7 luglio, assemblea PD, giornate drammatiche, spunta il Fronte repubblicano e…

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(essepì) IL 7 luglio si riunisce l’Assemblea nazionale del PD, non sarà l’ultima spiaggia, ma ai più appare un traghettamento rilevante verso qualcosa che potrebbne affondare definitivamente il centrosinistra o rimetterlo in qualche misura in carreggiata.

Cambiare tutto, non cambiare niente, cambiare fino ad un certo punto. Ritrovare unità ad ogni costo, riorganizzare il partito e rinascere senza rottamare. O ancora: cancellare ogni segno del passato e dello stesso presente che se ne va, e fare un’altra cosa: per esempio il fronte repubblicano, come propone Calenda. Una edizione riveduta e corretta del partito della Nazione, senza l’ex segretario?

Le opzioni in campo sono tante. Tutte virtuali. Fuori dall’apparato, tuttavia, suonano le campane a morto. Travaglio e Giannini, condirettore di repubblica, si sono trovati d’accordo, ospiti di Bianca Berlinguer su Rai 3 (Carta Bianca), nel giudizio di un PD ormai all’angolo per assenza di leader. Non salvano proprio nessuno. I dem sono afoni, nessuno sa cosa dire.

Poi c’è Liberi e Uguali: Pietro Grasso assicura di stare riorganizzandosi e chiede ai dem se hanno capito la lezione dei ballottaggi, quasi che non fosse, lui stesso, Grasso, della partita, e non fosse sceso sul rettangolo di gioco alla vigilia del 4 marzo per dare, questa l’intenzione, una lezione al PD di Renzi che aveva tradito la sinistra. E’ la prova del nuove di una grande confusione, di una distanza sidserale dalla realtà.

“Bisogna cambiare tutto: classe dirigente,progetti, ed è la ragione per cui domani farò uscire un manifesto di questo fronte” repubblicano. dice ai microfoni del Tg1 Carlo Calenda, esponente del Pd.

“Quello che bisogna fare è una grande lista civica nazionale, mobilitando il Paese nel profondo, cosa che il Pd non riesce più a fare perché è impegnato negli ultimi mesi in una diatriba interna che non interessa a nessuno”, aggiunge.  Francesco Rutelli, ospite di Lilli Gruber a ‘Otto e mezzo’ su  La7 ha una sua diagnosi: “Io credo che il centrosinistra abbia  perduto empatia da parte della gente e che sia stato ricambiato. Si  sono smarrite le ragioni fondamentali per il centrosinistra, e serve  fare un’analisi approfondita del perché metà dei voti sia andata via”.  .

L’Assemblea del 7 luglio è questo l’unico  Elemento di certezza del Pd in queste ore. Per il resto, si procede a tentoni  senza che sia stata individuata una soluzione capace di portare in  armonia il partito al Congresso e, quindi, a sciogliere il nodo della  leadership. “Convocherò l’assemblea il 7 luglio e lì decideremo”, ha  annunciato stamattina Matteo Orfini prima di inviare la lettera  formale per dare appuntamento per quel sabato alle 10,30 all’hotel  Ergife.

Ma decidere cosa? L’ultima ‘debacle’ elettorale delle amministrative  ha fatto saltare l’accordo per spostare il Congresso a dopo le europee  del 2019 per arrivarci con Maurizio Martina segretario. A spingere  sull’acceleratore, è stato soprattuto Nicola Zingaretti. “Io credo e  mi auguro che si faccia un Congresso vero, sicuramente prima delle  elezioni europee”, ha detto il governatore del Lazio che oggi ha  incontrato 200 sindaci del Lazio di tutti gli schieramenti che lo  avevano sostenuto. “Sventiamo il rinvio del Congresso, e poi da lì si  decide tutto”, è la parola d’ordine che circola tra i sostenitori del  governatore che punta a proporre per il Nazareno quel modello “aperto”  e “inclusivo” con cui il Pd ha strappato qualche vittoria a Roma e nel  Lazio.

Ma per arrivare al “congresso subito” (formula sul quale hanno  ribadito l’ok Andrea Orlando, che ha anche proposto una intesa per  riscrivere le regole del Congresso e superare le primarie, e Carlo  Calenda) bisogna prima mettere in armonia le varie anime dem. Un  lavoro cui in queste ore, con diversi contatti, sono impegnati alcuni  big a partire da Lorenzo Guerini e dallo stesso Martina. L’obiettivo è  quello di arrivare all’Assemblea con una soluzione condivisa.

“Oggi c’è un reggente. Ho piena fiducia in lui. Nei  momenti giusti farà una proposta”, ha anticipato Zingaretti. La  “proposta” potrebbe essere quella di indicare la data del Congresso e  farla votare dall’Assemblea. Ma proprio la data e poi chi dovrà  portare il Pd alla meta (Martina? La Commissione congresso? Orfini?) è  la discussione di queste ore. “Il Congresso è l’orizzonte, il tema è  con quali tempi”, ha ammesso oggi uno dei big più coinvolti nella  ricerca di una soluzione.

“La strada più lineare sarebbe fare il Congresso subito -ha spiegato  Dario Franceschini-. Ma, se lo si ritiene opportuno, si può anche  spostare il Congresso di qualche mese per celebrarlo nel 2019. Però,  solo dopo aver eletto Martina segretario e dopo aver tenuto una  Assemblea che sia veramente aperta”. Alla soluzione potrebbe  contribuire una indicazione netta da parte dei renziani e dello stesso  Renzi, che oggi ha fatto smentire di avere un progetto televisivo con  Netflix.

“Attualmente abbiamo tre ipotesi -spiegava un senatore renziano ‘doc’  a palazzo Madama-: sfidiamo Zingaretti cercando di mettere insieme una  maggioranza intorno a un nostro candidato; appoggiamo Zingaretti;  proponiamo un candidato di minoranza accettando in sostanza di  diventare una corrente”. Di fronte a questa ultima ipotesi, tra i  ‘pasdaran’ renziani sarebbe circolata anche una ipotesi estrema: far  mancare il numero legale all’Assemblea del 7.

 

 

 

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