Christo, Checco, Dylan & co: i personaggi straordinari della cultura 2016 

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Fonte: adnkronos.com
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Dal campione di incassi Checco Zalone alla prima donna che potrebbe intonare ‘Andiamo a comandare’ all’interno delle Mura Leonine, quella Barbara Jatta da poco alla guida dei Musei Vaticani. Nel 2016 della cultura e dello spettacolo spiccano alcuni personaggi straordinari, capaci cioè di distinguersi in due mondi dove certo non mancano i protagonisti.  Primatista d’inizio anno è senza dubbio Checco Zalone
: l’attore pugliese è infatti approdato l’1 gennaio 2016 nelle sale con il suo quarto film, ‘Quo vado?’, diretto da Gennaro Nunziante, ed ha avuto un successo fulminante. La pellicola, un’epopea sul ‘posto fisso’, ha staccato il Biglietto d’Oro dell’Anec per il film con il più alto incasso dell’anno, grazie ai 65,3 milioni euro pagati dai 9,3 milioni di spettatori che sono andati a vederlo.  Un buon inizio d’anno anche perché ha segnato l’avvio di un 2016 fausto per il cinema italiano: secondo i dati Istat il 66,3% della popolazione di 6 anni e oltre ha fruito di almeno uno spettacolo, un intrattenimento o una visita a musei e mostre; tutte le forme di intrattenimento risultano in crescita ma ad aumentare di più sono stati proprio gli spettatori dei cinema, passati dal 49,7% del 2015 al 52,2%.  Un anno straordinario per le imprese apparentemente impossibili: camminare sull’acqua per 3000 metri. Una follia che è diventata realtà nel 2016 grazie a Christo
. Sembra una battuta, ma non lo è. Il nome dell’artista statunitense che ha realizzato questa opera è proprio Christo Yavachev. E’ lui, bulgaro di nascita, ad aver ideato ‘The Floating Piers’, la cosiddetta passerella di Christo sul Lago d’Iseo: 4500 metri, dei quali 3000 sull’acqua e 1500 in percorsi pedonali, con apertura no stop fino alle 22. Ma non ha fatto tutto da solo.  Anche sua moglie, artista statunitense esponente della Land Art come lui, è protagonista di questo progetto mastodontico, ‘The Floating Piers’, inaugurato il 18 giugno del 2016 e rimasto aperto al pubblico fino al 3 luglio. Una installazione di pontili galleggianti ricoperti da un materiale giallo ocra che ha sedotto un’incredibile quantità di persone: in quindici giorni i visitatori hanno superato quota 1 milione. Un’opera gigantesca che ha consentito anche l’assunzione di 500 lavoratori, più gli occupati dell’indotto.  Christo ha voluto, pur nella massima tutela, che ci fosse piena libertà di movimento per chi transitava sulla sua opera. Era possibile, infatti, percorrere le passerelle in ogni direzione. Unici vincoli dettati ai visitatori per ragioni di sicurezza l’obbligo di stare a tre metri dall’estremità laterale della struttura fluttuante, il divieto di tuffarsi e di emettere fischi acuti che potessero destare allarme. Bob Dylan
si è conquistato sicuramente il titolo di artista più impegnato dell’anno, visto che non ha trovato il tempo per ritirare il più prestigioso dei premi: il 13 ottobre l’Accademia svedese gli assegna il Premio Nobel per la Letteratura, per aver “creato una nuova espressione poetica nell’ambito della grande tradizione della musica americana”. L’assegnazione è seguita da qualche polemica quando il cantautore statunitense fa sapere di non potere recarsi in Svezia a dicembre per ritirare il Nobel a causa di precedenti impegni.  Il giorno della cerimonia, l’11 dicembre, Dylan, al secolo Robert Zimmermann, manda una lettera di ringraziamento in cui si dice onorato del premio che riconosce “come le canzoni possono essere letteratura”. Sul palco di Stoccolma sale la sua amica Patti Smith ed intona commossa ‘A hard rain’s a-gonna fall’. Il ‘menestrello del rock’ non si fa vedere e proprio il giorno dopo annuncia che terrà due concerti nella capitale svedese, l’1 e il 2 aprile 2017. L’ennesimo sberleffo agli accademici che lo hanno premiato o, forse, la soluzione per evitare di perdere il premio.  Dylan ha annunciato, sul proprio sito, che terrà i due concerti senza aggiungere nulla in relazione al Nobel per la Letteratura che gli è stato conferito, ma le regole dell’Accademia di Svezia vogliono che i premiati tengano un’allocuzione agli accademici entro sei mesi dall’assegnazione del premio, altrimenti niente riconoscimento e niente 900mila dollari di premio. I due concerti, perfettamente nei tempi, potrebbero essere l’occasione per Dylan di assolvere quest’obbligo.  C’è poi un ‘personaggio’ fuori dall’ordinario che ha segnato l’anno che se ne va: 2700 anni di età, alle spalle un letargo di 1700 anni che le ha garantito un’ottima cera. E’ Pompei che nel 2016 è divenuta una vera e propia star archeologica, capace di sedurre 3 milioni 154mila 280 visitatori (questo fino al 20 dicembre scorso ma le frotte continuano) contro i 2 milioni 978mila 884 del 2015. Un personaggio, che ha il suo canale YouTube e parla ai suoi fan, in inglese e in italiano, su Facebook, Instagram e Twitter. Lo staff dell’ufficio social e comunicazione, nato ad aprile del 2016, si compone di un responsabile, due social media manager assunti ad hoc, un esperto web e un fotografo. E i numeri raggiunti in solo 8 mesi di attività sono molto interessanti. Facebook: 20.000 fan con 500 nuovi like a settimana e una copertura di 200.000 utenti raggiunti e 50.000 interazioni con i post. Instagram: circa 5000 follower. Twitter: 3800 follower.  La vetustà di Pompei e gli ‘acciacchi’ inevitabili non ne hanno fiaccato l’animo: nel corso degli ultimi due anni nel sito sono state portate avanti numerose attività di restauro e messa insicurezza delle strutture archeologiche previsti dal ‘Piano delle opere’, uno dei cinque piani di azione del Grande progetto Pompei. Particolare attenzione si è inoltre data alle varie attività di valorizzazione, connesse ai restauri e alle messe in sicurezza, che hanno consentito l’ampliamento dell’offerta di visita, con l’apertura di 25 Domus restaurate, la realizzazione di numerose mostre che, per la prima volta, dopo anni, sono state organizzate all’interno dell’area archeologica. Dominatore dei social network nel 2016 non è un artista della generazione millennials ma Gianni Morandi
, uno degli artisti che ha venduto il maggior numero di dischi (quelli fisici) nella storia della musica tricolore, nato a Monghidoro nel 1944 e con il primo successo discografico, ‘Andavo a cento all’ora’, datato 1962. La sua pagina Facebook, nata nell’ottobre 2012 (quando Gianni aveva 67 anni) sfiora oggi i 2.500.000 follower, grazie al mix di genuinità e perseveranza con cui l’artista ci si dedica in prima persona quotidianamente.  Da anni ormai, infatti, Morandi ‘posta’ una sua foto di vita quotidiana quasi tutti i giorni, spesso ritratto dall’inseparabile moglie Anna o in sua compagnia. Con la moglie in cucina, con scarpe da jogging e tuta pronto per la corsa mattutina, mentre raccoglie le mele dagli alberi della sua casa di San Lazzaro di Savena.  Post che mediamente ricevono ognuno 30-40.000 like e migliaia di commenti, ai quali Gianni spessissimo risponde di persona. Ma quando, come nelle scorse settimane, Gianni racconta con una foto davanti al camino di essere costretto a casa perché cadendo in giardino si è fratturato tre costole, i like diventano 84.000 in poche ore. Non mancano naturalmente i messaggi di cordoglio per gi artisti scomparsi e qualche commento sull’attualità. In genere molto equilibrati e poco polemici. Eppure proprio per la sua enorme visibilità social, Morandi finisce in una sorta di tempesta sindacal-politica alquanto anacronistica per una foto in cui in realtà augurava ‘buona domenica’ ai fan che però lo ritraeva con la busta della spesa appena uscito da un supermercato.  “Ho accompagnato Anna a fare la spesa”, scriveva Gianni, scatenando una pioggia di critiche tra i 10.000 commenti alla foto (molti dei quali anche a sostegno). Ma a dimostrazione di quanto sia considerato uno dei più importanti ‘influencer’ in circolazione, l’episodio – con Morandi che in un post successivo si scusa con chi si è sentito offeso e promette che non farà più la spesa di domenica – finisce su tutti i giornali e viene commentato per giorni su ogni tipo di media.  Esempio di creatività senza schemi o confini nell’anno 2016 è, invece, Antonio Marras
. Stilista, costumista, artista, Marras nel 2016 ha portato in scena se stesso, la sua creatività a tutto tondo, schizzi, disegni, dipinti tenuti finora segreti, installazioni, calendari, foto, tracce di vita vissuta. La sua antologica dal titolo ‘Nulla dies sine linea’, esposta al Triennale Design Museum di Milano fino al 21 gennaio prossimo, è “un’esperienza totalizzante, un viaggio in un mondo suggestivo e provocatorio, a volte assoluto, a tratti spregiudicato”, come la descrive la curatrice Francesca Alfano Miglietti. In mostra installazioni edite e inedite, oltre a più di cinquecento disegni e dipinti, realizzati nel corso degli anni, che Marras ha rielaborato montandoli su vecchie cornici sulle quali è intervenuto intessendoli con diverse stoffe e appendendoli lungo le pareti della Curva della Triennale. In un allestimento di oltre 1.200 metri quadrati sono esposti anche gli incontri e le relazioni con Maria Lai e Carol Rama in una mostra dove la materia diventa arte come la stessa vita dell’artista. ‘Nulla dies sine linea’ è un titolo fortemente evocativo di un’artista che fa dell’arte la vita stessa in ogni sua forma e commistione: dal cinema alla poesia, dalla storia all’arte visiva. ‘Nulla dies sine linea’ recita una frase di Plinio il Vecchio riferita al pittore Apelle che ‘non lasciava passar giorno senza tratteggiare col pennello qualche linea’. Un’urgenza di tradurre in segno il suo intorno che ha portato Antonio Marras alla Triennale di Milano con il suo bagaglio creativo copioso e ricco. Indiscusso personaggio femminile del 2016 è infine Barbara Jatta
, prima donna ai Musei Vaticani. Nominata direttore da Papa Francesco, Jatta, romana, 54 anni, si è laureata in Lettere presso l’Università ‘Sapienza’ di Roma nel 1986 e l’anno successivo ha conseguito il diploma di archivista presso la Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica. Nel 1991 si è specializzata in Storia dell’Arte presso la Scuola di Specializzazione della ‘Sapienza’ e dal 1994 è docente di Storia delle Arti grafiche presso l’Università di Napoli all’Istituto Suor Orsola Benincasa nell’ambito del corso di laurea in Lettere, indirizzo in Conservazione dei Beni Culturali. Entrata nella Biblioteca Apostolica Vaticana nel 1996, è stata responsabile del Gabinetto delle Stampe fino alla nomina nel 2010 a curatore della Grafica del dipartimento degli Stampati. Nel giugno scorso è stata trasferita dalla Biblioteca Apostolica Vaticana alla direzione dei Musei Vaticani con l’incarico di vicedirettore. “Apriremo a tutte le forme artistiche più moderne, anche a quelle ‘non convenzionali’, in linea con l’idea di arte espressa da Papa Francesco”, ha annunciato Barbara Jatta appena nominata, dando una chiara indicazione del nuovo vento artistico che tirerà a San Pietro.

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