Quel tram che si chiama desiderio, da Elia Kazan a Leoluca Orlando

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Il 2018 è un anno importante per Palermo, capitale italiana della Cultura. E’ una bella cosa, non c’è dubbio ma come tutte le belle cose ha un prezzo: mette in vetrina i difetti e i disservizi della città, in qualche modo li esalta e li pone all’attenzione degli ospiti. Fra i problemi finiti in vetrina merita un posto d’onore il  trasporto pubblico. Affrontarlo non è agevole, non si tratta di migliorare le risorse, umane e non , ma creare il contesto adatto affinché il trasporto pubblico funzioni. In concreto, ciò significa soprattutto occuparsi della circolazione stradale . In una città, in cui l’abuso è la regola, e il rispetto delle norme è un’opzione, la questione diventa centrale: auto in seconda fila, ingorghi, mancanza di parcheggi ecc.

In definitiva, il caos, che si traduce in esasperante lentezza dei percorsi da parte dei mezzi pubblici. Fino a quando non sarà conveniente per l’utente, abbandonare il proprio mezzo motorizzato e salire su un bus, il problema non potrà essere risolto, a meno che il sottosuolo di Palermo non si trasformi, per una sorta di miracolo nella rete inestricabile di treni che hanno reso Londra una città vivibile. L’altra alternativa potrebbe essere muoversi con le due ruote, senza motore, la bicicletta, che nelle grandi capitali europee è diventata un’eccellente mezzo di trasporto privato. Ma anche in questo caso bisognerebbe ricorrere ad un miracolo, non bastano piste ciclabili segnalate sulla carreggiata se saltare su una bicicletta richiede un grande sprezzo del pericolo, trattandosi di un mezzo costretto a sottostare alle volontà dei motori (auto e motocilette).

Il tram è davvero la soluzione dei problemi? No, non lo è nelle condizioni date. Sia dal punto di vista del trasporto pubblico quanto sotto l’aspetto economico. E qui arriviamo al punto, la crisi del tram arriva da lontano, dall’avere immaginato che si potesse affrontare il problema della mobilità urbana solo attraverso il tram. Forse la metropolitana avrebbe avuto maggiore successo, se potesse contare naturalmente su percorsi lunghi ed utili. La frammentazione degli appalti, attraverso i lotti fanno nascere brevi percorsi che si trasformano in Cattedrali nel deserto. Che bisogno ho di prendere il treno se non mi porta nei paraggi del luogo in cui devo arrivare?

Queste nostre perplessità, da profani, le abbiamo rappresentate all’Ingegnere Pippo Trapani, specializzato nel trasporto ferroviario.

Cosa pensa di quello che sta accadendo all’interno della società dell’Amat?

“Preferisco non entrare nel merito di questo argomento in quanto non ne conosco la situazione. Preferisco parlare in generale del servizio pubblico della città”.

E’ un problema tecnico se un servizio pubblico come il tram non funziona nel migliore dei modi?

“No, non è un fatto tecnico. A mio avviso un trasporto pubblico come quello del tram dovrebbe essere tutelato organizzativamente. C’è un problema di gestione dei servizi”.

In che modo dovrebbe avvenire questa tutela organizzativa?

Innanzitutto dovrebbero esserci gli strumenti adeguati, come il biglietto integrato che permetterebbe il cittadino di utilizzare tutti i mezzi pubblici (tram, bus, metro e treno). Un altro strumento utile potrebbe essere quello della tariffazione per zone. Ma c’è molto da lavorare affinché ciò avvenga.

Secondo lei perché una novità come quella del tram fatica a decollare?

“Perché a mio avviso si dovrebbero cambiare le abitudini locali e soprattutto il comportamento del singolo individuo. Una città come la nostra è molto caotica dal punto di vista traffico, questo accade perché il palermitano fa fatica a rispettare le regole e si viene a creare come un circolo vizioso che non permette di fare fare un passo avanti alla città”.  

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