Chiappisi: “Salvini e Toninelli il mare l’hanno solo visto in cartolina…”

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(Giovanni Chiappisi ) Ho la netta sensazione che il leghista Salvini e il 5 Stellato Toninelli – al di là del loro pensiero politico e della stessa visione della vita che sono agli antipodi dei miei – il mare lo abbiano visto, forse, solo in cartolina.
Vista l’insonnia – che mi fa sempre compagnia alla vigilia dei giorni che trascorro con i miei medici a fare test e terapie – ho avuto la mala pensata di dare un’occhiata ai giornali on line. E alle 4 del mattina ho scoperto che una nave italiana (ripeto, italiana) ha salvato una sessantina di persone che rischiavano di fare naufragio e che ora non sa che fare visto che Salvini ha annunciato che non consentirà l’approdo in un porto italiano.
Cerco di riepilogare: prima il divieto alle Ong (“Li portino nei porti di loro provenienza), poi alle navi militari di paesi alleati, stanotte anche alle navi italiane.
Insomma, sarà vero che Di Maio fino ad ieri ha detto che è una bufala dire che i porti italiani siano stati chiusi, ma mi si consentirà di dire che sarà anche vero che quando si tratta di recuoperare poveracci che rischiano il naugragio i porti italiani aperti non sono. Il tutto con l’assenso succube del pentastellato Toninelli che, come ministro delle Infrastrutture, è colui che guida le navi della capitaneria di Porto e l’unico che può decidere se aprire o chiudere i porti.
Io non sono un grande navigatiore, ma credo di aver percorso in mare qualche miglia in più dei suddetti. Conosco le leggi del mare, quelle scritte sui trattati e quelle scritte nell’istinto e nel cuore. Se vedo qualcuno in difficoltà, mi avvicino e tiro loro una cima per tirarli fuori dai guai. Poi li sbarco nel posto che io ritengo più sicuro. Insisto: se trovo qualcuno in mare, lo metto a bordo della mia barca, lo rifocillo, lo conforto, lo rassicuro. Insomma, lo salvo. Non è che gli chiedo i documenti: quelli glieli chiederanno, una volta arrivati a terra, chi ha titoli per farlo.
Immagino che Salvini e Toninelli, a bordo delle loro imbarcazioni (è pura fantascienza, lo so) si comporterebbero diversamente. Se una sta per affogare, prima gli chiedono le generalità, poi il passaporto e quelli, tra una bracciata e l’altra, non rispopndono a tono, che restino in acqua e buon viaggio. All’inferno.
Io, invece, li salverei. E poi? la mia barca batte bandiera italiana e le leggi del mare, il mio istinto e il mio cuore mi direbbero di tornare a casa e portare quei miracolati a terra. Pessima idea, perché se sono solo a bordo, posso andare dove voglio, entrare in ogni porto e restarci quanto voglio. Se invece ho salvato qualcuno, invece di una medaglia (che comunque rifiuterei perché non avrei fatto alcunché di eroico) posso starmene a ballare in mezzo al mare in attesa di chissà cosa.
Chi va per mare, lo sa: se una barca sta ferma, in poco tempo arriva il mal di mare e quando arriva il mal di mare arriva lo scoramento e la mente si annebbia. E più mosso è il mare e più si deve andare. Ma per andare ci vuole carburante (e le scorte, grandi che siano, sono sempre limitate) oppure, nel mio caso, del vento. Ma andare a vela comporta sforzi fisici e anche la forza prima o poi finisce.
Si dirà che questi ultimi disperati avrebbero potuito essere salvati dalle vedette libiche che, dice sempre Salvini, erano state allertate. ma non si vedevano e il comandante della nave italiana ha fatto quello che fa ogni uomo di mare: li ha salvati dalla morte. E ora, anche lui, se ne sta a bighellonare in mezzo al mare.
Secondo il ministro, se uno vede qualcuno che sta annegando, dovrebbe avvertire la Guardia costiera e poi andarsene, fottendosene: tanto ci pensano loro. E se muoiono, beh, ptimas o poi dovremo morire tutti. Anche loro.
Io conosco due parlamentari palermitanid ei 5 Stelle e faccio i loro nomi perché loro hanno deciso di diventare i miei rappresentanti. Miei in quanto cittadino italiano e nion loro elettore: non li ho votati perché non sono per nulola d’accordo col programma e lo stile del lloro Movimento. Ma so che sono due belle persone. Si chiamano Steni di Piazza e Giorgio Trizzino. Li conosco da una vita e di loro non potrei che parlarne bene. E quando mi capita, lo faccio. Ma mi stupisce il loro assordante silenzio. Assordante perché da quando li conosco, e sono più di trent’anni, si sono occupati di volontariato, di sofferenze, di poveracci e diseredati. Giorgio è un bravo medico e so che se vede qualcuno star male, lo soccorre senza perima vedere che carta d’identità ha nel portafogli. E il loro silenzio mi fa male.
vedo questo nostro Paese diventare ogni giorno di più la Patria dell’odio e dei rancori. E io, italiano, in Italia comincio a sentirmi un po’ straniero.
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