Ricerca Ipsos, top ten dei marchi che influenzano nostre abitudini

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Ipsos, leader mondiale nel  settore delle ricerche di mercato, ha stilato la nuova classifica 2018 dei ‘The Most Influential Brands’, ovvero le 100 marche in Italia che, secondo l’opinione di oltre 4.000 italiani, sono in grado, in modi e  per motivi differenti, di ‘influenzare’ le nostre vite.        Cinque, secondo Ipsos, sono i fattori chiave che determinano  l’influenza di una marca sulla vita quotidiana dei consumatori: 1)  Engagement (coinvolgimento), 2) Leading Edge (innovazione, capacità di far tendenza), 3) Trustworthy (fiducia, affidabilità), 4) Corporate  Citizenship (impegno e ruolo sociale), 5) Presence (presenza).

Nell’edizione 2018, si è voluto porre  l’accento sulla relazione tra influenza e identità, in che modo un  brand può rafforzare la propria influenza permettendo ai propri  clienti, utenti e consumatori di rappresentare ed esprimere la propria identità. Un tema, quello dell’identità, che sta assumendo un ruolo  sempre più determinante per orientare le scelte di consumo.

Il consumatore contemporaneo, senza più i forti valori di appartenenza tradizionali, trova nelle marche un nuovo elemento d’identificazione  e, in alcuni casi, un vero e proprio facilitatore e alleato nella vita di tutti i giorni. Sono i brand capaci di mettere al centro  l’individuo e di rifletterne i valori, quelli che, più di altri, sono  anche in grado di ispirarne le scelte.

”Il processo d’identificazione tra noi e i  brand influenza le nostre abitudini, i nostri comportamenti e i modi  di fare acquisti nella vita di tutti i giorni”, ha osservato Nicola  Neri, amministratore delegato Ipsos, che ha aggiunto:

”È lo spunto da cui siamo partiti per raccontare il The Most  Influential Brands 2018. Basti pensare che dai dati di un nostro  studio internazionale emerge come il 66% degli intervistati dichiari  di comprare tendenzialmente marchi che riflettono i propri valori;  mentre un 63% afferma di attribuire sempre maggiore importanza alle  marche di cui si fida, soprattutto nel contesto contemporaneo, in cui  siamo costantemente sovraesposti a migliaia di opzioni e input  differenti”, ha aggiunto.

L’importanza fondamentale per l’azienda di saper creare un rapporto  identitario con i consumatori è pienamente confermato dal ranking 2018 dello studio The Most Influential Brands. Se guardiamo la classifica  da questa prospettiva, notiamo che spiccano le realtà che offrono  servizi il più possibile personalizzati e/o personalizzabili e che  danno alle persone ampia libertà di scelta, rispondendo in modo rapido e puntuale ai loro bisogni.

Se si ragiona in termini di servizi e di capacità di soddisfare velocemente le esigenze, ecco che al primo posto della classifica 2018 compare Amazon: l’online retail divenuto parte integrante delle abitudini di acquisto per molti che, per la prima volta, spodesta il primato di Google.

Due le new entry nella Top 10 2018: PayPal al quarto posto e Ikea al
decimo. La società di pagamento digitale, dal non aver mai fatto parte
della classifica, entra con forza nel ranking, segno probabile di quanto la facilitazione dei processi quotidiani sia valore oltremodo determinante dell’influenza delle marche.

Ikea, invece, si attesta come unico brand non  tech e non di servizi che riesce a raggiungere per la prima volta la  Top 10. Il colosso svedese si dimostra ancora una volta maestro nello  storytelling incentrato sulla libertà di scelta che diventa  espressione della propria identità.

Fuori dai dieci, per la prima volta, tutte le aziende del comparto  food che rimangono comunque nei posti alti della classifica generale  grazie al grande valore che in Italia si attribuisce ancora al settore alimentare e la capacità di tali brand, si pensi a Nutella, Parmigiano Reggiano, Ferrero, Barilla, Grana Padano, nell’aver costruito negli  anni un forte legame identitario (e nazionale) con i consumatori. Non  a caso questi brand performano in maniera molto alta sulle dimensioni  del Trustworthy (fiducia e affidabilità) e della Corporate Citizenship (impegno e ruolo sociale).

Il mondo dell’entertainment merita una  riflessione a parte perché emblema di come stia cambiando in maniera  radicale il modo di fruizione da parte dei consumatori. Finita ormai  l’era dei palinsesti fissi, il settore tv e dei nuovi servizi ad esso  collegati è in continua evoluzione, impegnato in maniera quasi  spasmodica nell’offrire un servizio il più possibile personalizzato,  ampio, esclusivo e disponibile in qualsiasi momento. Simbolo di queste rapide trasformazioni e della capacità di rispondere puntale alle  esigenze dell’utente è la scesa in campo di Netflix che, nel giro di  un solo anno, ottiene un avanzamento da record.

Se nella classifica 2017 il famoso portale di streaming era  all’ottantesima posizione, nel 2018 si attesta alla 26ma. Un balzo in  avanti di ben 60 posizioni che non fa altro che sottolineare  ‘l’affaticamento’ delle reti tradizionali a tenere il passo.

Un’altra crescita significativa, sempre restando nel settore del consumo di entertainment, è quella di Spotify, piattaforma streaming musicale che registra un salto in avanti di quasi 30 posizioni rispetto al 2017.

Tra le aziende che operano nel settore moda, spicca Zalando che, per
la prima volta in classifica, entra direttamente al 29° posto. Ancora una volta il consumatore premia un servizio rapido, personalizzabile, con un ampio catalogo di offerta che permette grande libertà di scelta e che dà la possibilità di esprimere il proprio stile.

Ci sono infine i social network che, dopo aver cambiato in maniera così profonda e netta il modo di comunicare,  confrontarsi e informarsi si relazionano in maniera del tutto nuova  alle generazioni più giovani. Se si osserva la classifica The Most  Influential Brands 2018 in base alle fasce di età, emerge in maniera  inequivocabile come i più giovani (la cosiddetta generazione Z, tra i  15 e i 22 anni) seguano decisamente altre logiche. La GenZ è infatti  la prima ad essere cresciuta con i social e la classifica lo  rispecchia.

Tra i giovanismi Whatsapp è al primo posto, Amazon solo al terzo,  dopo Google, Facebook scende al quinto, mentre compare con forza  Instagram, social network non presente nella Top 10 delle altre fasce  di età prese in considerazione. Ed è proprio il social network delle  immagini per eccellenza che registra un notevole salto in avanti  passando dal 33° posto della classifica generale alla sesta posizione  nella classifica della GenZ, confermandosi uno dei i social network  preferiti tra i giovanissimi.

”I risultati evidenziano in maniera inequivocabile – ha commentato  Nicola Neri – come il successo di un brand passi attraverso la sua  capacità di sapersi modellare e adattare a seconda delle specifiche  richieste del consumatore. Cerchiamo brand a cui ispirarci, in cui  identificarci, che sappiano parlare un nostro personale linguaggio  fatto di valori e simboli condivisi. I brand contenitori che  propongono un’ampia libertà di scelta, in cui ognuno può trovare il  suo servizio/prodotto personalizzato, stanno diventando i nuovi punti  di riferimento in ogni nostra azione quotidiana. Le strategie di  marketing e comunicazione vincenti non possono prescindere dal porsi  interrogativi sull’identità di marca e soprattutto su come creare  engagement ed empatia con il target di riferimento”

L’evento The Most Influential Brands 2018,  tenutosi nei giorni scorsi, ha visto la presenza di autorevoli  testimonianze a cui è stato chiesto di riflettere sulla forza e la  potenza del concetto di identità. Con l’obiettivo di osservare  l’argomento a 360 gradi, Ipsos ha raccolto tre punti di vista  differenti e complementari, coinvolgendo tre personalità di spicco che operano in ambiti professionali distinti.

Barbara Cominelli, direttore Marketing & Operations di Microsoft  Italia, ha offerto un’analisi sull’importanza dell’identità dal punto  di vista delle strategie aziendali: ”Siamo orgogliosi di essere anche quest’anno tra i primi 10 brand più influenti nella vita dei  consumatori italiani. Aiutare persone e organizzazioni in tutto il  mondo a fare di più con la tecnologia è la nostra missione: tutti noi  lavoriamo ogni giorno per offrire le opportunità del digitale alle  imprese pubbliche e private, garantendo privacy e sicurezza, elementi  cardine del nostro Dna. Questo risultato conferma che stiamo  procedendo sulla strada giusta: i consumatori italiani percepiscono  Microsoft come un brand vicino alle loro esigenze e affidabile, in  grado di generare dei benefici concreti nella quotidianità”.

Paolo Iabichino, direttore creativo di Ogilvy, ha invece spiegato  quanto il concetto di identità sia parte integrante del processo  creativo: ”Dal punto di vista creativo, lavorare sull’identità  significa andare alla ricerca di racconti che risuonino con la vita  delle persone. Nella scienza della narrazione si parla di incontri  destinici. Accadono quando le nostre idee permettono ai nostri  interlocutori di riconoscersi in maniera profonda e rilevante, e  quando ci riesce il pubblico aderisce alla marca, la sceglie e ci si  connette”.

Infine, Giovanni Boccia Artieri, sociologo,  saggista e professore di Scienze della Comunicazione presso  l’Università degli studi di Urbino ‘Carlo Bo’, si è soffermato  sull’evoluzione del legame tra brand, identità e social network: ”Per la GenZ i social media sono strumenti attraverso cui fanno ‘curation  del sé’, costruendo la propria identità per come vogliono essere  percepiti, producendo e condividendo contenuti online a partire da  auspicati sé possibili”.

“Per questo prediligono piattaforme che gli consentono un maggior  controllo delle proprie relazioni al posto di quelle per una  condivisione broadcast. Esattamente come i brand, cercano online la  vitalità e la reputazione, monitorano le metriche del loro engagement  con i pubblici ma sono attenti a un uso selettivo dei social media per diverse funzioni e diversi pubblici”, ha spiegato.

Artieri, soffermandosi sui comportamenti dei più giovani, ha poi  osservato: ”Gli appartenenti alla GenZ si associano solo a marchi che hanno credenze coerenti con le loro, che dichiarano valori che sono in risonanza con il loro self-branding, con il racconto di sé che fanno,  e che permettono di dargli voce. Altrimenti, per proteggere la propria immagine e identità, saranno pronti a reagire prendendo le distanze e  producendo #epicfail”.        (Tri/Adnkronos)

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