Start up, la scommessa del prof, D’Agostino ci mette la faccia

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(Roberto D’agostino) Dopo la gestione una società 88% regionale, gestita prima di me da professori ( e che professori ) universitari , e l’esperienza di guida del Distretto Tecnologico – che mette insieme Università Centri di Ricerca pubblici e privati , Imprese di grandi, medie e piccole dimensioni- , ho ritenuto necessario – per completare la mia formazione- fare l’esperienza di guida di una Società “Start up ” accademica, perché solo provando a risolvere i problemi che di giorno in giorno  un imprenditore deve risolvere ( trovare sempre nuove commesse, aprire a nuovi mercati, diversificare e tenere aggiornati la produzione, tenere allineati i pagamenti dei contributi, di quanto dovuto al fisco e all’INPS, garantire il pagamento ogni fine mese ai dipendenti, pagare  i fornitori e le banche e farsi pagare dai creditori, assistere a incredibili pretese di alcuni dipendenti e ad altrettante incredibili posizioni di giudici del lavoro , ecc..) , solo così ti puoi rendere conto di cosa serve ad una azienda e del coraggio che ci vuole a decidere di fare l’imprenditore.
In vicinanza delle elezioni assistiamo a visite di tutti gli aspiranti presidenti ( Micari ad Agrigento, Cancelleri con Di Maio a Catania) nei complessi aziendali più o meno di eccellenza, per auscultare, quasi fossero dei medici, il torace e la pancia degli imprenditori e stringere le mani ai dipendenti per tentare di recuperare il tempo che finora, provenendo da altri rispettabilissimi mestieri , non hanno dedicato a capire i problemi del tessuto produttivo, parte integrante e fondamentale del nostro tessuto economico e il gap culturale che essi riconoscono di avere .
E’ come quando uno studente, in ritardo con gli studi , tenta di recuperare cinque anni in un anno , solo andando negli istituti parificati e facendo gli esami. Questi “studi intensivi” ,purtroppo, non lasciano nulla, ma servono solo per superare l’esame, e poi dimenticare tutto, perché non rimane nulla dentro, perché non è una esperienza sul campo, ne’ tanto meno un apprendistato, o il “training in the job” , che tutti gli istituti di formazione seri raccomandano.
Cari aspiranti presidenti, gli esami di riparazione di settembre, spesso, servono solo a smarcare l’anno passato, ma durante l’anno successivo le deficienze rimangono e sono difficili da colmare. Buona campagna elettorale a tutti,

(Fonte, Facebook)

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