Clochard s’impicca ad un albero in un boschetto al centro di Caltagirone

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Per 48 ore appeso ad un albero, dove –assai probabilmente- si era impiccato. Era un giovane clochard nigeriano, disperato e senza fissa dimora. La sua identificazione deve essere verificata, così come le stesse circostanze della morte. Nella zona, il centro di Caltagirone, lo ricordano in tanti, ma il suo volto sfigurato, dopo la lunga permanenza con la corda al collo, impedisce di avere certezze.

Non è tuttavia il “giallo” che colpisce, quanto l’esposizione al pubblico del giovane impiccato all’albero. Ha attratto decine di persone, perfino turisti, che hanno avuto modo e tempo per immortalare sui loro cellulari e macchine fotografiche l’orrenda irripetibile scena, fino a che il sindaco, Joppolo, non ha deciso di chiudere l’attraversamento di una arteria, la circonvallazione, alle auto. Ha mandato i vigili urbani ed è stato posto fine allo spettacolo.

La scoperta del cadavere, un altro particolare singolare, è avvenuta dopo due giorni, a causa del cattivo odore. Il giovane nigeriano ha scelto il boschetto che costeggia la circonvallazione per uccidersi, lì aveva costruito la sua dimora fatta di mezzi di fortuna, giusto per avere un luogo in cui dormire. Viveva solo e non aveva amici. Un clochard di colore.

Fatta la scoperta è toccato all’autorità giudiziaria ed alle forze dell’ordine il compito di rimuovere il corpo dopo avere effettuato i rilievi con la necessaria cautela.  Il suicidio come causa della morte è una ipotesi assai probabile, ma anch’essa da verificare in questa fase.

IL presunto suicida non ha ancora un nome, ma lascia una impressione profonda sia per le circostanze in cui è avvenuta la morte, sia per la lunga esposizione al pubblico nel giorno delle magliette rosse, indossate da coloro che desiderano sensibilizzare il governo sulla condizione degli extracomunitari e dei migranti.

A Caltagirone sono stati organizzati flash-mob e meeting dal popolo delle magliette rosse. “Mentre indossavamo la maglietta rossa, nella nostra comunità un ragazzo migrante che ha sentito su di se tutta la solitudine del mondo, l’indifferenza, l’assenza di tutto,  si è tolto la vita”, commenta su FB la sindacalista calatina Concetta La Rosa. “Quella stessa vita che ha tanto inseguito correndo pericoli per deserto, per mare, ma che qui da noi ha cessato di essere la vita dei suoi sogni. Cosa stiamo facendo!”

 

 

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