Crocetta segnala che il disubbidiente negli appalti della Gesap era un suo uomo, ma…

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“L’inchiesta Gesap consente  all’aeroporto ‘Falcone Borsellino’ di recuperare credibilità, grazie a un lavoro incisivo effettuato dalla Procura di Palermo e dalle forze  di polizia. Nell’inchiesta è forte il ruolo di denuncia di Giuseppe  Todaro, che io voglio ringraziare a nome di tutti siciliani. È lui che ha trovato il coraggio di denunciare e di collaborare con le forze di  polizia e con la magistratura. Un comportamento sicuramente,  quest’ultimo, non diffuso come dovrebbe essere”. Lo dice il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, all’indomani  dell’operazione della Squadra mobile di Palermo che ha portato  all’arresto dell’ex direttore generale della Gesap (la società che  gestisce lo scalo palermitano), Carmelo Scelta e dell’ex dirigente  della società, Giuseppe Liistro. Per entrambi sono scattati i  domiciliari. Due misure cautelari anche per il docente universitario  Giuseppe Giambanco e per l’imprenditore romano Stefano Flammini.  Nell’inchiesta sono indagate altre 10 persone.

“Quando all’indomani della vicenda Helg – prosegue il governatore -,  decidemmo di commissariare la Camera di Commercio di Palermo, furono  tanti i critici che ci accusarono di voler mettere mano al controllo  dell’aeroporto e della stessa camera. I fatti di oggi ci danno  ragione. È stato il commissario della Camera di Commercio nominato  dalla Regione a scegliere Todaro, dimostrando, per l’ennesima volta,  che le nomine della Regione hanno una sola finalità: fare pulizia”  conclude Crocetta.

Il governatore ha più di una ragione per essere lieto che gli affari della Gesap della gestione Scelta siano stati sgamati,avendo prodotto danni all’aeroporto in Termini di risorse e di servizi non effettuati. Ha pure ragione a sottolineare che le mele marce vanno gettate al macero, come lui predica sin dal primo giorno. Ha infine buoni motivi nel ricordare pubblicamente di avere fatto la sua parte, seppure indirettamente, nelle operazioni di pulizia, visto che a nominare il “disubbidiente” è stato il commissario a sua volta nominato dalla Regione, a conferma che il governo sta dalla parte giusta. Ma è capitato, e non poteva non capitare, senza che vi fosse responsabilità alcuna, che le scelte (stavolta al plurale….), della Regione avessero prodotto qualche guaio. Potremmo indicare più di un episodio, ma rischieremmo di far torto a qualcuno. Il ragionamento vale anche quando le nomine sono sbagliate, insomma. E’ una questione di coerenza. Se questa virtù, la coerenza, dovesse essere frequentata con rigore, qualche dubbio lo farebbe sorgere sulle benemerenze acquisite nei casi in cui, come quello sopra citato, in cima alla lista, a imbroccare il nome giusto,sia stato il governo regionale. In questa circostanza, infatti, chi di dovere dovrebbe sentirsi responsabile delle malversazioni altrui, la qual cosa non è né conveniente, né giusta, fino a prova contraria. .

 

 

 

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