Amministrative, day after. Berlusconi: “FI determinante”. Scoma critica Toti

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Avanti tutta, con giudizio ed equilibrio,  sulla strada della coalizione di centrodestra, con la consapevolezza  che Forza Italia è stata determinante in tutte le città in cui  l’alleanza con Lega e Fdi si è imposta. E’ questo lo spirito, e anche  il contenuto, di tante telefonate e contatti che Silvio Berlusconi, da Arcore, ha avuto nel day after dei ballottaggi con gli esponenti di  punta del partito, a cominciare dalle capogruppo di Senato e Camera  Annamaria Bernini e Mariastella Gelmini.

La condizione per il successo è la coesione, sarebbe stato il succo  del messaggio del Cav, intenzionato, come si è visto dal comunicato di commento alle elezioni amministrative, ad avviare un percorso di  rinnovamento del partito, ma sulla base del legittimo orgoglio  identitario. Che non dovrebbe offrire sponde ad analisi pessimistiche, se non a un clima da ‘rompete le righe’, come quelle che si sono lette nei giorni scorsi. Compresa, molto probabilmente, quella del  Governatore della Liguria Giovanni Toti che ha scelto il giorno dei  ballottaggi evocare addirittura un rischio “estinzione”.

Un’uscita che non sarebbe stata affatto gradita, nella tempistica e  nella sostanza, per un personaggio alieno dal pensiero negativo come  l’ex premier. E che per questo avrebbe visto di buon occhio la  contraerea di sbarramento messa in atto da diversi parlamentari  azzurri, a cominciare da Mara Carfagna. E domani nel direttivo del  gruppo della Camera convocato per le 12 e 30 è possibile che si faccia una riflessione a tutto campo.

Ma è soprattutto fra i dirigenti e coordinatori del  centro-sud che spira un ritrovato orgoglio di casacca. “Toti -dice  all’Adnkronos Francesco Scoma, vice coordinatore in Sicilia- dovrebbe  aspettare un attimo. E ricordare che non c’è solo il centro-nord, dove la forza della Lega si fa sentire, ma anche un centro-sud dove invece  la Lega -scandisce- non esiste. E il centrodestra si regge sulla  nostra presenza”.

Scoma fa il caso della Sicilia: “A Catania la Lega  ha preso il 2%, mentre Forza Italia, da sola o con liste civiche  collegate, è al 18%”.  Insomma, i capi del partito da Roma in giù non ci stanno affatto a  considerare segnato il proprio destino. E dalla Sicilia, passando per  la Puglia e la Campania, rintuzzano le suggestioni di un’Opa leghista  su Fi. Detto questo, si fa trasversale e condivisa l’attesa per un  rinnovamento dell’organizzazione interna, giudicata da molti  essenziale, e che era stata prefigurata da Annagrazia Calabria in  un’intervista al ‘Corriere della sera’ il 10 giugno scorso.        L’idea di base che si fa strada sembra essere quella di fare il salto  generazionale, in favore di figure di sintesi, ferma restando  l’imprescindibilità del fondatore. Insomma, quello che viene detto a  mezza bocca è che senza nulla togliere a personalità con validissime  esperienze magari manageriali (Galliani) o politico-parlamentari di  primo piano, è arrivato il momento di voltare pagine e cambiare volti. Un giovane senatore come Marco Siclari non ha escluso una sorta di  auto-convocazione spontanea dei nuovi eletti Fi. Senza rottamare ma  senza ‘ibernare’ figure apicali legate alle passate gestioni.        (Fan/AdnKronos)

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