“L’ORA delle battaglie” di Stefania Pipitone,con prefazione di Franco Nicastro

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“Arrivederci”. La prima pagina dell’8 maggio 1992 con le firme di quanti non volevano che il quotidiano palermitano “L’Ora” chiudesse i battenti è la copertina del saggio “L’ORA delle battaglie” di Stefania Pipitone (Mohicani Edizioni, con prefazione di Franco Nicastro).

Il volume si apre con il tremendo boato che scosse Palermo in una notte di ottobre del 1958: il tritolo aveva colpito la redazione del giornale L’ORA, punito dalla mafia per la sua celebre inchiesta giornalistica condotta dall’avvocato Nino Sorgi (che firmava con lo pseudonimo Castrenze Dadò), da Mario Farinella, da Felice Chilanti, da Marcello Cimino e da altri noti cronisti.

La reazione del giornale, allora diretto da Vittorio Nisticò, fu perentoria. All’indomani dell’attentato il titolo cubitale fu: “La mafia ci minaccia, l’inchiesta continua”, accompagnato dalla foto della tipografia squassata dall’esplosione.  Furono ripubblicate tutte le puntate dell’inchiesta giornalistica. Quel dossier ebbe il merito di scoperchiare non soltanto la mafia militare, ma anche la borghesia mafiosa, l’imprenditoria affarista e le collusioni politiche.

Il prezzo pagato dal quotidiano della sera di Palermo fu enorme: l’attentato del 1958 fu seguito dal finto suicidio del corrispondente di Termini Imerese Cosimo Cristina nel 1960, dalla scomparsa di Mauro De Mauro nel 1970 e dall’uccisione di Spampinato nel 1972. Cristina (“il cronista con il papillon”) pubblicò inchieste sui rapporti tra mafia e potere; De Mauro (esperto caporedattore) sparì mentre stava indagando sull’attentato contro il presidente dell’Eni Mattei e sulle trame eversive culminate in seguito nel Golpe Borghese; Spampinato (corrispondente da Ragusa) indagava sul ruolo dell’estrema destra nella Sicilia Orientale.

A proposito del caso De Mauro, nel volume è citato un dossier esplosivo (e rievocato dai giudici della Corte di Assise di Palermo durante il processo) con rivelazioni scottanti del confidente Benedetto La Cara che, già negli anni Settanta, dichiarò che De Mauro e il procuratore Pietro Scaglione (assassinato il 5 maggio del 1971) furono vittime di un complotto ordito da alcuni esponenti “democristiani, monarchici e missini” in combutta con apparati deviati dello Stato, coinvolti nel Golpe Borghese (che secondo La Cara, Calderone e altri pentiti era stato smascherato proprio da De Mauro e Scaglione).

“Aiutateci” fu il titolo cubitale del giornale L’ORA all’indomani della scomparsa di Mauro De Mauro, un grido di dolore e un accorato appello a chi potesse dare indicazioni utili per ritrovare la storica firma del quotidiano. Appelli caduti nel vuoto e ostacolati dai depistaggi degli organi investigativi.

Il procuratore Pietro Scaglione, invece, fu assassinato il 5 maggio del 1971 vicino al cimitero dei Cappuccini, dove aveva deposto i fiori sulla tomba della moglie. Non si saprà mai chi lo uccise e perchè, ma le sentenze definitive e i pentiti storici come Tommaso Buscetta lo hanno, senza ombra di dubbio, definito “magistrato integerrimo e spietato persecutore della mafia”. 

Il volume di Stefania Pipitone contiene un introvabile editoriale del lontano 18 febbraio del 1962, data dell’insediamento di Scaglione nella caldissima poltrona di Procuratore capo della Repubblica di Palermo, nel cosiddetto Palazzo dei veleni. Nell’articolo di Nisticò, non firmato e quindi riferibile a tutto il giornale, vi era scritto: 

Il comm. dott. Pietro Scaglione, magistrato di cassazione, è stato nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. La notizia è stata accolta con vivo compiacimento e unanime consenso nell’ambiente giudiziario presso il quale l’alto magistrato gode di elevata considerazione. Il comm. Pietro Scaglione ha percorso quasi tutta la sua brillante e rapida carriera presso la Corte di appello di Palermo, dapprima come Pretore e, quindi, come Sostituto procuratore generale. Con tale grado sostenne l’accusa in numerosi e gravi processi intervenendo attivamente anche nella fase istruttoria: va ricordato – a proposito – l’elevato contributo che, in veste di accusatore il commendatore Scaglione dette alla istruzione del processo per l’assassinio di Salvatore Carnevale. Come si ricorderà in questo processo i responsabili furono immediatamente individuati e arrestati e, alcuni mesi or sono, sono stati condannati dalla Corte di assise di S. Maria Capua Vetere alla cui competenza il processo fu rimesso per legittimo sospetto. Promosso Magistrato di Cassazione il dott. Scaglione prestò la sua attività per qualche tempo presso la Corte Suprema in Roma. Rientrato a Palermo ha assunto la Presidenza della prima sezione della Corte di assise di appello, che ora lascia per assumere l’alto incarico al quale è stato chiamato. Al valoroso magistrato che assume la responsabilità di dirigere la Procura della Repubblica di Palermo in un momento di innegabile difficoltà, «L’Ora» invia i più vivi rallegramenti e cordiali auguri di buon lavoro.

Altre rivelazioni presenti in “L’ORA delle battaglie” sono quelle del giornalista Vincenzo Vasile, direttore del quotidiano nei giorni della chiusura, l’8 maggio del 1992, 15 giorni prima della strage di Capaci. Secondo Vasile, L’ORA era l’unico organo di stampa che forniva scoop su temi delicatissimi che poi, ad esempio, sarebbero stati ripresi dai magistrati del processo Trattativa Stato-mafia.

L’autrice del saggio dedica ampio spazio alle pagine culturali (dove si alternavano intellettuali di fama come Sciascia, Consolo, Guttuso), al cambiamento dei costumi e del giornalismo per merito de L’ORA, alle battaglie per l’emancipazione delle donne, ai dibattiti culturali e alla cronaca nera e giudiziaria. Il delitto d’onore fu abolito in Italia e la pillola contraccettiva si diffuse a Palermo anche grazie alla sensibilizzazione giornalistica dello storico quotidiano progressista. E il primo reportage sul tema dell’immigrazione africana in Sicilia fu pubblicato nei primi Settanta proprio da L’Ora, a firma di un giovane Tano Gullo, 40 anni prima dell’ondata di sbarchi sulle coste siciliane.

Secondo Franco Nicastro, già vicedirettore del giornale  L’ORA, si trattava di  “un laboratorio artigianale dove si apprendevano le regole e le tecniche di un giornalismo moderno, schierato, orgoglioso, nemico del conformismo, impertinente, in aperta e continua sfida con il potere. Ma anche capace di modulare l’informazione secondo una formula semplicemente geniale: «Comunicare la notizia, ma anche l’emozione».

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