Alla ricerca della città intelligente, intervista a Maurizio Carta

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(Annalisa Martorana) Una giornata di incontri e di confronti quella che si è tenuta oggi al Noviziato dei Crociferi di Palermo durante lo “Smart City Italia” dove le istituzioni a tutti i livelli, le forze produttive, gli studiosi, i progettisti, le utility, si sono confrontati per parlare della propria città, delle strategie di pianificazione urbanistica che si stanno attuando, delle infrastrutture presenti, delle nuove tecnologie sviluppate negli ultimi anni e come queste hanno interagito con chi ci abita. Palermo traccia un bilancio di quello che è stato fatto, per porre le basi di quello che si dovrà fare, per recuperare la propria resilienza.

Come concepire la Smart City o “città intelligente” ha le idee ben chiare Maurizio Carta Ordinario di Urbanistica del Dipartimento di Architettura e Presidente della Scuola Politecnica dell’Università degli Studi di Palermo che intervistato da Sicilia Informazioni racconta la sua idea di città.

Come vede oggi Palermo?

Negli ultimi vent’anni Palermo ha iniziato la sua metamorfosi arrivando ad utilizzare l’intelligenza collettiva, nuove idee sensibili nei confronti dell’ambiente, del patrimonio culturale, tutto accompagnato da protocolli progettuali, dispositivi urbani.

Oggi abbiamo iniziato a vivere il centro storico a misura della nostra umanità. Dopo lo sfregio fatto negli anni ‘60 con la cementificazione si sta lavorando per restituire alla città e ai suoi cittadini le riserve di resilienza. Lo si è fatto incessantemente con accelerazione e con qualche rallentamento ma si sta intervenendo, scavando, recuperando.

Molto è stato già fatto pensiamo alla riqualificazione della Cala, al recupero di alcuni luoghi sottratti alle auto con la pedonalizzazione; pensiamo ad alcune funzioni della costa assolutamente incompatibili, alla presenza delle giostre al Foro Italico che più di un parco giochi sembrava una fabbrica di tetano. Pensiamo a delle funzioni residuali che non c’entravano nulla, alla presenza di parcheggi ovunque o a dei prospetti di palazzi che non rispettavano gli ingressi naturali come per esempio Palazzo de Seta che solo grazie all’intervento dell’ANCE ha recuperato il suo ingresso dalla parte del mare anziché dal retro”.

Quali spazi fisici e culturali immagina per una Palermo del futuro?

La sfida di noi amanti di chi non si arrende è quella di cercare di capire in che modo si possano riscoprire le riserve di resilienza che non stanno solo in centro città ma anche nelle periferie. In questi anni Palermo ha dimostrato che è in grado di fare riaffiorare il passato  e portare fuori dal centro storico una serie di iniziative e servizi e di attivarli nelle arie periferiche da recuperare. Pensiamo all’agricoltura urbana, le periferie si prestano;  ad esempio Borgo Ulivia  prima era un parco, un sistema agricolo con una grande distesa di ulivi, simula un  piccolo villaggio rurale con i cortili, ora è nel degrado ma non è difficile da recuperare. Palermo è oramai metropoli di città, quindi, bisogna che abbia una dimensione metropolitana, che dialoghi con i Comuni che la circondano per renderli più raggiungibili,  accessibili non solo con il passante ferroviario, si potrebbe pensare ad una metropolitana persino del mare che abbracci ad esempio Cefalù con Punta Raisi. Il mare diventa sistema di unione.

Palermo deve migliorare le condizioni abitative, il mercato immobiliare,  fuori  è tutto più conveniente. Bisogna che si attivino degli strumenti strategici, i piani della costa. Realizzare presidi educativi tramite le scuole, gli spazi aperti e i teatri. Gli elementi tecnologici di informazioni, gli open date o le sperimentazioni fatte con i messaggi di twitter diventano strumento di supporto anche per capire dove stanno le persone e che servizi specifici erogare.

Più di città intelligente parlerei di una “città aumentata”. Luogo dove la popolazione viene educata, aiutata, agevolata, stimolata ad essere produttiva. Noi abbiamo mappato circa 300 luoghi in cui il talento, la creatività e l’innovazione generano impresa e attivano condivisione.

Quale potrebbe essere il ruolo dell’Università per i suoi giovani?

Anche l’Università è un fattore abilitante, catalizzatore dello sviluppo. Oggi l’Università non ha solo un ruolo legato alla didattica. Il campus universitario è un luogo dove trovi parchi, dove potere correre, fare attività culturale, teatrale e spettacoli. L’Università come funzione educativa e per la ricerca deve diventare un servizio complessivo per la città. L’obiettivo è sprigionare ancora di più la capacità dell’Università di intervenire nel mercato del lavoro come un’agenzia che mette insieme istituzioni, imprese e studenti”.

Quindi secondo Maurizio Carta bisogna riattivare la resilienza di ogni città perché senza questa si rimane in status stazionario o come dice lui: “In un eterno presente”. Alcune volte ci sono le istituzioni a lavorare in questa direzione, alcune volte la società attiva, la resilienza bisogna ritrovarla, non basta essere progettisti, bisogna strappare quello che la ricopriva. Platone su “La Repubblica” diceva: “La città è pascolo e nutrice della società”. Luogo dove la società si alimenta.

 

 

 

 

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