I rumors del silenzio elettorale, le feste e i candidati con il fiato sospeso

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Il silenzio elettorale è più rumoroso di una banda di marines che intonano le filastrocche di guerra. E’ più falso dei necrologi che incensano chi se n’è andato anche quando meriterebbe la forca. L’attività delle ultime ore è frenetica, e i patti dell’ultima ora sono quelli che fanno la differenza, perché non c’è tempo di metterli in discussione, ma solo di tradirli o rispettarli.

Sono le ultime ore quelle che decidono la sorte della campagna elettorale, perché è proprio in questa vigilia che larga parte degli incerti sceglie la preferenza da dare nell’urna. C’è addirittura chi va a votare senza sapere che fare e decide dopo avere dato uno sguardo attento agli avvisi affissi dietro le sezioni elettorali. E’ vero che si tratta di una minoranza, ma è proprio questa piccola parte dell’elettorato che finisce con il far pendere la bilancia, generalmente.

Le consultazioni elettorali, questo il dato che a nostro avviso emerge, si assomigliano sempre di più. Non è la tipologia del voto a guidare le scelte, ma il clima che s’instaura, gli episodi che precedono le urne, il malessere o il benessere acquisiti. L’appartenenza, la fedeltà, l’ideologia, l’abitudine esercitano certamente il loro ascendente, ma sono elementi affatto decisivi. Quelli che che cambiano casacca – ci riferiamo ai militanti – sono sempre di più, almeno quanto quelli che attribuiscono modesta rilevanza a simboli e bandiere. E’ qui che comincia la volubilità degli eletti, pronti a lasciarsi alle spalle il simbolo di partenza.

Permane lo zoccolo duro, naturalmente: i duri e puri, che stanno sia a destra che a sinistra, e si turano il naso, alla Montanelli, per potere conservare la loro fedeltà alla vecchia bandiera, magari logora o irriconoscibile.

Le amministrative attribuiscono rilevanza alle candidature, i personaggi, ma anche le regionali e le politiche hanno compiuto il giro di boa, acquisendo ormai pienamente l’elemento personale come principale (o quasi) motivo della scelta.

Se una rivoluzione c’è stata, comunque, è quella che ha fatto entrare a vele spiegate la rete nella campagna elettorale. E’ qui che si vince o si perde. Chi la usa meglio parte con un grande vantaggio. Accanto alla Rete, per rilevanza, dobbiamo mandare sul podio gli incontri, le riunioni, le feste, le cene.

Sono stati tanti i candidati che hanno chiuso la fatica elettorale con un invito ad amici, collaboratori e simpatizzanti ad una festa, a base di dolcetti e fervorini elettorali dell’ultima ora. Musica, canti, balli e poche parole per non tediare gli intervenuti.

Sapremo presto come va a finire? Dipende dalla soglia, se non si raggiunge, si va al ballottaggio a Palermo e nei comuni più popolosi. Si vota in 120 comuni in Sicilia, due i capoluoghi, Trapani e Palermo, sei le isole.

Vinca il migliore (si fa per dire…)

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2 Commenti

  1. Elezioni comunali? Con riferimento al proprio diritto/dover, bisogna andare a votare!
    Ma, per i cittadini contribuenti quali parte lesa ed offesa da un sistema politico fallito in modo irreversibile, potrebbe essere una importante occasione per sfiduciare definitivamente tutti i candidati comunque complici del sistema politico in questione.
    Ovviamente per attivare una procedura collettiva mirata alla determinazione e applicazione della SOVRANITA’ POPOLARE a livello comunale, provinciale e regionale.
    Tutto il resto è noia, che fa perdere tempo e denaro a tutti i cittadini elettori!

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