Il governatore apre il secondo fronte: dopo l’Ars il Pd renziano. Forse s’è giocato tutto

0
471
Banner gennaio 2017 Image Banner 728 x 90


Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

Attendiamo un segno dal cielo, magari piovono tartarughe per avvertirci che l’Apocalisse è in arrivo. Apocalisse politica, naturalmente. Rosario Crocetta ha aperto il secondo fronte, quello interno. E’ guerra civile. Un’audacia davvero senza confini, “processa” il suo assessore all’Economia, Alessandro Baccei. Ed arriva il siluro del sottosegretario, Davide Faraone.

Baccei non è solo un tecnico, ma l’uomo di collegamento fra Roma e Palermo. La sua presenza ha significato, di fatto, una tregua nel conflitto esploso a metà legislatura. L’assessore avrebbe dovuto garantire le due parti. Ed invece non è andata così. Con l’approssimarsi delle urne il governatore non vuole uomini che non rispondano ai suoi disegni elettorali, cioè la candidatura per il centrosinistra in una prima fase, e la battaglia elettorale successiva. Considera Baccei un nemico, perché risponde a Faraone, e vuole liberarsene. Ovviamente nega che intende cacciarlo, ma crea le condizioni perché Baccei si senta un bersaglio. L’apertura della questione dei consulenti per la quale il governatore ha chiesto, pubblicamente, conto e ragione, ne è la conferma. Non tanto per il merito, quanto per la forma: più plausibile sarebbe stato togliergli la fiducia da parte di Crocetta, invece che aprire l’istruttoria e far conoscere le perplessità sul suo operato.

Il secondo fronte, dunque, promette un incendio di proporzioni illimitate. Ma c’è anche il primo fronte che non è da meno, quello aperto, indirettamente, da Crocetta con Riscossione Sicilia e Antonio Fiumefreddo. Un altro processo politico istaurato dal governatore, di fatto, in considerazione del legame, indissolubile, fra Crocetta e Fiumefreddo. La pubblica accusa è stata affidata all’avvocato Antonio Fiumefreddo, che ha chiamato sul banco degli imputati alcuni parlamentari regionali, fra gli altri Nello Musumeci, che sarà avversario del Presidente della Regione uscente in autunno.

I cinesi sostengono che le guerre non si possono vincere se i fronti sono due ed uno di essi è interno. Ma Crocetta confida nellla sua buona stella e, soprattutto, sui blitz, fulminei e calibrati, grazie ai quali conta di sfasciare le difese del nemico. Ovunque abbiano il loro covo: il Pd, Palazzo Chigi, l’Assemblea regionale siciliana.

L’audacia, pur smisurata, è figlia di un ragionamento: alla base c’è la volontà di presentarsi, ancora una volta, all’elettorato siciliano come un uomo-contro, il cavaliere solitario, l’anticasta, il rivoluzionario-sicilianista.

Considerando il contesto, appare difficile, per non dire impossibile, che in autunno la candidatura di Crocetta sia espressione del Pd, e che il suo Movimento, Riparte Sicilia, possa trovare una convergenza con i dem.

Ma allora con chi scenderà in campo? Muore Sansone con tutti i Filistei: è questo il suo grido di guerra? Oppure c’è una logica sotto traccia, che mira a trovare, in dirittura d’arrivo, un gentlemen agreement con la corazzata dem, magari a livello nazionale. Che cosa offrirebbe in cambio? Il passo indietro, non ha altro.

 

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.


LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome:

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.