Il conflitto sul nome da dare al nascituro. In Sicilia vince Giuseppe, nel nord Sofia

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Una volta, quando non si conosceva il genere del nascituro, maschio o femmina, il problema si poneva dopo il parto. Ora è diverso. Si sa con mesi di anticipo e quindi, sul nome da dare al bimbo che sta per arrivare, c’è più tempo per scegliere il nome. Non è un vantaggio, perché talvolta ci si confronta e talaltra ci si scontra. Ci sono i conservatori ed i progressisti anche su questa materia- I primi vorrebbero che il nuovo arrivato avesse il compito di ricordare il nome del proprio genitore. Quale? Se è una femmina, della mamma; se è un maschio, quello del padre. Ma anche qui, non è tutto liscio. Una volta erano i genitori del papà ad avere diritto di precedenza e solo con il secondo figlio si poteva far passare l’idea che fossero i genitori della mamma a meritare la memoria. Ora, invece, che qualche paso avanti decisivo è stato fatto verso la parità, il problema si pone anche tra i tradizionalisti.

Poi, ci sono i progressisti. Si fanno guidare dai nomi dei personaggi più in vista: mondo dello spettacolo, dell’arte, della scienza, a seconda degli interessi di papà e mamma. Ci sono quelli che scelgono nomi senza capo né coda, giusto per dare un significato alla scelta: culturale, politico. Non è una consuetudine nuova. Nel ventennio fascista si abbandonava anche la tradizione per imporre al figliolo, maschio, il nome di Benito, e alla femmina, quello di Rachele, la moglie legittima del Duce.

Dagli Stati Uniti arrivano nomi esotici, dalla Gran Bretagna nomi impegnativi, dai Paesi scandinavi nomi che suonano bene, da Jessica a William a Erica. Ma anche questa stagione sembra sul punto di tramontare.

Quel che non tramonta mai è la contesa fra mamma e papà sul nomer da dare al nascituro. Talvolta ci si accorda trovando un’intesa con il padrino di battesimo: io acolgo il nome che tu suggerisci, ma spetta a me scegliere il padrino o la madrina.

 

Il vento delle novità, comunque, non ha affatto cancellato i nomi dei santi, che resistono a dispetto del tempo e delle mode, in specie nel Sud. Ed allora ecco Giuseppe, Salvatore, Maria, Carmela, che tuttavia subiranno nel corso del tempo sorprendenti modifiche, poiché vengono declinati in tanti modo. Salvatore può trasformarsi in Totò, Totuccio, Totino, Toti, Turiddu, Tito,Salvino, Salvuccio e così via. E Carmela? Melina, Milena ecc.

Ci sono “nicchie” archologiche che mantengono inalterato il loro fascino, e non si capisce per quale ragione. Un esempio? Crocifisso o Crocifissa, che poi si trasformano in Ciuciuzzo e Cuciuzza, e perfino in un terribile Ciuciù.

Non meravigliatevil In Sicilia Emanuele diventa Mimì, Giuseppe Pepè, Nicola Ninì, Rosario Sasà eccetera.

Da una recente stima nel 2012 sono stati circa 60.000 i nomi dati ai bambini nati in Italia (ma non necessariamente italiani), divisi tra maschi e femmine, ricorda I News.
Per quanto riguarda i nomi da maschietto ci sono alcune regioni che restano ancorate alle proprie tradizioni: in Toscana Lorenzo ancora la fa da padrone, in Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia ancora Alessandro, in Campania Antonio e in Sicilia Giuseppe.

Per trovare Francesco come nome principale dobbiamo andare in Basilicata, Puglia e Calabria. Si impone nel 2011 in 4 Regioni e poi diminuisce negli anni successivi il nome Leonardo facendo pensare ad una moda passeggera.

Per le bambine il panorama è più vario: la tradizione si impone in tre quarti dell’Italia e quindi abbiamo Giulia e Sofia come nomi principali, al Sud invece primeggiano Francesca e Martina mentre lentamente spuntano delle novità, come Giorgia che si impone in Puglia ed Emma in alcune regioni settentrionali.

Di recente sono molto in voga anche nomi legati ai fiori (Dalia, Margherita, Rosa) e i nomi legati ai colori (Viola, Bianca, Azzurra). Un trend rétro rispolvera a volte nomi quali Luisa, Clara, Giulietta e un trend invece emulativo prende spunto dai nomi che i VIP danno ai loro figli, escludendo però quelli troppo particolari.

Contribuiscono alla varietà dei nomi anche i figli degli extracomunitari nati in Italia. Mentre i cinesi preferiscono dei nomi italianissimi, l’opposto accade per i magrebini e gli indiani che continuano a scegliere nomi della propria tradizione.

 

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