Terremoto in AP, la Sicilia fa danni. Fronda di Torrisi, Pagano e Mancuso

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“Sabato 9 settembre, l’onorevole  Angelino Alfano annuncia ufficialmente l’alleanza di Alternativa  popolare col Partito democratico per le elezioni siciliane del 5  novembre. E’ un fatto grave, che cambia radicalmente la natura e la  prospettiva del nostro partito”. Lo scrive Roberto Formigoni su  Sussidiario.net.

“Ap rinuncia ad essere alternativa e si prepara a partecipare alle  elezioni alleata ai socialisti. A questo non possiamo starci, questa  non è più l’Alternativa popolare che abbiamo contribuito a creare”,  sottolinea.

“Le elezioni regionali -prosegue Formigoni- non sono  infatti mai una questione locale, come qualcuno ha tentato di  sostenere, perché le Regioni hanno poteri legislativi che i Comuni e  gli altri Enti non hanno, salvo il Parlamento. Ed è proprio nel fare  le leggi che si esplicano l’identità e le finalità di un partito. Non  sono un fatto locale ma di valenza nazionale, inoltre, perché si  tratta della seconda Regione italiana, che per di più gode dello  Statuto più speciale di tutti che attribuisce alla Sicilia i poteri di un vero Stato”.

“Ed infine sono elezioni che avvengono a pochissimi mesi di distanza  dalle prossime politiche nazionali della primavera 2018 e ne  prefigurano gli schieramenti. Ecco perché non pochi nel nostro partito hanno assistito allibiti al maturarsi di questa decisione, assunta  senza neppure la convocazione di una direzione nazionale né, mi  dicono, di una direzione regionale”.

“La scelta dell’alleanza con il Pd ha già provocato un terremoto nel  partito siciliano: diversi parlamentari nazionali e diversi deputati  regionali hanno lasciato Ap e annunciato pubblicamente il sostegno al  candidato alternativo onorevole Musumeci. E numerosi dissensi sono  stati manifestati in altre zone d’Italia, ivi compresa la Lombardia”.

“Va dato atto all’onorevole Alfano -sottolinea  Formigoni- di aver tentato in una prima fase di costruire un’alleanza  di centro-destra, ma fallito questo tentativo (per responsabilità  diverse che non è possibile affrontare in questo contesto) non si è  percorsa l’unica alternativa compatibile con l’identità di Ap, e cioè  la presentazione di un nostro candidato presidente autonomo sostenuto  da una nostra lista ed eventualmente da altre liste nell’area del  Partito Popolare Europeo”.

“Si è invece fatta la scelta di un’alleanza con il Pd, attraverso un  accordo con quel segretario Renzi che non più tardi due mesi fa aveva  pesantemente insultato Alfano ed escluso Ap dalle trattative per una  nuova legge elettorale, un accordo con uno degli uomini politici meno  affidabili d’Italia. Ripeto: è una scelta che modifica la natura e  l’identità di Ap, azzera il progetto politico che generosamente in  tanti hanno sostenuto in questi anni e sta già portando diversi amici  (quorum ego) ad una ulteriore assunzione di responsabilità ed a una  netta distinzione“.

“Non abbiamo nulla da rimproverarci né da rinnegare di quanto fatto in questi anni: abbiamo collaborato con il Pd al governo del Paese, una  scelta fatta anzitutto da Silvio Berlusconi, una scelta giusta e  inevitabile visto il risultato delle elezioni del 2013. Abbiamo  collaborato, popolari e socialisti, come accaduto in Germania ed in  altri Paesi europei. Ma occorreva fare come in Germania: al momento  delle elezioni ogni partito riacquista la sua autonomia. La Merkel è  candidata in alternativa al socialista Schultz”.

Angelino Alfano è pronto a ufficializzare  l’alleanza con il Pd in Sicilia, confermando l’asse con Matteo Renzi,  soprattutto a livello nazionale, ma il suo partito, Alternativa  popolare, rischia di perdere molti pezzi, anche da novanta. Non solo  in Parlamento (specialmente al Senato, dove i numeri per il governo  Gentiloni restano ballerini), ma pure nell’Assemblea regionale  siciliana (Ars) con annessi e consistenti pacchetti di voti  nell’isola. Particolarmente forte è il malumore dell’ala lombarda.  Roberto Formigoni avverte: ”L’intesa con i Dem è un fatto grave, che  cambia radicalmente la natura e la prospettiva del nostro partito”.

Nelle ultime ore circolano con insistenza le voci di un possibile  strappo. Con l’approdo dei senatori ‘lombardi’ Gabriele Albertini e  Maurizio Sacconi sotto le insegne di ‘Energie per l’Italia’ di Stefano Parisi. Potrebbe passare con Mr Chili pure l’ex governatore Formigoni, mentre Maurizio Lupi, altro esponente di spicco del fronte nordista,  secondo gli ultimi rumors, dovrebbe restare con Alfano. La ‘fronda  ambrosiana’ di Ap, (che può contare pure su sei consiglieri regionali  al Pirellone) non ha mai condiviso la svolta a sinistra del ministro  degli Esteri ed è convinta che con Lega e Fdi sia possibile la  coabitazione, come accaduto in passato, ai tempi del Pdl.

Ed è qui che la partita diventa nazionale con l’ingresso in campo di  Silvio Berlusconi, pronto ad accogliere tutti i centristi, alfaniani  in primis, in cerca di identità (a cominciare da quelli delusi dal Pd  e preoccupati da Grillo). Si tratterebbe, insomma, della cosiddetta  ‘quarta gamba del centrodestra’ o ‘quarto petalo’ del quadrifoglio che dir si voglia. Un nuovo progetto politico di stampo federativo,  fortemente voluto proprio dal Cav per provare a vincere le prossime  politiche, attraverso una coalizione di centrodestra più ampia  possibile, dove viene dato grande spazio anche alla società civile.

Formigoni ed amici fanno le valigie, la Sicilia provoca nuovi cataclismi

Questa operazione, che di fatto  svuoterebbe Ap e punterebbe a riconquistare i voti di tanti ex  pidiellini, compresi i ‘fittiani’ di ‘Direzione Italia’ e alcuni  parlamentari di Ala e Scelta civica (i più attenzionati sarebbero i  ‘zanettiani’), secondo Berlusconi, andrebbe a buon fine solo se  portasse alla formazione di una grande federazione, magari con un suo  simbolo, da affiancare a Forza Italia, Lega e Fdi, alle politiche  2018. Il leader azzurro, infatti, raccontano, non avrebbe alcuna  intenzione di imbarcarsi tutti senza gettare prima le basi di un  progetto federativo, capace di raccogliere tutte le forze di  centrodestra alternative a Pd e M5S.

Tant’è che qualcuno parla di una sorta di start up del Cav, mentre chi vuol affossare questo disegno l’ha ribattezzata la ‘bad company’ di  Forza Italia. Sarebbero disposti a far parte della ‘quarta gamba’  l’Udc di Lorenzo Cesa; i tre parlamentari tosiani di ‘Fare!’, il  gruppo al Senato ‘Federazione della Libertà’, che fa capo a Gaetano  Quagliariello, leader di ‘Idea’; il nuovo movimento ‘liberal popolare’ cui sta lavorando l’ex ministro degli Affari regionali, Enrico Costa  (gira sempre il nome di ‘Italia civica’), che per ora comprenderebbe  il Partito liberale di Stefano De Luca e Cinzia Bonfrisco, i  zanettiani di Scelta Civica verso Cittadini per l’Italia.        Costa ha convocato a Vicoforte Mondovì per sabato 14 ottobre molti  ‘papabili’ della futura federazione con lo sguardo rivolto alle  politiche della primavera 2018. Titolo dell’iniziativa: ‘Verso il  2018: una scelta da liberali’. Interessato al progetto federativo è  ‘Energie per l’Italia’: Parisi ancora non ha sciolto la riserva, ma  dovrebbe essere della partita.

– Il primo passo verso la federazione  centrista potrebbe essere la formalizzazione di una sorta di  coordinamento comune tra Fi e le altre forze politiche interessate.  Che, di fatto, agirebbe d’intesa anche con la Lega Nord. Con questa  operazione, raccontano, Berlusconi potrà tenere aperte tutte le strade (sia quella della grande coalizione con Renzi, quanto quella del  centrodestra con Matteo Salvini).Decisiva, naturalmente, sarà la  prossima legge elettorale.

Quanto al futuro di Ap,il rischio di defezioni, riferiscono fonti  parlamentari azzurre, è alto per Alfano pure nella sua Sicilia:  restano forti i maldipancia dei senatori Salvatore Torrisi, Bruno  Mancuso e Pippo Pagano, senza contare l’insofferenza di alcuni  deputati dell’ Ars.                (Vam/AdnKronos)

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