Quarto polo in Sicilia, ma chi se ne accorge?

0
635


Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

C’è chi lo evoca come il lupo mannaro nelle notti di luna piena, c’è chi lo invoca come l’Arcangelo Gabriele. Per i primi la sua terribilità non lascia scampo; per i secondi l’avvento purificherà l’aria inquinata da mestatori, piccoli e grandi mascalzoni.

Nelle piazze, nelle fabbriche e nei salotti si chiedono se Beppe Grillo mangi i bambini o possa redimere il mondo infettato dai partiti, causa di tutti i mali. E si è allargata la schiera di coloro che pur non stimando il comico, sostengono che potrebbe esercitare una benefica azione di “redenzione” grazie a quel 20-22 per cento del quale viene accreditato.

Comunque sia, di sicuro c’è che il Movimento 5 Stelle si è assunto la rappresentanza dell’insofferenza, della protesta, della sfiducia verso i partiti e le istituzioni (nazionali, europee, internazionali). La crisi economica, la pochezza delle formazioni politiche, il clima da operetta instaurato dal Cav, le misure di austerità, arricchimenti facili e impoverimenti rapidi gli hanno offerto il contesto ideale.

Ma non è solo a rappresentare tutto questo, Ilvo Diamanti, su la Repubblica, avverte la presenza del “quarto polo”, un luogo senza confini politici, ideologici, sociali, economici, in cui confluiscono tutte le rimostranze, le frustrazioni, rivendicazioni, incazzature, legittime e non, del Paese. Non esiste, ma è come se ci fosse. Anzi, c’è, ma è come se non ci fosse perché non ha apparati, sedi, volti riconoscibili.

In Sicilia il “quarto polo” non si è materializzato, le aspirazioni a metterlo in piedi sono riconoscibili, ma siccome a quattro mesi dal rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana, Beppe Grillo non ha varcato lo Stretto, non contano niente.

Nell’Isola ci sono i Forconi, il Movimento per la Gente, Leoluca Orlando, Claudio Fava, Rosario Crocetta, tutti intenzionati a sfilarsi di dosso i partiti che hanno “indossato”, o di cui si sono serviti, per rappresentare la grande rabbia popolare. Dovranno dimostrare, tutti quanti, di non avere a che fare con i partiti, con i governanti, con le malandrinerie del passato. Non sarà un percorso agevole, avranno bisogno del “comico”, del nostro Coluche, quel personaggio che in Francia scalò d’un colpo, da comico appunto e da politico, tutti gradini della popolarità al grido di “fuori i partiti, ci governiamo da soli”. Una sorta di anarchismo “da bere”, facendosi quattro risate per ragioni tremendamente serie.

In queste ore circolano le voci più strane sull’assenza-presenza del quarto polo, e segnatamente di Beppe Grillo. C’è quella, invero fantasiosa, di una rappresentanza concessa a Leoluca Orlando, del quarto polo, attraverso Antonio Di Pietro, antico sodale del comico genovese. Un affidamento, che evitasse al Movimento 5 Stelle, il flop della prima uscita politica dopo il successo delle amministrative: meglio delegare che rischiare, insomma.

Orlando è un grillino per temperamento e per carattere: il mondo comincia e finisce con lui. È uno sputafuoco che sa anche sedersi nei tavoli che contano. Ha attraversato tutte le stagioni della politica in prima fila, entrando e uscendo dai Palazzi con nonchalance – palazzi delle istituzioni e di giustizia – rappresentando il suo mondo e, insieme, l’insofferenza verso il sistema, le burocrazie, i vecchi figuri della politica politicante. Una cosa straordinaria, perché è facile fare il grillino quando si esce dal mondo dello spettacolo, estremamente complicato, dopo avere occupato le poltrone per trentacinque anni.

Anche Raffaele Lombardo potrebbe fare parte del quarto polo per quanto allucinante possa sembrare, perché il suo autonomismo gli consente di sgridare i partiti nazionali, colpevoli delle sventure siciliane. E chi potrebbe impedire a Claudio Fava o a Rosario Crocetta, di affermare senza tema di smentite, che loro non hanno mai traccheggiato con il potere, l’hanno combattuto fin nei covi più esclusivi, le mafie e le consorterie.

Ilvo Diamanti sostiene che il quarto polo potrebbe avere successo perché i primi tre poli non hanno i numeri per governare: il centrodestra con il Pdl al 17 per cento e la Lega al 4-6 per cento (peraltro separati) non arriverebbe al 24 per cento, il centrosinistra separato in casa (Pd da una parte, Idv dall’altro), non supererebbe il 40 per cento, e il Terzo polo è morto e sepolto per volontà di Casini.

Come si traduca tutto questo in chiave siciliana, però, non è chiaro. I partiti siciliani litigano per quattro anni ma con l’avvicinarsi delle urne scoprono le buone ragioni di un armistizio, che chiamano alleanza, sapendo che durerà lo spazio di un mattino.

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.


LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome:

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.