Monte dei Paschi, “Padoan denunci gli incapaci, sono loro che devono pagare”

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(Angelo Todaro) Alla sua fondazione, nel 1472 la “Banca Monte dei Paschi di Siena”, nasce con il nome di Monte Pio, l’istituto senese diventa Monte dei Paschi nel 1624 con la riforma statutaria.

Il Granduca di Toscana Ferdinando II concede la garanzia statale ai depositanti della banca, vincolando le rendite dei pascoli demaniali della Maremma (i cosiddetti Paschi).

In quegli anni la banca introduce strutture moderne per erogare credito.  Con la legge Amato del 1990 si creano le condizioni per la privatizzazione della banca.  Nell’Agosto 1995 il Monte Dei Paschi si divide in due: da una parte la Fondazione MPS, con le istituzioni locali come enti di riferimento, dall’altra Banca MPS.  In questa fase la banca è interamente posseduta dalla Fondazione.  Nel 1999 MPS sbarca in borsa.  Dopo lo sbarco in Borsa, MPS inizia a crescere con acquisizioni.  Rileva prima la Banca Agricola Mantovana (BAM) e poi anche la Banca del Salento (poi Banca 121).  Quest’ultima operazione, costata 2.500 miliardi di lire, è stata molto criticata.  Non solo perché con Banca 121 MPS non fa il salto qualitativo auspicato, ma anche per i prodotti My Way For you.  È con AntonVeneta che MPS inizia i guai seri. La banca senese acquisisce quella veneta nel 2008, poco prima del crack Lehman, per la cifra di oltre 9 miliardi di Euro.  È l’inizio della fine: AntonVeneta si rileverà ben presto un boccone troppo grosso (e soprattutto pagato troppo caro) per MPS.  Quando scoppia la crisi finanziaria globale, i nodi vengono al pettine.  In soli otto anni la banca ha dissolto l’intero suo valore di mercato. Ecco le perdite illustri.

OGGI: la Banca Monte dei Paschi di Siena, vale solo per la licenza bancaria, per il resto è un cadavere è, fallita da tempo ma nessuno se n’è accorto. Pensate, se io avevo capito che il default era prossimo, e svolgo attività diverse dei Banchieri, come mai il disastro è sfuggito al ministro del Tesoro, alla Banca d’Italia e alla BCE? Di conseguenza, la situazione del Monte è precipitata con l’introduzione delle nuove norme del “Bail in” che hanno messo a carico dei risparmiatori il salvataggio delle banche.  Solo oggi, scopriamo che pochi grandi debitori cui i soldi sono stati prestati con troppa leggerezza sono insolventi.  Alzando il velo sui nomi dei grandi debitori, che hanno fatto soffrire Montepaschi, notiamo i nomi di grandi imprenditori, immobiliaristi, coop rosse e partecipate pubbliche della Toscana; che hanno usato non solo il credito per le proprie aziende, ma anche per solcare i mari con barche da sogno, risiedere in residence da mille ed una notte e tant’altro.

A mio modesto avviso, oggi “l governo non può donare un euro, degli 8 miliardi previsti, fino a quando non avremo certezza di chi conoscere chi ha sperperato i depositi dei clienti affidabili per favorire i briganti.  Il ministro del tesoro Padoan denunci tutti gli incapaci, quelli che hanno agito male devono pagare.

Mi permetto di suggerire al pubblico decisore, che sarebbe preferibile impegnare i nostri soldi, per i nostri poveri, indigenti e ricerca scientifica, al posto di spenderli per rimediare ai danni di chi ha usato il credito come strumento politico di consenso di scambio.  Ripeto: noi contribuenti pretendiamo che i primi a pagare siano i responsabili, che siano pubblicati gli elenchi dei principali debitori delle banche e che risulti da oggi impossibile ripetere quegli errori. Vogliamo sapere dove sono finiti i soldi prestati.  Ora: “oltre il danno la beffa”; si è passati all’estremo opposto.

La difficoltà di accesso al credito e l’eccesso di tasse sono freni alla crescita delle aziende che producono e investono.  Dobbiamo valutare le responsabilità passate e capire un po’ di futuro, almeno che non importa, tanto il conto lo pagheranno gli Italiani.

 

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