Vino, record dell’export con 5,6 miliardi di euro, più contenuti i rischi del mercato

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Record dell’export con 5,6 miliardi di euro e mercato interno senza particolari scossoni (+1% le vendite a valore  nella Gdo rispetto all’anno precedente). Sono queste le principali  evidenze del 2016 per il mercato del vino. Ciò non poteva non  riflettersi in maniera positiva anche sulla rischiosità finanziaria  del settore. E’ quanto emerge dall’osservatorio Crif Ratings e Wine  Monitor Nomisma sui tassi di default delle imprese vinicole italiane.

I tassi di default nel settore vinicolo italiano risultano ampiamente  al di sotto della media registrata per l’intera industria alimentare e delle bevande. Ciò è evidente sia con riferimento a incagli e  sofferenze bancarie (meglio noto come tasso Basilea ‘past-due 90’) che per i default pubblici (procedure concorsuali o pregiudizievoli). Nel  2016 i tassi di default Basilea e pubblico del settore Wine si  attestano, nell’ordine, 2,8% e 0,5%, sensibilmente inferiori a quelli  del complessivo comparto del Food & Beverage, rispettivamente 3,6% e  0,7%.

Il livello di rischiosità del comparto continua a ridursi nel 2016  come testimonia il calo dei default Basilea dal 3,9% del 2015 al 2,8%  del 2016, un livello molto più contenuto rispetto agli standard  pre-crisi (2007-2008). Allo stesso tempo i default pubblici si sono  ormai stabilizzati attorno allo 0,5% (2016 e 2015), un livello  sostanzialmente allineato a quanto rilevato prima dei difficili anni  di crisi economica.        (Sec-Arm/AdnKronos)

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