I nuovi Beati Paoli davanti al computer nella stanza dei bottoni. A chi serve delegittimare i servitori dello Stato?

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Che i ragazzi siciliani abbiano la percezione della mafia come di una organizzazione criminale più efficiente e forte dello Stato non deve sorprendere più di tanto. La mafia ha sempre usufruito di un vantaggio rilevante, la fama di imbattibilità, nonostante i colpi inferti dagli apparati dello Stato a Cosa nostra, e continua ad usufruirne, come si evince dal sondaggio elaborato per conto della Commisssione regionale antimafia.

Salvatore Lupo, storico ed esperto del fenomeno, è convinto che la mafia abbia perso. Fra le organizzazione criminali – camorra e ‘ndrangheta – è la meno potente e non esercita il tradizionale ruolo di cerniera fra l’altra parte del mondo e le cosche d’Oltre Stretto.

La percezione, sulla quale la mafia campa, è bene considerarlo attentamente, non è lo specchio della realtà, ma la sua rappresentazione, la mafia proposta dai media, dalle agenzie culturali, dalla famiglia e dal bar Sport. Chi possiede conoscenze solide non subisce il condizionamento mediatico, ma è fatale che i ragazzi lo subiscano.

I successi della magistratura inquirente e delle forze dell’ordine influenzano poco l’opinione pubblica; al contrario il costante allarme sulla perniciosa commistione fra mafia e apparati pubblici, burocrazia e politica, legittimamente e autorevolmente enunciata, fa crescere nei ragazzi, e non solo, la considerazione del potere esercitato dai boss e dai loro soci in affari. Fino a che prevarrà perciò una comunicazione ambigua penalizzante, che addebita allo Stato responsabilità crescenti e esalta la capacità di infiltrazione del crimine organizzato, i ragazzi non potranno che prendere atto di ciò che accade, che gli apparati pubblici siano invasi dalla mala pianta.

Questa schermata risente, inevitabilmente, di bisogni politici, che in ogni tempo, hanno pigiato il tasto delle commistioni al fine di criminalizzare l’avversario e rappresentarlo come colluso, fiancheggiatore, complice. Si è fato di tutta l’erba un fascio sul terreno politico e si è regalato potenzialità micidiali alle cosche nei racconti dei media, magari per compiacere il botteghino.

Se l’invasione aliena diviene un dato di fatto, se ne deduce che la mafia è più efficiente, e basta. Fino a che punto le cose siano così drammaticamente gravi non è possibile stabilirlo, perché ogni giorno cambia qualcosa, ed oggi – per fare un solo esempio- la corruzione dilagante viene proposta come un terreno fertile per le associazioni criminali.

Che si sia fatto poco nell’area della finanza d’assalto e della corruzione dei colletti bianchi sul piano prevalentemente legislativo   è indubbiamente vero, come confermano i dati sulla popolazione carceraria (31 per cento in galera per droga, appena lo 0,9 per reati finanziari). Ma ciò non avrebbe dovuto impedire di porre l’accento sul largo schieramento – forze dell’ordine, toghe e molti amministratori e governanti (sono Stato anche loro – ) che fa magnificamente la sua parte.

Altro elemento rilevante ai fini della percezione di una mafia più solida e organizzata dello Stato, è la impossibilità di individuarne le aree, chiamate grigie a causa della nebbia che le avvolge, sfumando i confini, labili, incerti ed in costante evoluzione. I boss, o i loro compari, potrebbero essere ovunque, in un ufficio pubblico o nel condominio di casa. Non portano la coppola storta e non usano il fucile a canne mozze, piuttosto maneggiano la rete e usano i paradisi fiscali, le loro aziende, le banche compiacenti in mano ai colletti bianchi, persone irreprensibili, che magari con le risorse della malavita organizzata investono nell’impresa, osservando regole legali. Il riciclaggio perfetto ed inattaccabile.

La Commissione regionale antimafia, promotrice della ricerca, dovrebbe interrogarsi su quanto peso abbiano le dichiarazioni di personaggi autorevoli e carismatici, che denunciano giorno dopo giorno la commistione fra mafia e Stato. Se si asserisce che lo Stato è “mafia”, si commette un errore irreparabile: i destinatari del messaggio non si fidano più dello Stato e quindi non lo rispettano, e con esso le sue leggi, mentre sentono il fascino di Cosa nostra, che ormai da tempo non esiste come soggetto monocratico a livello internazionale e nazionale. E’ curioso che, per esempio, il potere della mafia, percepito, sia rilevante, mentre il crimine organizzato ha subito colpi mortali. Imbroglioni, malversatori, corruttori e faccendieri senza scrupoli vengono assegnati all’esercito della mafia, mentre operano in proprio, magari servendosi di camarille di malandrini ormai alla ricerca di un datore di lavoro.

Si registra, infatti, una grande resistenza a prendere atto del capovolgimento dei ruoli, perché il titolone sul giornale lo regala “l’onorata società” grazie alla sua rudimentale rappresentazione cinematografica. Credere che si possa aggiustare questa percezione devastante – la mafia più brava dello Stato “invaso” – mandando degli esperti ed i parenti delle vittime nelle scuole, è una idiozia. Servono i bei discorsi e le belle persone che generosamente fanno conoscere e decifrare il fenomeno, ma la testa non la cambiamo certo con questi attrezzi. Basta un video gioco di ruolo per sfasciare un anno di buoni propositi.

Il linguaggio va aggiustato alla fonte, cioè nei luoghi in cui parlano le “autorità competenti”, quelle che divulgano le notizie, sopravvalutandone gli effetti, o quelle che invece manifestano scetticismo, suscitano sospetti sulla reale volontà di combattere. L’eroe con la toga, per esempio, non fa crescere la tifoseria dei servitori dello Stato, contrariamente a quanto si crede, ma fa nascere dubbi sul resto della compagnia. Se è uno solo, cavaliere senza macchia e senza paura, ad usare la durlindana, vuol dire che gli altri battono la fiacca o, addirittura, stanno dalla parte sbagliata.

Non si tratta di instaurare un regime opaco, di riservatezza, in cui prevalgano omissis e silenzi a scapito della trasparenza e dei diritto dei cittadini di sapere come stanno le cose, ma evitare dannosi fraintendimenti, confusione di ruoli, ambiguità, incertezze. Le eccezioni fanno parte della realtà – i traditori esistono, così come esistono i primi della classe – ma vanno rappresentate come tali, con chiarezza, senza furbizie e interessi di bottega.

Dovremmo essere in tanti a batterci il petto se i ragazzi percepiscono la maggiore efficienza del crimine rispetto all’anticrimine, a causa dell’uso disinvolto delle denunce di prevalenza del crimine organizzato. Nell’eterna lotta fra guardie e ladri, i ragazzi debbono parteggiare per le guardie, e apprezzarne volontà, efficienza e determinazione, valorizzandone l’attività e la tenacia.

Altrimenti, scomodando Platone, la realtà percepita sarà “ombra di ombra”,panorama popolato da improbabili nuovi Beati Paoli seduti davanti a un computer nella stanza (virtuale) dei bottoni.

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