La SLA, il morbo del pallone. 50 vittime della malattia

0
26


Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

Dal gol sotto la curva  all’immobilità fisica della carrozzina o del letto. E’ quello che  succede “quando il ‘morbo del pallone’ attacca un calciatore”. E’ la  storia Gianluca Signorini, bandiera del Genoa morto all’età di 42  anni, e di Stefano Borgonovo, bomber del Como e della Fiorentina  scomparso nel 2013. Campioni colpiti dalla Sla, la Sclerosi laterale  amiotrofica o morbo di Gehrig. “Secondo gli ultimi studi del professor Chiò della Fondazione Maugeri di Pavia l’incidenza della Sla o del  ‘morbo del pallone’, come la chiamo io, è di 6,5 volte superiore in  questo sport rispetto alla popolazione universale. I calciatori, tra  dilettanti e professionisti, vittime di questa malattia sono almeno  50. Ma ci sono molti ex sportivi che oggi hanno paura ma non posso  fare i nomi”, afferma all’Adnkronos Salute Massimiliano Castellani,  giornalista dell”Avvenire’, che da anni indaga i legami tra calcio e  Sla.

Nel libro scritto da Castellani, ‘Sla. Il male oscuro del pallone’  (edito da Goalbook), vengono citate le ricerche di Nicola Vanacore  epidemiologo dell’Iss. “Se si considera il sommerso dei casi nel  calcio l’incidenza della Sla potrebbe anche più alta, arrivando anche  a 30 volte”, scrive Castellani citando Vanacore. Dopo la morte di  Borgonovo “è calato il silenzio sulla Sla e il legame con il mondo del calcio – racconta – Eppure, il morbo non si è attenuato, continua  purtroppo a colpire, a mietere vittime, anche fra i calciatori”. Da  oltre 15 anni Castellani gira l’Italia intervistando ex giocatori,  familiari e parenti di calciatori deceduti per Sla o per patologie  neurodegenerative, per riannodare i fili di un fenomeno che ha vissuto il suo apice tra gli anni ’70 e la fine degli ’80.- “E’ in quel periodo che si concentrano i casi –  osserva il giornalista, ricordando Giancarlo Galdiolo (ex Fiorentina – classe 1948) – Galdiolo è l’unico calciatore malato della Serie A  ancora in vita, ma come lui lottano quotidianamente contro la Sla ex  colleghi che hanno giocato in campionati minori come Stefano Turchi,  Luca Pulino, Maurizio Vasino e Agatino Russo”. I calciatori – secondo  gli ultimi studi – rappresentano circa l’1% di tutti i malati di Sla  (in Italia sono 5-6 mila). “Un dato che gli epidemiologi considerano  importante”, chiosa Castellani. Anche se uno studio medico  commissionato dalla Figc ha escluso possibili relazioni tra l’attività calcistica e la Sla.        Sulle case del dato epidemiologico ci sono molti punti interrogativi.  “Spesso si parla a sproposito del doping, che tra gli anni ’70 e 80′  era comunque molto diffuso, ma se vediamo i dati non notiamo casi di  Sla tra i ciclisti. E sappiamo bene come il ciclismo sia uno degli  sport dove il doping ha avuto maggior diffusione – osserva Castellani  – Quindi la relazione doping-calcio-Sla è forse da escludere. Mentre  alcune indagini hanno fatto luce sul rischio dei traumi cranici e dei  colpi di testa. Con le tante pesanti infiltrazioni che si facevano ai  calciatori. Ma c’è un unico elemento comune nel rapporto tra Sla e  sportivi, non solo calciatori: l’erba. Tutti praticavano sport su  campi d’erba”.

Ecco che la pista più battuta – è una delle tesi  del libro di Castellani – è quella dei fattori ambientali: l’uso di  pesticidi e di diserbanti sui campi in erba. Del resto, il morbo di  Charcot (altro nome della Sla dallo scienziato francese che la  individuò, Ndr) era conosciuto come la malattia dei contadini. “Ha  colpito negli anni – avverte – anche i giocatori di baseball, di  football americano, di golf, ovvero gli sport giocati sull’erba.  Bisogna ricordare il caso dei cinque calciatori del Como – fra i quali Borgonovo – colpiti da Sla: sembra che sotto il campo siano stato  ritrovati reperti radioattivi”.

Castellani intervista nel suo libro Giuseppe Stipa, medico del reparto di Neurofisioterapia dell’ospedale Santa Maria di Terni, che sta  cercando di trovare delle risposte. “All’inizio per la Sla si era  pensato anche alla concausa derivante dall’uso di antinfiammatori da  parte dei calciatori – racconta Stipa – ma poi si è visto che non  esisteva una dato epidemiologicamente interessante come quello fornito dal terreno di gioco. Tutti gli atleti colpiti dalla malattia hanno  praticato discipline sportive sui campi in erba naturale che sono  soggetti a pesticidi e a particolari erbicidi. Proprio in America ci  sono casi di malati tra i giocatori.

Oggi si parla poco dei calciatori vittime o  malati di Sla. “C’è una scarsissima attenzione – conclude il  giornalista, che ha in programma di organizzare a Ferrara un convegno  con esperti e scienziati – è un mondo che sembra intimorito e ha un  forte senso di colpa per quello che è successo a molti giocatori. Dopo il caso Borgonovo è calato il silenzio, mentre invece servirebbero  tanti finanziamenti per la ricerca sulla Sla. Capire cosa è accaduto e se ci sono state delle responsabilità. Solo pochi sportivi hanno il  coraggio di parlare, ma in molti hanno paura”.

Per rompere il muro di silenzio, scrive Castellani, “ci vorrebbe un  Diego Maradona che invece di continuare a inseguire il tempo e il  denaro perduto, si esponesse per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa malattia”.        (Frm/AdnKronos)

 

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.


LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome:

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.