Ghibli Primo, la marineria siciliana ostaggio delle guerre libiche

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Il sequestro in Libia del peschereccio “Ghibli Primo” ha lasciato il segno. Tobruk non è Tripoli, il generale Hassan “gioca” con l’Italia: ogni tanto ha bisogno di far sapere che è lui che comanda ed invia segnali al nostro Paese. L’incidente viene risolto, com’è capitato altre volte, ma la Farnesina deve legittimare come interlocutore Tobruk, che la comunità internazionale, invece, non riconosce. Perciò il rilascio del motopesca “Ghibli Primo, ritornato a fare il suo mestiere dopo avere lasciato il porto cirenaico di Ras al Hilal, oltre che a far tirare un sospiro di sollievo, conferma le preoccupazioni per la libertà di pesca nel Canale di Sicilia, dove c’è ancora aperta la vecchia querelle sulle acque internazionali. Il motopesca italiano, infatti, si trovava a dodici miglia, una distanza che per i libici non rimane fuori dalle acque internazionali. Il comandante del motopesca ha detto ai giornalisti della Rai, che sapeva di stare rischiando, ma anche di essere dalla parte della ragione. Solo che non basta per come stanno le cose.

Il Presidente del Distretto della Pesca e Crescita Blu, Giovanni Tumbiolo, ha infatti detto che gli armatori sono “ soddisfatti per l’epilogo positivo della complicata vicenda del sequestro del m/p “Ghibli Primo”.

“Siamo contenti per gli armatori, che hanno collaborato attivamente, felici per l’equipaggio e le loro famiglie cui le Istituzioni nazionali e regionali non hanno fatto mancare la loro vicinanza. Tuttavia –sottolinea Tumbiolo- sarebbe grave sottovalutare l’episodio e dimenticare che questa è una guerra di cui si parla solo in circostanze come questa. Sarebbe un atto di colpevole irresponsabilità da parte delle Istituzioni regionali, nazionali e comunitarie non mettere rapidamente in atto tutti gli strumenti di cooperazione disponibili e necessari per scrivere, insieme, la parola fine ad una guerra il cui altissimo prezzo è stato sostenuto dalla Comunità marinara siciliana”.

L’appello di Tumbiolo è scritto sulla sabbia, non certo per scelta. Pacificare il canale significa pacificare la Libia, stabilizzarla. Un obiettivo che nemmeno le Nazioni Unite sono riusciti a raggiungere. Per la marineria siciliana la guerra per bande in territorio libico è diventato un problema enorme.

Ci sono soldati e servizi italiani anche in Cirenaica oltre che in Tripolitania, è cosa nota. Si salva il salvabile. I raid dimostrativi non si possono impedire, ma la loro conclusione senza danni si può ottenere. Chiedere altro in questo contesto è davvero audace.

 

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