L’età dell’amore non finisce mai, fra 75 a 85 anni il 25 per cento degli anziani ha vita sessuale

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In media il 20-25% degli anziani  tra i 75 e gli 85 anni sostiene di aver avuto almeno un rapporto  sessuale nell’ultimo anno. Una quota di anziani più ampia del previsto conserva una vita sessuale vera e propria. E’ quanto è emerso durante  il 17° Congresso nazionale dell’Associazione italiana psicogeriatria  (Aip) che si è svolto a Firenze. Al centro del dibattito relazioni,  sentimenti e sfera sessuale degli over 65. A ricercare il piacere del  sesso – spiegano gli esperti Aip – sono più gli uomini: per ogni due  donne ci sono 3 uomini pronti a vivere questa esperienza. Per  sessualità non si intende necessariamente un rapporto completo, ma  anche altre forme di erotismo sessuale, spiegano gli esperti in una  nota.

“In un editoriale del New England Journal of Medicine del 2015, John  Bancroft del Kinsey Institute rilevava che nel gruppo di età fra i 75  e gli 85 anni il 38,5% degli uomini e il 16,7% delle donne riferiva di avere avuto un rapporto sessuale con un partner nell’anno in corso –  afferma Leo Nahon, direttore della divisione psichiatrica  dell’Ospedale Niguarda di Milano – tuttavia, in ambito medico e anche  specialistico, l’argomento della sessualità non viene messo tra gli  elementi più rilevanti – aggiunge Nahon – in altri termini né il  medico di base né lo specialista, quando si trovano di fronte un ultra 70enne, indagano sul tema della sessualità, a meno che non sia lo  stesso paziente a sollevare la questione”.

Un problema comune a tanti Paesi, non solo in  Europa – notano gli esperti – in cui si nega la sfera sessuale per  l’anziano; un fenomeno paradossale, per cui vengono trattati come dei  giovani adolescenti, come se la sessualità non li riguardasse e, anzi, talvolta neppure esistesse. Il compito del medico invece è quello di  occuparsi della sessualità tra gli anziani. Anche perché si tratta di  un importante indicatore per valutare la positiva qualità della vita.  “Avere una relazione affettiva che sia più o meno sessualizzata è uno  dei fattori di protezione dell’età anziana – spiega Nahon – ed è  associato alla longevità, oltreché a un indice della qualità della  vita soggettiva più alto. Attività fisica e affettiva sono i due  elementi cardine per determinare la qualità positiva della vita  dell’anziano”.

L’obiettivo – spiegano gli esperti – è dare nuovi valori alla terza e  quarta età e in genere alla età anziana, riscoprire i valori della  vita relazionale, sentimentale e sessuale dell’over 70. A questo  proposito, è necessario attribuire anche una diversa connotazione al  concetto di solitudine: non mero isolamento, ma capacità di autonomia. “Va cessata la demonizzazione della solitudine – osserva ancora Nahon  – Sicuramente si tratta di una condizione penalizzante per chiunque e  per l’anziano in particolare. Tuttavia, siccome per ragioni  demografiche accade facilmente che l’età anziana sia associata alla  solitudine, bisogna ridarle dignità e valore”.

La maturità psichica di una persona – concludono gli esperti – è contraddistinta da una serie  di elementi, tra cui la capacità di stare soli. Un anziano solo è più  fragile di uno con socialità, ma la solitudine può acquisire valore  positivo. Un nucleo familiare e legami affettivi generano situazioni  favorevoli, ma se non ci sono la solitudine può diventare capacità di  reggere in autonomia l’assenza di rapporti sociali diretti.        (Stg/AdnKronos)

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