Alfano e Crocetta guidano l’antimafia europea

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Sonia Alfano presidente, Rosario Crocetta, vice. Il debutto della Commissione antimafia europea è stato affidato a due siciliani. L’interesse per l’iniziativa è alto, le aspettative pure. Sonia Alfano ha affermato che si tratta di una “nuova sfida”, realizzare un piano di contrasto efficace al fenomeno diventato una questione internazionale. Abbiamo posto a Rosario Crocetta alcune domande sul ruolo e gli obiettivi della Commissione appena costituita.

Quali motivi hanno indotto il Parlamento europeo a istituire la Commissione Antimafia Europea?

“La Commissione Antimafia Europea nasce per affrontare il tema delle mafie in Europa, in una fase della storia nella quale il metodo di Cosa Nostra sembra essere divenuto il modello criminale globalizzato del terzo millennio”.

Quali sono gli interessi prevalenti delle mafie oggi?

“Le mafie fanno i traffici di armi, di droga, di esseri umani, riciclano i soldi del pizzo ma entrano anche nell’economia legale, aggredendo gli appalti pubblici, i fondi europei con imprese di comodo i cui prestanome sono sine macula”.

Quali obiettivi si è posta la Commissione?

Gli obiettivi che ha la Commissione tengono conto della metamorfosi che ha subito la mafia e la nascita di nuove mafie. Non si dimentichi che fino a 50 anni fa si poteva parlare prevalentemente di una sola mafia, poi in Italia si sono organizzate sul modello di Cosa Nostra nuove mafie e oggi nuove organizzazioni criminali con l’assetto mafioso esistono in tutto il mondo. Basti pensare alla mafia giapponese, cinese, russa, dell’America Latina, a quelle dell’Europa dell’est: mafie tutte potentissime presenti non solo nei loro paesi ma nello scenario internazionale, mafie che collaborano tutte tra di loro. L’obiettivo dichiarato è quello di perfezionare gli strumenti che attualmente l’Unione contro il crimine quali Eurojust, Europol, Olaf, ma anche quello di armonizzare il sistema legislativo dei 27 stati membri, in modo tale di creare un fronte comune contro il crimine organizzato e soprattutto impedire che alcuni paesi, disconoscendo le normative antimafia, finiscano volontariamente o involontariamente, per diventare dei paradisi per le mafie”.

Esistono norme efficaci per combattere la criminalità organizzata?

“In molti Paesi dell’est europeo non esistono norme efficaci né contro la corruzione né contro la criminalità organizzata; Paesi come l’Inghilterra fino a oggi non concedono l’estradizione per gli imputati condannati al 416bis, poiché non riconoscono il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, tanti altri mettono sottili garanzie nei confronti di criminali spregiudicati che non esitano a uccidere e che rappresentano un cancro non solo per la società ma per l’economia”.

Il Regno Unito si è messo di traverso sulla Tobin Tax ed altre norme che “snidano” i capitali provenienti da affari illegali.

“Se gli affari delle mafie in Italia sono stimati in 150 miliardi l’anno, e i fondi provenienti dalla corruzione attorno ai 60 miliardi l’anno, in Europa gli affari delle mafie sono attorno ai 600 miliardi di euro e attorno a 300 miliardi quelli della corruzione, parliamo sempre di dati attuali. A tali risorse sottratte da attività illecite vanno aggiunti gli “affari legali” di provenienza illegale delle mafie in Italia e anche nel mondo”.

Il 30 per cento del capitale britannico viene dalle piazze finanziarie. La resistenza è dettata da interessi “di bottega”?

“L’Italia in questi anni ha elaborato la più grande esperienza antimafia poiché, ahinoi, ha conosciuto un fenomeno mafioso divenuto il modello di tutte le associazioni criminali organizzate del mondo, un modello fatto di attività illegali, corruzione, rapporti con l’economia e il sistema politico deviato. Alcuni studi della Commissione europea e di Europol ed Eurojust, mettono in luce come all’interno dei 27 paesi europei siano diffusi altri fenomeni come il racket delle estorsioni e la stessa corruzione. La questione quindi che noi abbiamo di fronte in Europa non è solo legata al fatto che le mafie si sono trasferite da un Paese all’altro e che hanno aggredito il nord Europa, ma quella dei vincoli pericolosissimi che si sono creati tra le criminalità dei vari paesi”.

Le mafie operano tranquillamente e possiamo dire, in qualche caso, con disattenzione delle istituzioni internazionali.

“Recentemente la polizia italiana ha effettuato insieme a quella belga un arresto a Liegi di un killer mafioso di Niscemi, Gaetano Trainito, che era fuggito dal carcere e che doveva scontare 11 anni. La cosa che mi ha colpito è che si sia impedito ai poliziotti italiani di effettuare la perquisizione a casa della moglie del latitante. Potrei citare anche il caso del mafioso palermitano che deve scontare 3 anni di carcere e che vive tranquillamente a Londra protetto dalle leggi della Gran Bretagna. Così come ho un esempio perfino illuminante: era il 2003 quando la polizia intercettava un imprenditore di Gela vicino alla Stidda con un “imprenditore” lituano, che dopo avere parlato dei sistemi della mia sicurezza, dove abitavo, quanti poliziotti avevo, e che “in qualche modo dovevo sempre tornare a casa” e quando “andare a casa tutti i colpi in testa”, cioè dopo avere parlato del mio possibile assassinio dicevano che il 12 dicembre del 2003 sarebbe avvenuta a Bruxelles una grande riunione dalla cui decisione sarebbero scaturiti grandi interessi per la Sicilia e la Lituania, cioè, per la mafia lituana e siciliana. Sono andato a controllare cos’è avvenuto in quella data a Bruxelles, c’era stata la riunione del Consiglio d’Europa che ha deciso l’ingresso della Lituania in Europa. Come dire che mentre le mafie si sono globalizzate, certe nazioni faticano a comprendere la necessita di fare una lotta comune contro il crimine organizzato”.

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1 commento

  1. E’ incredibile! Come può un “saltabanchi” politico come Crocetta sostenitore del governatore Lombardo investito dalla bufera per i suoi collegamenti con la mafia ,diventare guida dell’antimafia europea? Davvero siamo messi male non solo in Italia ma anche in Europa .

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