Lombardo giudica chi verrà dopo
E rivela la ragione dei suoi guai

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“Ne avrebbero investiti cinque per guadagnarne 60, forse settanta. Miliardi di euro, naturalmente”. Chi, presidente Lombardo, avrebbe messo insieme questa fortuna?

“Il Consorzio che aveva ricevuto la commessa dalla Regione Siciliana. I quattro termovalorizzatori. Il più grande affare della storia dell’Isola, non gli è andata bene… Poi è arrivato il mio governo e ha rotto le uova nel paniere. Non gli è andata bene. Così si è scatenato il putiferio”.

Nemmeno a lei è andata bene, presidente.

“Non è che mi aspettassi rose e fiori, non sono sorpreso. Qualcosa doveva accadere. Non solo per l’affare termovalorizzatori. Il governo ha fermato un altro business miliardario, l’eolico. Pensate che le pale eoliche sarebbero sopravvissute un solo giorno in aree fortemente inquinate, senza buone relazioni locali?”.

Molti nemici, molto onore, presidente.

“Favole, in Sicilia molti nemici, significa patti inconfessabile, alleanze spurie, strane connivenze….”

Con chi ce l’ha?

“La giustizia fa la sua parte, massimo rispetto. La mia cultura è questa, qualunque cosa accade, distinguo fra il rispetto delle istituzioni, e la giustizia è la più alta delle istituzioni, e gli eventuali errori degli uomini. Certo, non mi sento trattato con  la necessaria serenità, ma il contesto è quello che è, ho subito un massacro mediatico, giorno dopo giorno.  I colpi di coda del sistema erano nel conto”.

L’ultima udienza per l’inchiesta sul voto di scambio, l’ha particolarmente provata. Si aspettava il giudizio e invece è venuta l’aggravante. È un problema, alla vigilia del ritorno alle urne.

“Non pretendo certo di essere trattato con riguardo, ci mancherebbe. Solo che l’esito dell’udienza è apparso sconcertante anche ai miei avvocati. Chiedevamo un giudizio e abbiamo avuto una richiesta, da parte della Procura, dell’unificazione delle due inchieste, voto di scambio e concorso. Più che una partita a scacchi, è stato un gioco dell’oca. Siamo tornati alla prima casella. Per chi sta al vertice di una istituzione è un problema tremendo. I danni sono enormi. Per la Sicilia, per la persona. Se poi si riflette sulle motivazioni…”.

E lei ha riflettuto?

“Certo che l’ho fatto, non riesco a togliermi dalla testa la storia della Safab: l’avrei avvantaggiata per un appalto di trentamila euro, e devastata per l’affare termovalorizzatori, per miliardi di euro. E sono diventato un amico, naturalmente, un colluso della Safab. Per questa ragione ed altre, ci aspettavamo la conclusione positiva dell’inchiesta”.

Questo cambierà i suoi programmi, le dimissioni per esempio?

“No, ho scelto le date dopo essermi consultato con altri. Il 28-29 di luglio le dimissioni, il 28-29 ottobre le urne. Il giorno del mio compleanno, il 29 ottobre”.

L’ha scelto per questa ragione?

“Mi piacerebbe scherzarci sopra, ma non ci riesco. Passo il testimone, voglio dedicarmi per qualche altra settimana al governo, lo farò con lo stesso impegno di sempre e poi comincia la terza fase della mia vita, il 29 ottobre compio 62 anni. Per qualche tempo sono tentato dalla campagna, fece la stessa cosa Silvio Milazzo, ricorda? Ribadisco la mia volontà di dimettermi e di ritirarmi a vita privata. Farò l’agricoltore. I miei nonni erano coltivatori diretti, è un vizio di famiglia”.

Se ne va con l’amaro in bocca?

“Beh, ho vissuto e vivo giornate difficili, ma nessun componente del mio governo, né  il presidente è stato sfiorato da alcun sospetto per le iniziative, i provvedimenti, gli atti assunti. Ho avuto accanto a me, e li ho ancora, tante persone per bene e competenti. Questo governo ha rivoltato come un guanto il sistema, ma questa percezione non è potuta passare. I media hanno raccontato altro. Senza i guai giudiziari saremmo andati avanti e stravinto le elezioni”.

Invece, come andrà?

“Spero che il Movimento autonomista guadagni consensi, auspico che l’Mpa sia ben guidato e raggiunga traguardi lusinghieri. Mi auguro che la Sicilia non finisca nelle mani dei partiti nazionali e che il saccheggio continui”.

Lei, presidente, non si sente ancora del tutto fuori dall’agone politico questo è certo, ma l’exit strategy è già in atto. Forse è nelle condizioni migliori per prevedere ciò che può aspettarsi la Sicilia.

“Non sono di quelli che dicono: dopo di me il diluvio. Vedo buone candidature”.

Faccia qualche nome, per favore.

“Claudio Fava è un giovane intelligente, ma integrato nel suo partito. Rosario Crocetta è una candidatura svincolata dalla logica di appartenenza, per quanto ne so. Anche Gianfranco Micciché sarebbe un buon presidente, ce la può fare, a meno che non decida di tornare nell’alveo berlusconiano”.

C’è la lista civica di Innocenzo Leontini. Quante chances ha?

“Giudico Innocenzo Leontini una persona seria, sarebbe anche lui un buon presidente. Non è stato tenero con il governo, ma aveva le sue ragioni per essere un oppositore duro ed aspro. Avevamo cacciato il Pdl all’opposizione, ha fatto la sua parte”.

Chapeau, insomma. Ma è candidato presidente anche lui, a quanto pare in rotta con il Pdl.

“Su questo non metterei la mano sul fuoco. È rimasto capogruppo parlamentare del Pdl all’Ars, non mi pare che ci sia rottura. La Sicilia ha bisogno di liberarsi delle pastoie dei partiti nazionali ed in questi giorni invece è diventata una cavia per gli esperimenti delle alleanze nazionali”.

Si riferisce all’intesa Pd-Udc, evidentemente.

“Certo, è una intesa romana. Pierferdinando Casini non ha creduto al Terzo Polo, sale sul cavallo vincente”.

Gianpiero D’Alia è il candidato del Pd e dell’Udc, forse non fanno nemmeno le primarie per evitare problemi. Curioso, no? Sarebbe il Pdl a farle, invece.

“Non ci giurerei, dicono di volerle fare, questo sì, ma celebrarle è un’altra cosa. Nutro forti dubbi. Se D’Alia può farcela? Se resta Crocetta candidato, sarà complicato per lui. Crocetta porta dietro una parte dell’elettorato democratico. Ha una storia di sinistra e di innovazione alle spalle, oltre che l’impegno antimafia, non sarà facile batterlo”.

Se s’indebolisce l’alleanza, potrebbero aumentare le chances degli altri. Per esempio Francesco Cascio, sempre che il Pdl lo scelga.

“Di Cascio non posso dire male, anzi ho apprezzato il suo equilibrio e la sua terzietà”.

Presidente, lei  promuove tutti i candidati di altri schieramenti, e al suo Mpa, al Nuovo Polo non pensa?

“Noi abbiamo due buoni, anzi ottimi candidati: Massimo Russo e Fabio Granata. Massimo Russo è il nostro uomo di punta”.

La sua visione delle cose è diventata ecumenica, presidente. Il nemico è scomparso dal suo vocabolario. Aveva cominciato con il rappresentarne l’efferatezza…

“Il nemico è il grumo d’interessi trasversali che dentro e fuori il governo storicamente ha determinato le scelte più importanti. I burattini sono di stanza in Sicilia, i burattinai stanno al di là dello Stretto. Il fatto è che le cose sono cambiate. In peggio. Non c’è politica senza la mediazione, i partiti avevano il compito di rappresentare i bisogni della gente nelle istituzioni. Oggi lo spazio per il dialogo è diventato angusto, molto angusto”.

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1 commento

  1. Penso che questa intervista (si fa per dire) contenga tutti i i motivi per lasciare la Sicilia prima possibile, con tutti gli annessi e connessi.

    Crocetta è stato un ottimo amministratore: ma solo della sua immagine. Lombardo non lo dice e il motivo è che insieme ne hanno fatte di cotte e di crude. Perché Crocetta è il più democristiano dei finti comunisti (e comincio a dubitare perfino della sua omosessualità…)…

  2. a me pare che se c’è un giornale d’area lombardo, in in queste ultime settimane, questo sia il giornale di foresta e non certo questo

  3. mi sembra che Sic. Informazione stia a fare troppa propaganda politica e poca critica , , , e cosi’ i commentatori !!! Tutti sostenitori di una politica strafallimentare che non c’e’ piu’ . . .

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