Un contratto home banking per ogni conto corrente, Sicilia in testa

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Taglio dei costi e aumento della redditività. Le banche italiane alle prese con svalutazioni, richieste di aumenti di capitale e crediti in sofferenza, spingono su queste due direttrici e ricercano soluzioni per produrre profitti anche attraverso il digitale che è visto come la strada maestra per raggiungere l’obiettivo. Anche in questo campo, tuttavia, serve innovazione in quanto il mercato della banca via internet così come la conosciamo oggi è pressoché saturo.

A fronte di 24,6 milioni di famiglie, in Italia sono attivi 25,6 milioni di collegamenti home banking, mediamente più di uno per nucleo familiare. “Per raggiungere il traguardo di maggiori ricavi – afferma Gabriele Urzì Segretario Nazionale Gruppo Unicredit First Cisl – questo canale va abbinato a un’innovazione di prodotti e servizi che poggi sulla consulenza evoluta e sulla professionalità dei bancari. Secondo uno studio della FIRST CISL i numeri della Sicilia sono sorprendenti. Se infatti si considera il numero dei contratti di home banking in relazione ai rapporti bancari, la Sicilia è in prima posizione, con 0,9 contratti internet per ogni conto corrente (praticamente un contratto di home banking per ogni conto corrente). La maggior diffusione dell’home banking fra i correntisti siciliani deriva certamente dalla minor numerosità di rapporti di conto corrente per abitante e certamente ai bassi livelli occupazionali.”

“Unicredit poi è un fronte avanzato della banca via web – continua Urzì – e la diffusione di tale strumento è ormai inevitabile (Unicredit conta in Sicilia 324.000 clienti su internet banking e 172.000 clienti su mobile banking e nel nuovo piano industriale è previsto un forte investimento in tecnologia e digitalizzazione), ma deve accompagnarsi appunto anche ad una innovazione di prodotti e di servizi. Infatti le banche hanno pensato che tagliare il costo del personale innovando esclusivamente i processi, fosse sufficiente per recuperare redditività. Così non è stato e spesso si è persa la fidelizzazione della clientela, sono diminuiti i ricavi, mentre i costi non sono ancora scesi, perché le tecnologie informatiche richiedono alle banche frequenti costosi investimenti e consulenze esterne. Considerato che l’home banking sembra aver già dispiegato il suo massimo potenziale è evidente la necessità di spingere sulla consulenza specialistica (nessuno smartphone puo’ farla) che sfrutti appieno la professionalità dei lavoratori e sugli enormi database, ad oggi ampiamente sottoutilizzati, di cui dispongono le banche”.

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