Falcone, si battono il petto anche quelli che lo crocifissero, un po’ di decenza

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(Francesco Palazzo, FB) Le parole stanno a zero. Molti di quelli che oggi si battono il petto, e che appena gli levi il due più due vanno in tilt, a meno che non debbano difendere la propria casacca del momento, crocifissero Falcone da vivo perché aveva accettato di andare a Roma al ministero della giustizia. Dopo la morte fu tutto un fiorire di caro Giovanni di qua e di là, che nemmeno un esercito di sciacalli avrebbe osato tanto.

Ma senza quel coraggio di chi seppe fidarsi dello stato sino alla fine, oggi non avremmo fondamentali presidi contro le mafie come la Direzione Nazionale Antimafia e la Direzione Investigativa Antimafia.

Avevo 26 anni e ricordo benissimo cosa dicevano di Falcone molti antimafiosi ancora oggi tutti chiacchiere e distintivo. Loro e gli accoliti di ieri e di oggi hanno dimenticato. Ma la memoria serve soprattutto a questo.

Ciascuno si presenti con la propria storia e con i propri pensieri, parole e azioni nei luoghi della memoria. Senza sgomitare, se possibile, senza coccarde o liste di proscrizione. A meno che non vogliamo riempire questa giornata di inutile retorica. Picchì cca, come dicono a Stoccolma, nisciuno è fesso.

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