Macumba rosanero, la Società che non fa l’impresa. Poi c’è Gazzi, con i sensi di colpa

0
270


Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

(essepì) “Mi dispiace se a fine gara qualcuno possa aver pensato che i miei applausi fossero ironici. Volevo soltanto ringraziare i nostri sostenitori per il supporto e chiedere scusa per una prestazione non positiva. In 15 anni ho sempre applaudito i tifosi anche sotto i fischi per rispetto nei loro confronti“. Cosi’ il difensore del Palermo Alessandro Gazzi sul profilo Facebook della societa’ rosanero risponde a chi lo ha accusato di aver applaudito polemicamente all’uscita dal campo quando e’ stato sostituito a meta’ del secondo tempo del match di domenica al “Barbera”, perso 3-1 contro il Cagliari.

 

Una volta i giocatori di calcio non riuscivano a spiccicare una parola, battuti soltanto dai ciclisti, i meno preparati all’eloquio pubblico. Ma ne è passata di acqua sotto o ponti, ed ora coloro che fanno attività sportiva, con buoni risultati, appaiono generalmente padroni del microfono e sanno cosa dire. Ma c’è chi ha il pelo sullo stomaco e chi invece, come nel caso di Gazzi, sembra uscito da una cupola di vetro.

Il post di Gazzi su FB fa tenerezza. Il giovanotto si è sentito in dovere di spiegare ciò che era fin troppo evidente, che stesse cioè ringraziando il pubblico dopo averlo scoperto in qualche zona degli spalti (mai il Barbera così vuoto come in questa occasione…). Siccome qualche imbecille ha pensato che il suo applauso rivolto agli spalti vuoti fosse un gesto polemico, Gazzi, che si sentiva in colpa per come andavano le cose, ha creduto di correre ai ripari, semmai qualcuno avesse pensato ad un suo atto di arroganza. L’episodio la dice tutta sullo stato d’animo della squadra di Lopez, nonostante la ventata di giovialità portata dall’estroso, e furbissimo, Paul Baccaglini.

Gazzi ed i suoi compagni d’avventura si sentono dei vitelli sacrificali e scendono sul terreno di gioco, fra le mura amiche, con il cuore in subbuglio, spaventati dall’idea di incappare nell’ennesima sconfitta, così quando il Palermo realizza il solito goal di rapina a inzio gara – è una regola – nei minuti che seguono, la paura fa il risultato. Le gambe diventano molli, si smariscono e perdono.

 

Per carità, non è certamente la sola ragione delle sconfitte collezionate al Barbera – un autentico record – ma la testa fa la sua parte eccome, altrimenti non si spiegherebbe questa filiera di rovesci casalinghi.

 

Gazzi è l’icona di questo Palermo, imbambolato e stressato. La disfatta sta per compiersi, retrocessione sacrosanta, ma è stata pianificata, come evento probabile, da chi costruisce la squadra, cioè Zamparini. Ciò che vale si vende per fare cassa, e come viene “si cunta”.

 

Pretendere da questi sopravvissuti la resurrezione è come chiedere ad una volenterosa tartaruga di inseguire un coniglio, acciuffarlo e mangiarselo. Per la tartaruga il tempo ha le sue regole e il coniglio non è commestibile.

Vorremmo suggerire ai tifosi di guardare con rispetto i giovanotti lasciati a Palermo da Maurizio Zamparini e guidati da Diego Lopez, la cui faccia smunta e sofferente (a prescindere…), merita comprensione ed indulgenza.

Ciò che invece appare irritante è la incapacità di monetizzare il bacino di sportivi e tifosi che i rosanero possiedono. Le risorse vengono dalle tv, dal marketing e dagli spettatori. Una società di calcio è un’impresa. Ci sono società di calcio che possono contare su un migliaio di tifosi, come il Chievo, e rimangono a galla, con bilanci decorosi, e a Palermo, capoluogo regionale con più di mezzo milione di abitanti, si piange miseria.

Le partite si vincono sul conto corrente prima che sul campo. Altrimenti ci si trova a consolare Gazzi, spaventato dall’idea che il suo applauso sia malinteso.

 

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.


LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome:

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.