La storia di Ken, pitbull di 4 anni quasi cieco, che non voleva combattere. Raccontata da Beatrice, una bambina gelese di 8 anni

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Io sono Ken, un pitbull di quattro anni. Sono quasi cieco perché riesco a vedere un po’ solo quando è giorno. Questo sono io un anno fa, prima di incontrare la “zia” Giulia e le altre volontarie.

Mi hanno trovato per strada solo, impaurito, ferito, malato ed affamato. Prima di conoscere loro, avevo incontrato solo uomini molto cattivi che mi costringevano a lottare contro altri cani . Ma io mi rifiutavo. Non volevo lottare e allora mi picchiavano forte con un bastone, anche sulla testa, per questo ho una grande cicatrice sulla fronte e sull’occhio, che non mi permettono di vedere bene. La mia vita è cambiata da quando ho incontrato Giulia e le altre volontarie che mi hanno curato, sfamato e coccolato. Io però continuo ad avere paura degli uomini: quando li vedo mi tremano le gambe e il cuore mi batte così forte che non riesco a respirare. Giulia insieme alla sua cuginetta Beatrice, mi portano sempre in spiaggia a giocare e a fare lunghe passeggiate.

Un giorno Beatrice mi lancia la palla. Io la rincorro. Questa finisce in mare. Mi tuffo e all’improvviso sento una vocina chiedere aiuto. Lascio la palla e nuoto sempre più forte per avvicinarmi di più verso la voce, ma non vedo nulla. Il mio istinto, però, mi diceva di non arrendermi. Ad un certo punto sento che qualcosa si aggrappa al mio collare; era un piccolo cucciolo d’uomo che mi afferrava con la sua manina. Allora nuoto, nuoto… nuoto verso la spiaggia. Vado sott’acqua sto per annegare, ma nuoto sempre più forte arrivo stanco e sfinito insieme al cucciolo d’uomo. Vedo tante ombre avvicinarsi: sono gli uomini. Mi vogliono fare del male?

Invece ricevo abbracci, coccole e carezze da tutti.

Anche il cucciolo d’uomo mi abbraccia insieme alla sua mamma e al suo papà. Si chiama Mohamed e come me ha sofferto tanto per colpa di uomini malvagi. Anche lui ha una cicatrice sulla fronte.

Ora Mohamed con la sua mamma e il suo papà sono diventati la mia nuova famiglia. Insieme siamo felici; i brutti ricordi sono spariti, ma le cicatrici no!. Anche se ho una casa tutte le volontarie rimarranno sempre nel mio cuore, perché impegnano tutto il loro tempo libero a ridare una nuova vita a chi pensava di averla perduta.

BEATRICE MARIA MOCA

 

(Beatrice Maria Moca frequenta la quarta classe elementare,  ha partecipato ad un concorso bandito dall’istituto comprensivo Paolo Emiliani Giudici di Gela, aperto ad altre scuole elementari e medie di Gela e Caltanissetta ed ha ricevuto il primo premio destinato agli alunni delle scuole elementari. Il concorso – “La vita in dono” – è stato organizzato in occasione dell’anniversario della morte di due fratellini, uno dei due era una bambina che frequentava la prima media presso la Scuola Giudici, si chiamava Emanuela Bonura, cercò di salvare il fratellino, senza riuscirci. Rimase uccisa insieme al fratellino più piccolo, che le era stato affidato per recarsi al Circo,  da  un autotreno che faceva marcia indietro nel piazzale antistante la scuola.)

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