del prodotto consumato si è alzata. Chi consuma droghe leggere, che non danno dipendenza, passa generalmente alle droghe pesanti. E chi consumava cocaina, privilegia oggi l’eroina.

Le tendenze dei consumatori sono cambiate, come i luoghi tradizionali dello spaccio,  e il mercato è diventato molto più ampio perché si è abbassata la classe di età. Fino a pochi anni fa, erano i quattordici-quindicenni a fumare le canne, ora si comincia ad undici-dodici anni; fra gli adolescenti, che possono permetterselo, 14-15 anni, c’è un passaggio “inconsapevole” verso le droghe pesanti.

Il Rubicone viene attraversato con disinvoltura, il passaggio è agevolato dalle modalità di consumo. Prima si sniffava, ora si fuma. La percezione del rischio è così attenuata, si fumava cannabis e si fuma eroina, ma il rischio è aumentato notevolmente. Il crack – fumare eroina – è micidiale e regala immediatamente dipendenza, senza che il giovane consumatore ne abbia piena consapevolezza. La cocaina “fumata” ha un’azione prorompente, più forte ed immediata di quella sniffata.

Se la cannabis è gestibile, fumare eroina o cocaina non lo è affatto. Una volta dentro il tunnel non si esce più. Il bisogno devasta il corpo e la psiche, modifica il carattere e sottrae alle incombenze della quotidianità, quando addirittura non fa di un ragazzo per bene un delinquente. L’inquinamento “tossico” produce danni incalcolabili.

Gli addetti ai lavori avvertono un ritorno dell’eroina, che era stata soppiantata dalla cocaina. E un consumo “veloce” grazie al “fumo” (sarebbe come iniettare la droga in vena). L’inganno è palese, la continuità fra la cannabis e l’eroina, passa inosservata per via della modalità, mentre gli effetti sono enormenente diversi. E’ la sola ragione per la quale valga la pena di riflettere sui divieti e sulla legislazione al riguardo delle droghe leggere.

Alla crescita del consumo di droga si affianca il consumo di alcool nella fascia di età più bassa rispetto al passato. I ragazzi bevono alcolici più di prima e cominciano a farlo a 12-13 anni. Anche in questo settore le forze dell’ordine fanno un gran lavoro, molti controlli e più severità, ma il numero delle patenti ritirate aumenta a causa dell’alcool. La punizione, però, non sembra avere un effetto deterrente, come si auspica. E’ un altro elemento su cui riflettere.

Il largo consumo della droga, tuttavia, è di gran lunga il problema più grave. Alimenta un mercato che raggiunge fatturati da capogiro. Le forze dell’ordine hanno potuto verificare che la vendita, la stessa produzione (droghe leggere) vengono gestite anche a livello “familiare”, è capitato sempre più frequentemente che carabinieri, poliziotti e finanzieri si trovassero di fronte a piccole serre in appartamenti, oltre che nelle campagne. Bastano poche piantine per disporre di cannabis, marjiuana, hashish e assicurarsi un reddito da “sopravvivenza”.

La crisi economica fa la sua parte, naturalmente. Le botteghe delle droghe leggere nascono anche per “bisogno”, non solo per vocazione. Le cause non sono ininfluenti, eppure non spostano di una virgola il quadro di riferimento, che appare davvero preoccupante.

C’è anche il versante dell’uso delle risorse drenate dal mercato della droga, a moltiplicare gli effetti deleteri del fenomeno. Nell’agenda delle priorità la droga si è certamente conquistata il primo posto.

 

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