Il valzer dei Liberi consorzi, tornano elezioni dirette ed apparati. Ma non subito

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Passeranno alla storia. Tutti quanti, nessuno escluso, anche quelli che, tutto sommato, hanno la coscienza a posto, e potrebbero non avere bisogno di battersi il petto, perché è l’istituzione, cioè l’Assemblea regionale siciliana, che finisce sui libri, non il singolo deputato regionale.   Che cosa ci fa prevedere questo destino non proprio commendevole? I liberi consorzi dei comuni, che i padri fondatori dello Statuto siciliana, la Carta dell’autonomia ed in certo senso la Costituzione “sorella” di quella italiana, avevano previsto come architrave della specialità siciliana di tipo federalista.

Ebbene, al di là del piccolo cabotaggio che giorno dopo giorno ha finito con il privare la Sicilia del suo diritto di governarsi da sé, il tradimento dell’Assemblea si è compiuto, senza ombra di dubbio, proprio sulla pietra angolare dell’autonomia, l’organizzazione amministrative e burocratica, che avrebbe dovuto smantellare la struttura dello Stato centrale e sostituirla con quella dei Liberi Consorzi.

Il Parlamento regionale ha remato sempre contro sulle norme scritte nello Statuto a proposito dei Liberi Consorzi, ha “tifato” per le province. C’è una ragione, semplice: ogni modifica avrebbe messo in discussione gli equilibri politici negli ambiti territoriali. La seconda ragione è il “campanile”: i capoluoghi non si toccano e chi lo fa rischia di essere messo all’angolo. Questa seconda motivazione, che fa arrossire tanto quanto la prima,  “colpevolizza” in qualche misura anche i siciliani che vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, preferendo alla fine pagare di tasca il peso degli apparati.

Che cosa sta succedendo in queste ore? Dopo avere discettato sul sesso degli angeli a proposito dei Liberi consorzi – con grande giubilo di chi, legittimamente, sin dall’inizio ha sposato la divisione territoriale imposta dal regime fascista e sostanzialmente mantenuta nella prima e seconda repubblica – il Parlamento regionale ha deciso di tornare indietro anche sull’elezione di secondo grado, senza tenere conto di una legge nazionale, la Delrio, che chiede il rispetto della normativa nazionale.

C’è in corso su questo tema un conflitto fra esecutivo e Parlamento. Il Parlamento vorrebbe tornare indietro, presto, mandando in aula la proposta di legge presentata dal fine legislatore Angelo Figuccia, vice capogruppo FI, che propone l’elezione diretta degli amministratori, mentre il governatore sostiene che le elezioni di secondo grado si faranno comunque, ed ha scelto la data, il 28 febbraio. Impossibile, dice, tornare indietro (e stavolta ha ragione), perché nella prima attuazione della riforma c’è una legge nazionale che lo impedisce.

Sarà, probabilmente, la prossima legislatura, dunque, a decidere nel merito. Resta il fatto che in quattro anni si è assistito ad uno spettacolo che ricorda il teatro dell’assurdo. Un copione che sembra scritto da Ionesco ed interpretato dai nostri eroi .

Come viene giustificato il ritorno al voto? Dalla necessità che le ex province godano di autorevolezza grazie alla rappresentatività, cioè il voto dei cittadini. Prima hanno creato il sottovuoto spinto, mandando in tilt il vecchio assetto, che aveva i suoi equilibri,  una volta o sfasciato tutto, si sono accorti di avere regalato su un piatto d’argento al governo il dominio assoluto sulle ex province con i commissari  senza scadenze temporali, e a quel punto allora hanno “usato” il danno fatto per spiegarci che la soluzione si trova tornando indietro,  le province amministrate dai rappresentanti del popolo. Che torneranno ad essere tanti e dovranno essere ben pagati, insieme con i loro consulenti, portaborse e lacché.

Consola, ma poco, sapere che la prossima legislatura ne manderà a casa, per legge, venti deputati regionali. Saranno settanta e non novanta. Un dimagrimento arrivato da Roma accettato, ob torto collo, in Sicilia.

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1 commento

  1. questa nazione ha bisogno di piu’ democrazia e di maggiore partecipazione popolare…ben venga il ritorno dei consigli provinciali…ma chi paga i danni dello sfascio di questi ultimi anni ?

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