Assemblea Pd: sì alla relazione di Martina, rinviata la discussione sul segretario

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“Balletto stucchevole tra le due forze uscite vincenti dalle elezioni: questo tentativo di comporre un contratto di governo i cui contenuti abbiamo visto da alcune anticipazioni giornalistiche hanno allarmato non solo le istituzioni europee monetarie ma anche i cittadini, ci lasciano un po’ perplessi, quindi l’auspicio è che si possa riconsiderare la proposta nel saggio del presidente Mattarella di un governo di tregua, istituzionale, che accompagni il paese in alcuni passaggi decisivi che avremo da qui a qualche mese anche a livello europeo, sul tema della gestione dei migranti, sulle scelte degli investimenti senza cedere il passo ad una propaganda che purtroppo non si è interrotta il 4 marzo: oggi stiamo a vedere cosa produrrà questa soluzione, ma il Pd sicuramente non potrà che collocarsi all’opposizione ad un eventuale governo di questo tipo e continuare a lavorare per sostenere le ragioni di un progetto di riforma e di tenuta del nostro paese sul quale abbiamo investito in questi anni”.

Questo sostanzialmente il pd-pensiero, espresso in Assemblea.

Come riportato dal Sole24Ore che ha seguito i lavori assembleari, con un voto a maggioranza l’assemblea ha deciso di cambiare l’ordine del giorno e non discutere sulla guida del partito e il congresso, ma rinviare a una successiva riunione. Sono stati 397 i voti a favore della proposta del presidente Matteo Orfini, 221 i contrari e sei gli astenuti. Contro la proposta si sono levate proteste dalla platea, che in precedenza aveva fischiato. La riunione è iniziata con la relazione del segretario reggente Maurizio Martina, passata con 294 voti a favori e 8 astenuti. Tra i presenti anche Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

In un tweet il premier ha scritto: «L’Italia ha di fronte un periodo ricco di incognite. Serve l’opposizione del Pd. Faremo presto un Congresso per rilanciare il centrosinistra di governo. Ora fiducia in Maurizio Martina». Aprendo l’assemblea, Martina ha detto che si commetterebbe un errore se si reagisse alla vittoria di M5s e Lega con soli anatemi. «Ma desta meraviglia – ha aggiunto – che parte dell’establishment ha accarezzato queste forze e ora si scandalizza, e desta stupore che chi ha contrastato la riforma costituzionale ora taccia».

Tra i “no” ci sarebbero anche quelli di alcuni “renziani” e “martiniani”. L’intesa è stata di rinviare la discussione sulla gestione del partito e il congresso, dopo che Matteo Orfini ha ribadito che le dimissioni di Renzi sono “irrevocabili”. A favore del cambio di ordine del giorno hanno votato i “big” del partito: da Renzi e Martina, a Dario Franceschini, Paolo Gentiloni, Piero Fassino, Ettore Rosato, Lorenzo Guerini. I “martiniani” si dicono soddisfatti perché “di fatto si chiude oggi l’era Renzi”. I renziani affermano a loro volta di essere “molto soddisfatti perché alla fine – dice un deputato vicino al segretario – è passata la nostra linea e l’area Martina ha ritirato tutti i suoi documenti.

Il documento prevede che si proceda “all’elezione di un segretario in Assemblea ai sensi dell’articolo 3 comma 2 dello Statuto nazionale del partito” e “di riconvocarsi per procedere all’indizione del congresso anticipato che si dovrà svolgere entro quest’anno”. Mentre dai renziani, sarebbe arrivata la proposta di non votare in Assemblea l’accettazione delle dimissioni di Matteo Renzi e di fatto “congelare” tutto fino a una successiva assemblea che, a luglio, convochi il congresso: una maniera, piuttosto prevedibile, dei dem vicini all’ex premier di tendere la mano per scongiurare la conta in Assemblea e parlare di come fare opposizione al nascente governo M5s-Lega.

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