Conferenza episcopale denuncia i mali della Sicilia: clientele, malavita e…

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“Conosciamo il disagio di molti giovani che vivono in un contesto sociale che non favorisce l’inserimento nel mondo del lavoro e non offre prospettive incoraggianti. Vogliamo dare loro atto che in un momento di diffusa crisi sociale, di fronte alle difficolta’ a trovare soluzioni e alle numerose contraddizioni degli adulti, non si sono arresi e hanno cercato di inventarsi nuove strade, anche quelle che portano fuori dalla propria terra con il rischio reale della desertificazione del la nostra terra e della perdita di risorse umane fresche e di intelligenze”. E’ quanto si legge nel documento finale della sessione primaverile della Conferenza Episcopale Siciliana, che ha visto i vescovi riuniti a Nicosia, in provincia di Enna.

“Siamo convinti – aggiungono i vescovi – che far leva sui giovani sia un atto di lucidita’ politica, al quale non si vorranno e non si dovranno sottrarre le istituzioni centrali e regionali, deputate a creare le condizioni per incrementare l’occupazione al Sud. A tale scopo bisogna sgombrare il campo dalle logiche del clientelismo, dalle lentezze della burocrazia, dalla invadenza della malavita organizzata. Ma e’ necessario soprattutto fare spazio alle nuove frontiere del lavoro, sviluppando modelli organizzativi in linea con l’evoluzione della societa’ e della tecnologia”. “Per questo – sottolineano i vescovi siciliani – rivolgiamo alle istituzioni competenti un caloroso e pressante appello ad intervenire con urgenza e concretezza, mediante politiche appropriate. Oggi piu’ che domani. Perche’ domani forse sara’ troppo tardi. Questo impegno e’ per la societa’ civile un atto di responsabilita’. Per molti anni essa ha organizzato il suo benessere a debito sulle generazioni future, permettendosi un livello di vita al di sopra delle sue possibilita’. E’ immorale mettere in piedi un modello di sviluppo che mortifica la dignita’ umana e trasforma il lavoro in una merce qualsiasi. Occorre avere rispetto per i giovani e dare anche a loro quelle opportunita’ professionali, lavorative e sociali che hanno avuto i loro padri”.

“La nostra Isola – aggiungono i vescovi siciliani – non e’ priva di risorse: il turismo, l’agricoltura, i beni culturali sono solo alcuni capitoli del suo immenso patrimonio. La sua posizione al centro del Mediterraneo puo’ rappresentare un’opportunita’ unica di sviluppo. Ma la risorsa piu’ grande sono i giovani, che, anche se culturalmente preparati e formati, sono costretti spesso a cercare all’estero quello che non trovano in Patria. Per le chiese di Sicilia questo nuovo corso sara’ un atto di coraggio pastorale. Coinvolgere i giovani, professionisti e lavoratori, direttamente nell’azione pastorale delle chiese significa renderla piu’ concreta e funzionale rispetto all’intera comunita’ e al bene comune, che dobbiamo difendere e promuovere dicendo e praticando anche un netto no alle mafie, alle illegalita’, alla corruzione e alla violenza. In piu’, mettere al centro i giovani vorra’ dire immettere nel tessuto comunitario la loro capacita’ di aggregarsi, l’abilita’ di comunicare con semplicita’ e di andare al cuore dei problemi. Ai nostri giovani, assicuriamo che non li perderemo di vista e che li affiancheremo nel loro cammino; e assicuriamo loro di potere contare sempre sulla nostra concreta, vigile, paterna vicinanza, nella realizzazione delle loro legittime aspirazioni”, concludono i vescovi. (ITALPRESS)

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